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Spunti di rilfessione

SPUNTI DI RIFLESSIONE IN PREPARAZIONE AL CONVEGNO DIOCESANO DELLE CARITAS DECANALI

Il Sinodo 47° nel capitolo 4° sul ministero della carità affronta nei suoi primi paragrafi le ragioni e le linee fondamentali della carità come unione fraterna, cura del povero, evangelizzazione e opere (cfr. costituzioni sinodali n. 114 e seguenti). E’ una traccia per cogliere il senso, il significato, l’approccio della comunità cristiana nell’azione di discernimento.
E’ proprio nella costituzione n. 114 che si afferma:
“Ogni comunità cristiana:
- ponga particolare attenzione nel promuovere la qualità della vita quotidiana dei rapporti fraterni tra i suoi membri
- promuova multiformi testimonianze di servizio, solidarietà, condivisione con i più deboli
- sostenga e valorizzi tutti coloro che sono impegnati in qualsiasi forma di servizio di carità”.

La carità quindi è anzitutto unione fraterna fra i figli di Dio: il riconoscersi amati da Dio apre al dono nei confronti dei fratelli.
La carità è cura per il povero: chiede attenzione alle forme e alle modalità più significative di servizio, solidarietà e condivisone con i più poveri.
Dopo un attento discernimento, la comunità promuove quelle forme di solidarietà vissute al suo interno e all’esterno, non solo perché rispondono ad esigenze concrete, ma perché diventino segni dell’amore di Gesù per ogni persona, in particolare per il povero.
Si tratta di sostenere scelte già esistenti di solidarietà oppure promuoverne di nuove, là dove se ne riscontra la necessità e l’opportunità.
La comunità è inoltre invitata a sostenere le persone che si impegnano nel servizio, sentendoli parte dell’azione della comunità stessa.
E’ in questo contesto che si colloca il compito della Caritas.

La Caritas e l’impegno sociale e politico
Come ricorda lo Statuto:“La Caritas Ambrosiana è l'organismo pastorale istituito dall'Arcivescovo al fine di promuovere la testimonianza della carità della comunità ecclesiale diocesana e delle comunità minori, specie parrocchiali, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell'uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica. La Caritas ambrosiana è lo strumento ufficiale della diocesi per la promozione e il coordinamento delle iniziative caritative e assistenziali, all'interno delle altre specifiche competenze diocesane”.
Tra i compiti che il Sinodo 47° le assegna, si evidenziano: curare il coordinamento delle iniziative caritative e assistenziali; mantenere rapporti con le istituzioni civili preposte ad attività socio-assistenziali; promuovere studi e ricerche su bisogni e risorse e favorire la formazione degli operatori pastorali della carità; promuovere e sostenere il volontariato, specialmente se di iniziativa cristiana (cfr. cost. sinodale n. 129 § 1 e 2).
Relativamente all’esercizio della carità e al rapporto tra la Chiesa e le iniziative di solidarietà, conviene ricordare quanto affermato nella costituzione n. 125, cui già si accennava:
“L'esercizio della carità da parte della comunità cristiana, che si manifesta pure attraverso iniziative specifiche di solidarietà sociale, si esprime anche in forme organizzate con varia figura giuridica quali: associazioni, fondazioni, cooperative sociali. Talvolta esse sono istituzioni specificamente ecclesiali, altre volte sono realtà di iniziativa di cristiani, singoli o associati. Tali istituzioni, in forza della loro più stretta relazione con la società, nel rispetto delle finalità e delle esigenze proprie a ciascuna di esse, curino un rapporto di interazione e di collaborazione con le istituzioni pubbliche e con le altre realtà civili, con attenzione costante a quello che chiede il bene comune. Procurino inoltre di coltivare le competenze e la preparazione rese necessarie dalle rispettive finalità e dai contesti sociali in cui operano. In particolare, i cristiani impegnati devono vivere questa esperienza come testimonianza della propria fede e carità verso il prossimo, motivando continuamente il senso della loro scelta e i legami con la comunità cristiana.
La comunità cristiana sia attenta a queste forme di solidarietà organizzata, preparando persone competenti, capaci e pronte a sostenere o far nascere tali iniziative; promuova in particolare quelle che traggono la loro origine dalla comunità cristiana e mantengono forti legami con essa. La comunità cristiana eserciti un discernimento sulla dislocazione delle risorse personali, strutturali ed economiche e ne indichi il miglior utilizzo, nel rispetto delle caratteristiche e dell'autonomia delle singole realtà. Per realizzare tale obiettivo proponga momenti di incontro e di comunicazione reciproca tra le varie realtà impegnate nel campo della solidarietà sociale”.
Anche la Caritas, nei suoi livelli, è chiamata ad offrire il suo contributo in attuazione di questi compiti. E’ allora opportuno e necessario individuare le modalità adeguate per promuovere anzitutto una riflessione, offrire momenti di formazione, nonchè sostenere la progettazione di iniziative in ordine ai temi del lavoro, della casa, del rapporto con le istituzioni e la legislazione, del non-profit e del volontariato, delle politiche di cittadinanza, delle politiche sociali.
La tutela delle persone deboli si realizza anche attraverso la costruzione di politiche sociali, di inclusione e di cittadinanza che contribuiscano ad edificare un sistema sociale attento al bene comune, dove i diritti di cittadinanza siano realmente esigibili da tutti.
Tutto ciò non è “altro” rispetto al compito proprio della Caritas di promuovere la testimonianza della carità.
Occuparsi di politiche sociali significa essere presenti là dove ci si occupa della tutela delle persone deboli e si agisce per superare le cause del disagio, affinchè sia riconosciuta la dignità di ciascuno. Il rapporto con le istituzioni è parte integrante di questa dimensione e si realizza a partire dalla tutela dei diritti della persona e della sua famiglia, con attenzione prioritaria a quelli di carattere sociale che per loro stessa natura si intrecciano e si affiancano a quelli sanitari. L'ottica di riferimento è anzitutto quella dei diritti di cittadinanza, costituzionalmente riconosciuti, e quella della valorizzazione della persona, della famiglia, delle formazioni sociali. Tutto ciò vissuto secondo il principio di sussidiarietà orizzontale dove lo Stato riconosce e sostiene l’iniziativa dei corpi intermedi nelle loro azioni finalizzate al bene comune, alla solidarietà, alla corresponsabilità, in un’ottica di politiche sociali di comunity care.
Senza dimenticare che l’obiettivo prioritario e riassuntivo è promuovere una comunità capace di vivere l’unione fraterna e il comandamento dell’amore come dimensioni trasversali che permeano le azioni e il vissuto della comunità stessa.

Le attenzioni da esprimere
Il metodo di lavoro della Caritas ha trovato sintesi in tre azioni: ascoltare, osservare e discernere. A questo metodo dunque bisogna formarsi per poter conoscere il povero, i suoi bisogni, ma anche i suoi diritti, la società e le sue istituzioni e lavorare in funzione della costruzione di una cultura e di una politica che siano sempre garanzia del rispetto della persona, chiunque essa sia.
La centralità della persona, della famiglia e delle formazioni sociali sono dunque il punto di partenza fondamentale. Questa attenzione unica e specialissima alla persona, e in particolare alla persona in condizione di fragilità, chiede anche un investimento in termini di formazione.
Questo significa dunque, per i responsabili Caritas, porsi la questione di come mettersi in ascolto della persona, come riconoscere i suoi bisogni e affiancarla nella ricerca di risposte, come promuovere a sua volta soluzioni, come farsi “megafono” dei suoi diritti presso le istituzioni riconoscendo i luoghi e i modi opportuni, come farsi testimone e promotore di una cultura di carità e giustizia che possa aprire il dialogo nelle comunità ecclesiali così come nella città nel suo complesso: come dunque restituire dignità alle persone che incontra, riportandole al centro dello sviluppo e del dibattito politico e culturale.
Stare dalla parte dei poveri significa anche fare in modo che le istituzioni non arretrino nell’impegno che loro compete, nella consapevolezza che non si può offrire “come dono di carità ciò che è già dovuto a titolo di giustizia” (cfr. n. 8 decreto conciliare “Apostolicam Actuositatem” sull’apostolato dei laici).
Il rischio e il coraggio di vivere il proprio impegno dentro la società fa sì che la testimonianza porti a sperimentare la fatica, talvolta la conflittualità, in alcune occasioni anche un senso di inadeguatezza o di estraneità rispetto ad alcuni “luoghi”. Tuttavia, oggi questa è la sfida dettata dalla stessa scelta preferenziale per gli “ultimi” rispetto alla quale si deve investire, in formazione, sperimentazione ed esperienza. E’ la scelta cristiana di condividere una responsabilità nella costruzione del bene comune, unica garanzia di promozione e tutela dei diritti dei poveri, di ricerca di giustizia, di promozione e crescita di una cultura di solidarietà e fraternità.
Accanto al compito di evangelizzazione tramite la quale testimoniare e aprire spazi di senso, il responsabile Caritas è sollecitato ad esprimere un’attenzione anche nei confronti della politica, intesa come partecipazione alla costruzione della “polis”, della città, all’impegno per la promozione e la difesa dei diritti di tutti.
La scelta di partire dai più fragili, da chi talvolta nemmeno sa di esser titolare di diritti, ci porta a stare su un confine che però non deve essere il limite oltre il quale si è “fuori” ma sempre la soglia d’ingresso oltre la quale si è “dentro” a pieno titolo, affinchè realmente tutti e soprattutto i poveri si sentano in ogni comunità cristiana come a casa loro (cfr. n. 50 Novo Millennio Ineunte).

Di seguito trovate un piccolo glossario che, senza pretesa alcuna di esaustività, riporta anzitutto le idee chiave della dottrina sociale della Chiesa (Principio personalista – Sussidiarietà – Solidarietà – Bene comune) ed altri termini ricorrenti.

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