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In questo numero troverete un'attenzione
particolare al tema del carcere, che ci dà soprattutto un'occasione
per ripensare insieme al senso di una giustizia riconciliativa,
di una cultura della pena, di un modo di essere attenti alle vittime
nel risarcimento e ai grossi problemi di natura sociale, ma interpella
anche la nostra comunità cristiana nei suoi percorsi di natura pedagogica
e formativa.
Si tratta di un tema molto delicato perché parlare di carcerati,
del rapporto tra carcere e mondo esterno, vuol dire affrontare uno
dei nervi scoperti della nostra società. Abbiamo riflettuto molto
in questi anni a partire dalle continue sollecitazioni del cardinale
Carlo Maria Martini e della nostra Chiesa.
Nei momenti tipici delle feste liturgiche si è sottolineata sempre
questa grossa attenzione al mondo del carcere: penso, ad esempio,
a tutte le esperienze dei cappellani, con il loro impegno di pastorale,
ed anche alle nostre esperienze che riguardano questo tema, come
ad esempio, da ormai tre anni, l'iniziativa "Giovani e servizio".
La riflessione si snoda in molti aspetti. Anzitutto bisogna dare
una forte attenzione al significato della giustizia riconciliativa,
al tema della pena, attraverso una riflessione di natura biblica
e di natura etica, proprio perché questa riflessione tocca il modo
di rapportarsi nella società al problema del male, della violenza
e delle vittime. C'è bisogno di una cultura impegnata che faccia
intravedere che ogni atteggiamento di aiuto e di attenzione è vissuto
in questa prospettiva.
Ci sono poi delle grandi esperienze di volontariato, all'interno
e all'esterno del carcere, che favoriscono un contatto, l'aiuto
personale, l'inserimento lavorativo: c'è poi bisogno di un'attenzione
forte che la Caritas deve sviluppare sul territorio nei confronti
delle famiglie che hanno qualcuno in carcere. Spesso i detenuti
sono giovani: non bisogna infatti dimenticare che all'interno del
carcere ci sono spesso persone povere che hanno per lo più commesso
reati legati all'emarginazione e al disagio. Per questo bisogna
costruire sul territorio, là dove è possibile un rientro, una grossa
attenzione e sensibilità. Questo tema rientra nelle comunità cristiane
in termini formativi.
Come Caritas stiamo sviluppando molte opere concrete, ad esempio
i progetti per dare una casa a chi ha scontato la pena: spesso la
detenzione rompe i legami con le famiglie e le persone si ritrovano
sole.
E' questa, infatti, la realtà di molti senza dimora. Queste attenzioni
spesso creano allarme nell'opinione pubblica, ma anche nelle nostre
comunità. Bisogna sviluppare un'attenzione intelligente, pedagogica,
estremamente importante anche per la Caritas. Questo numero vuole,
proprio per questi motivi, sollecitare una funzione di coordinamento,
una sensibilità nei nostri servizi. Spesso il tema del carcere si
intreccia con l'immigrazione e con altre connessioni che devono
essere fortemente valutate. Inoltre c'è una domanda forte di spiritualità
per dare senso anche a questi impegni operativi e concreti.
Nel capitolo 25 del Vangelo di Matteo si parla del tema dell'incontro
con il carcere e con i detenuti come una testimonianza della misericordia
di Dio: "Ero carcerato e siete venuti a trovarmi".
Non siamo perdonisti e quindi dobbiamo vivere bene questo tema:
al centro c'è la relazione con le persone. Vi è qui una dimensione
fondamentale dell'essere discepoli del Signore Gesù. Questo numero
sottolinea alcuni impegni concreti, apre spazi e possibilità di
un interesse di natura pastorale, offre spunti di riflessione: l'invito
è quello di leggerlo con attenzione per sforzarci tutti a coordinare
le molteplici attività legate a questo tema, sollecitando l'attenzione
sul territorio, nelle nostre comunità, in ordine alle esperienze
di solidarietà e di condivisione che già si sviluppano sul carcere.
Don Virginio Colmegna
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