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Uno sguardo sul cammino formativo

La Caritas è organismo pastorale dentro il cammino della Chiesa. Ogni operatore Caritas deve contribuire a far esprimere nel cammino della comunità cristiana la vicinanza, l'ascolto e la condivisione con i poveri come itinerario privilegiato per vivere il Vangelo e per annunciarlo.
Il compito pedagogico della Caritas richiede un itinerario formativo, doveroso soprattutto per chi ha compiti di responsabilità pastorale. A questo sono finalizzati il sussidio che viene proposto alle caritas parrocchiali e decanali, i corsi proposti a livello diocesano e territoriale e rivolti sia ai membri delle Caritas sia agli operatori dei Centri di Ascolto.
Tra questi "supporti" collochiamo anche l'inserto "Farsi Prossimo" che mensilmente offriamo ai responsabili parrocchiali e decanali della Caritas.
Senza avere la pretesa di voler sintetizzare il percorso formativo di quest'anno, abbiamo cercato di focalizzare l'attenzione su due realtà: la formazione proposta agli operatori dei Centri di Ascolto e l'impegno di formazione delle Caritas parrocchiali e decanali.

La formazione dei Centri di Ascolto
Riguardo ai Centri di Ascolto abbiamo interpellato Alessandra Tufigno, della segreteria dei Centri di Ascolto di Caritas Ambrosiana: questa la sua riflessione.
"Dall'ascolto alla comunicazione" è stato il tema generale attorno a cui si sono sviluppati i cinque incontri del percorso formativo, proposto ai Centri di ascolto della Diocesi, in questo anno pastorale.
Mediamente hanno partecipato a ciascun incontro circa 150 persone provenienti in modo abbastanza uniforme dalle sette zone pastorali della Diocesi.
L'obiettivo generale del corso è stato quello di riflettere sul fatto che il compito del centro di ascolto non si esaurisce nella relazione con le persone ascoltate, ma implica e presuppone una comunicazione con l'esterno finalizzata non solo a cercare possibili soluzioni ai bisogni accolti, ma anche a rendere la comunità più consapevole e responsabile nei confronti delle povertà individuate.
Il corso si è proposto di avviare una discussione rispetto alle motivazioni e alle modalità di comunicazione fra il centro di ascolto e la comunità ecclesiale e civile di cui il centro di ascolto è espressione, sostenendo che chi opera in un centro di ascolto non svolge semplicemente un servizio a nome della comunità, ma attraverso il suo servizio contribuisce a costruire la comunità.
I partecipanti si sono dichiarati soddisfatti degli orientamenti ricevuti, esprimendo apprezzamento per l'organizzazione delle giornate e la chiarezza dei contenuti proposti, ma chiedendo al contempo maggiori indicazioni operative che li aiutino ad accompagnare concretamente le situazioni loro in carico. Stante la numerosità e l'eterogeneità dei partecipanti, di fatto, un supporto di questo tipo non può essere offerto nell'ambito della formazione proposta a livello diocesano.
Tuttavia, è necessario individuare adeguati ambiti per rispondere a questa richiesta di supervisione, di consulenza sui casi, di supporto nella gestione delle dinamiche di gruppo, che emerge, in modo evidente, sia dalle osservazioni fornite dai partecipanti al corso, sia dalle richieste di aiuto che quotidianamente riceviamo da parte dei volontari.
Questa domanda va necessariamente rimandata al territorio e gestita nel contesto operativo del gruppo che condivide la conoscenza del caso o del problema, sapendo che incontri di supervisione/verifica sul territorio vengono, al momento, garantiti dalla segreteria diocesana dei Centri di ascolto, su richiesta delle singole équipe.
Nella programmazione delle proposte diocesane ci sembra che si possa, invece, tenere presente l'esigenza di una formazione di tipo tecnico. In un'ottica di confronto si collocano anche i progetti di coordinamento decanali o zonali che in questo anno pastorale sono stati avviati su alcuni territori.
Da settembre 2003 a maggio 2004 sono stati organizzati, su richiesta del territorio, in collaborazione con le zone, i decanati o le singole parrocchie, 16 percorsi formativi di base rivolti a gruppi che intendono costituire in un centro di ascolto e a persone interessate a un possibile inserimento operativo in un centro di ascolto. Di fatto hanno partecipano ai "corsi base" anche gruppi già costituiti o persone già inserite da tempo nel contesto operativo del centro di ascolto. Per tutti questi volontari la formazione è stata occasione di approfondimento ed aggiornamento, ma soprattutto di una verifica personale e un confronto con l'esperienza degli altri centri di ascolto del proprio territorio. L'obiettivo prioritario della formazione di base è quello di aiutare ciascun partecipante e il gruppo nel suo insieme a valutare le proprie motivazioni e aspettative rispetto al compito che sarà chiamato a svolgere.
Complessivamente possiamo stimare che siano state raggiunte più di seicento persone. Da quest'anno la formazione proposta ai centri di ascolto è entrata a far parte della programmazione delle scuole diocesane per operatori pastorali (Sdop). Questo riconoscimento ci sembra significativo non solo perché qualifica da un punto di vista "didattico" le proposte formative rivolte ai centri di ascolto e le uniforma in una programmazione comune, ma soprattutto perché aiuta a considerare l'operatore del centro di ascolto non semplicemente come un volontario che svolge un servizio a favore delle persone in difficoltà, ma come un operatore pastorale che agisce sulla base di mandato ricevuto della comunità e nei confronti della quale ha il dovere (e il diritto) di una restituzione. In quest'ottica chi opera in un centro di ascolto svolge un compito riconosciutogli e affidatogli dalla comunità, che implica responsabilità e autorevolezza non solo all'interno della comunità parrocchiale, ma anche nei confronti delle realtà esterne con cui è chiamato ad interagire e presso cui rappresenta la comunità parrocchiale. Questo "riconoscimento" rafforza ciò che abbiamo cercato di sviluppare nella proposta formativa diocesana: il legame fra il centro di ascolto e le comunità, il contributo che chi opera al centro di ascolto può offrire attraverso il suo servizio alla costruzione della comunità!

Il sussidio formativo per le Caritas parrocchiali e decanali

Per ciò che riguarda la formazione all'interno della Caritas parrocchiali e decanali, anzitutto va rilevato che si verificano modalità diverse. Sono in molti ad utilizzare il sussidio che Caritas Ambrosiana propone.
Il titolo del sussidio quest'anno era il seguente: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date".
Ad esempio Maria Pia, responsabile decanale del decanato di Varese, ci dice che ogni incontro di Caritas decanale si apriva con uno specifico momento di formazione basato proprio sui contenuti offerti dal sussidio.
Anzi i partecipanti venivano invitati a leggere alcune parti sulle quali, dopo una breve introduzione, ci si confrontava. Senz'altro è stata un'occasione preziosa, un'opportunità per rimotivare il proprio impegno. La stessa esperienza ci viene comunicata da Renato, responsabile decanale del decanato di Somma Lombardo, che ha utilizzato il sussidio a livello parrocchiale. E' sempre utile - sostiene - avere un testo di riferimento: oltretutto ciò permette di poter riprendere le riflessioni e soffermarsi anche a livello personale sui contenuti sempre molto ricchi e stimolanti. In particolare vogliamo però presentare due riflessioni, proprio in ordine al cammino percorso in questo anno: la prima è quella di don Piero Allevi, responsabile del decanato di Appiano Gentile e parroco. Ormai da qualche anno la Caritas dell'unità pastorale di Mozzate (Co), formata dalle parrocchie di S. Alessandro Martire e di S. Maria Solaro, si ritrova ogni primo venerdì del mese per un incontro formativo e organizzativo.
Naturalmente sia per la preghiera iniziale che per la successiva riflessione si utilizza il sussidio proposto dalla Caritas diocesana che viene distribuito all'inizio dell'anno a tutti i partecipanti. Il tema su cui ci siamo soffermati nei mesi scorsi rimandava ad una famosa espressione di Gesù, riportata dal Vangelo secondo Matteo: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (MT 10,8), a cui si aggiungeva il sottotitolo "Scelte di gratuità, percorsi di prossimità". Non sempre è stato facile proporre i contenuti delle schede ai partecipanti all'incontro parrocchiale.
Talvolta le riflessioni ci sono sembrate di spessore molto diverso tra loro: la riflessione di don Eros Monti si differenzia non poco da quella delle prime due schede; d'altra parte la testimonianza di padre Daniele Badiali non è confrontabile con quella di Stefania.
Gli approfondimenti hanno contribuito ad arricchire il confronto e la riflessione comune, sollecitata anche dalle numerose domande riportate al termine della scheda. Spesso questi interrogativi ci hanno messo in crisi e ci hanno lasciato senza risposte, in quanto hanno evidenziato il grande scarto che rimane tra la nostra fragile e incoerente testimonianza di vita e la trasparente e coraggiosa parola evangelica. Non si tratta comunque di rimanere sfiduciati, ma di riprendere da capo il proprio cammino nel "farsi prossimo" di tutti i giorni.
Ci ha piacevolmente sorpreso in particolare la quarta scheda dedicata al tema del volontariato con la persona anziana; un argomento che ci tocca da vicino, non solo perché l'età media dei presenti è abbastanza in là con gli anni, ma soprattutto perché è il campo d'azione nel quale si è più coinvolti in termini personali per quanto riguarda l'azione pastorale delle due parrocchie. Le proposte indicate dal testo hanno suscitato vivaci reazioni e hanno contribuito a curare al meglio gli interventi già in atto per rispondere ai diversi bisogni delle persone anziane, talvolta malate o sole in casa. Pur nella varietà dei testi e dei contenuti il sussidio Caritas si è rivelato strumento prezioso, oltre che condiviso, per aiutarci a superare il bisogno istintivo di pensare alla Caritas come a quel gruppo di persone che si danno da fare in molti modi per risolvere tutti i problemi che si presentano, e dare invece tempo e spazio alla formazione personale, al confronto e al dialogo comunitario, nella riscoperta e nell'approfondimento delle motivazioni evangeliche che stanno alla base del nostro "dare gratuitamente, perché gratuitamente abbiamo ricevuto."
La seconda riflessione è di Simone Lonati, responsabile Caritas della parrocchia SS. Giovanni Battista e Girolamo Emiliani in Magenta. La Caritas della nostra parrocchia negli ultimi due anni ha utilizzato i sussidi formativi proposti da Caritas Ambrosiana.
La nostra Caritas è composta da componenti delle realtà caritative, associate o non, presenti in parrocchia: S. Vincenzo, Gruppo Missionario e Gruppo Insieme, che con i suoi volontari si occupa di organizzare in Oratorio momenti di fraternità e di allegria rivolgendosi a disabili e persone anziane. Provenendo da diversi ambiti di impegno ogni membro della Commissione porta la sua esperienza, che viene condivisa e diventa utile per capire in che modo occorre "essere Caritas", cioè stimolare la comunità parrocchiale al servizio verso le persone in difficoltà. I nostri incontri si aprono con la presentazione della scheda da parte di uno dei componenti della commissione.
In tale presentazione si cerca di collocare l'argomento trattato nel contesto della parrocchia. Dopo l'intervento del Parroco si apre la discussione che in genere si concentra sulle problematicità rilevate nel nostro territorio, sulle risorse presenti anche in città e nel decanato, e sui bisogni che restano senza risposta. Le provocazioni e le chiavi di lettura che vengono dal sussidio sono apprezzate dal nostro gruppo perché ci permettono di cogliere le peculiarità dell' operatore pastorale Caritas, mentre la semplicità del linguaggio utilizzata e la sintesi con cui il sussidio presenta gli argomenti permettono di stimolare la discussione.
Dai nostri incontri sono emersi argomenti che riteniamo meritino approfondimenti come ad esempio :
· l' atteggiamento di gratuità come valore nel servizio;
· la necessità di conoscere i servizi e le risorse del territorio, per attuare l'accompagnamento delle persone in difficoltà ma anche- ed è un compito importante della Caritas perché è servizio all' intera comunità civile- per poter collaborare con le istituzioni nella attivazione di servizi e risposte a favore di chi, svantaggiato per cause economiche o socio-culturali, già oggi è ai margini della nostra società;
· l'utilità di prevedere, per quelle Parrocchie che non hanno le forze per aprire un Centro d'Ascolto, un percorso di formazione sulle relazioni interpersonali di aiuto e sull' ascolto come prima vera risposta alla persona sofferente,con lo stile che viene valorizzato nel progetto di Centro d' Ascolto Caritas.

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