Bomboniere e liste nozze solidali
 

Ricerca all'interno del nostro sito
REGISTRATI a www.caritas.it
Home >
IL PICCOLO STEFAN...

IL PICCOLO STEFAN, IL MONDO ROM, IL SOGNO DI UN'INTEGRAZIONE

Il caso del piccolo Stefan, sottratto da una comunità protetta cui era stato affidato in seguito al suo allontanamento dalla famiglia d'origine da parte del Tribunale dei minori, è solo l'ultimo episodio che ha coinvolto la presenza dei Rom nella nostra Diocesi.
Non possiamo ignorare che, in queste occasioni, è con un certo disagio che ci poniamo di fronte ad un mondo certamente difficile. Il mondo dei Rom, dei Sinti, degli Zingari è un mondo complesso attorno al quale nei secoli si è eretto un muro fatto di pregiudizi, ma prima ancora di non conoscenza. Una non conoscenza che porta a semplificare, a generalizzare e infine a emarginare. A pensarci bene, già la Genesi attraverso il conflitto tra Caino e Abele aveva voluto recensire quello tra popolazioni residenziali e popoli nomadi o semi-nomadi. Gli uomini che abitano le case in muratura hanno sempre avuto qualche disagio nei confronti di quelli delle tende. Chissà, forse la solita paura di chi è diverso, di chi ha altre abitudini, di chi parla un'altra lingua, di chi si veste con altri abiti, … Chissà, forse il fastidio nei confronti di chi non rientra nei nostri schemi e temiamo voglia portarci via qualcosa di nostro, …
Eppure, il mondo degli Zingari ci parla di una trasnazionalità anticipata, di una terra senza confini. Il mondo dei Rom - come il mondo dei beduini del deserto - ci racconta, per certi versi, di un sogno: quello dell'abbattimento delle barriere tra gli stati e tra i popoli.
In realtà è indispensabile, come per ogni altra diversità, investire energie per conoscere meglio il popolo zingaro e cominciare a superare pregiudizi e precomprensioni. Ma superare i pregiudizi, gli stereotipi, non significa cadere in un buonismo ingenuo e adolescenziale. Conoscere significa anche avere il coraggio di dirsi che non tutto ciò che appartiene a una cultura è necessariamente buono. Conoscere significa sapere anche accettare le contraddizioni che anche il popolo Rom porta con sé (ad es. il modo di concepire il ruolo della donna, il modo di rapportarsi ai non-rom, …).
A partire da questo primo passo si potrà coltivare il sogno di un processo di integrazione in cui la minoranza mantiene i propri valori, riuscendo a far suoi anche quelli della cultura che la accoglie, verso la costruzione di un'identità biculturale.
Il rapporto coi Rom diventa così emblematico rispetto ad un mondo dove globalizzazione possa diventare sinonimo di diversità che si parlano. Non crediamo che si possa dare alcuna speranza al di fuori di questa prospettiva. È finito il tempo della "monocultura", del pensiero unico. E' necessario educare i cuccioli di uomo a non avere timore della diversità.
Siamo consapevoli delle difficoltà di un processo di questo tipo, ma siamo altrettanto convinti che il futuro delle nostre società occidentali o passa attraverso questa abilità nel costruire spazi di relazione, modalità di confronto, oppure il destino sarà quello di essere condannati alla paura, in un atteggiamento di difesa da chi, con sempre più facilità, arriverà a turbare gli equilibri di un malinteso senso di identità che non potrà mai ridursi a idolatria di sé, né a meschino provincialismo culturale.

Don Roberto Davanzo

 

Torna all'indice

 

Carta Equa
Il tuo nome
Il tuo indirizzo email
Indirizzo email del destinatario
Breve messaggio

Politica della privacy
Accetto
Non accetto
Ricerca Personale Privacy Indirizzo Contattaci Copyright Disclaimer F.A.Q.