Sostieni i progetti di Caritas Ambrosiana
 

Ricerca all'interno del nostro sito
REGISTRATI a www.caritas.it
Home >
NON CI SONO PEZZI DI SCARTO


Lo scorso mese di aprile abbiamo celebrato i vent’anni di attività del SAM, cioè del Servizio Accoglienza Milanese, organismo nato da Caritas Ambrosiana e dalle Conferenze di San Vincenzo per occuparsi delle persone gravemente emarginate e senza dimora di nazionalità italiana.
Ma la parola celebrare per noi non può mai diventare sinonimo di contemplazione narcisistica: si è trattato di ripercorrere il cammino fatto per recuperare il senso ultimo del nostro impegno, per purificare la fonte cui attingere l’acqua delle motivazioni che sostengono il nostro coinvolgimento nell’area della povertà.
Non voglio soffermarmi sul prezioso lavoro svolto dal SAM in questi venti anni, sulle più di 9000 persone incontrate e accompagnate, sui più di 13000 colloqui sostenuti da operatori e volontarie al fine di aiutare queste persone a riallacciare una trama di relazioni capace di reinserirle in un circuito di diritti …
Preferisco piuttosto offrire qualche spunto di riflessione circa il nostro modo di pensare alla povertà e ai poveri.
Anzitutto per ricordare che non possiamo tollerare una concezione fatalista, rassegnata della povertà. Significherebbe assecondare un’idea secondo la quale la nostra società inevitabilmente produce delle sacche di povertà, dal momento che non tutti riescono a stare al passo dello sviluppo.
I poveri verrebbero visti come la necessaria tassa da pagare ad un processo evolutivo che obbedirebbe ad una presunta legge di selezione naturale: chi ce la fa, corre, chi non riesce a correre rimane indietro, destinato allo scacco e alla marginalizzazione. Al più si tratterebbe di tappare qualche falla riservando ai poveri la parte eccedente, il surplus produttivo, l’abbondanza non consumata della ricca società.
In realtà, se guardiamo ai poveri come a soggetti di diritto e non solo come a portatori di un bisogno riusciamo a pensare la lotta alla povertà come un’operazione strutturale, programmata, lungimirante.
Ed è a questo punto che ci viene in aiuto la visione dell’uomo propria della Bibbia. Mi riferisco al racconto della creazione presente nel libro della Genesi al capitolo 1. Vale la pena di ricordare che tale racconto si sviluppò in un contesto di duro confronto con la filosofia e la religiosità dei popoli mesopotamici presso cui gli israeliti erano dispersi e schiavi. Per quelle popolazioni l’uomo, la natura, il cosmo erano stati generati come materiali di scarto per permettere agli dei in guerra di fare pace. Contro questa visione pessimistica e disperata i saggi di Israele contrapposero quella che noi tutti conosciamo e che propone la lettura della creazione come “cosa buona” e addirittura la creazione dell’uomo nella distinzione tra maschio e femmina come “cosa molto buona”. E’ a questa visione che noi ci riferiamo per contestare in modo radicale ogni lettura della povertà che giustifichi la divisione tra umani eletti e umani “a perdere”.
Ecco perché da vent’anni operiamo in una struttura come il SAM ed ecco perché se non ci fosse la dovremmo inventare. Perché non possiamo rassegnarci all’idea che anche solo uno di noi possa rimanere indietro nella corsa della vita. Perché non possiamo accettare che un solo uomo o una sola donna siano considerati meno che qualcosa di “molto buono” per il quale Dio stesso ha messo in gioco il meglio di sé.
Questa è la radice del nostro impegno. Questa è l’acqua pulita da attingere per irrigare la nostra dedizione. Per altri vent’anni. Almeno.

Don Roberto Davanzo

Torna all'indice

Carta Equa
Il tuo nome
Il tuo indirizzo email
Indirizzo email del destinatario
Breve messaggio

Politica della privacy
Accetto
Non accetto
Ricerca Personale Privacy Indirizzo Contattaci Copyright Disclaimer F.A.Q.