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I BISOGNI E
LE POVERTÀ IN DIOCESI DI MILANO NELLE ANALISI DELL'OSSERVATORIO
DELLA CARITAS AMBROSIANA
Da diversi anni la Caritas Ambrosiana ha raccolto l'invito del 47°
Sinodo diocesano a "promuovere la conoscenza dei bisogni e delle
problematiche presenti sul territorio diocesano", attivandosi con
iniziative specifiche al riguardo. A partire da queste esperienze,
alla fine del 1999, ha impostato un progetto pluriennale, finanziato
dalla Fondazione Luigi Moneta, per la costituzione di un "osservatorio
permanente" delle povertà e delle risorse, che rilevasse in modo
regolare, competente e sistematico bisogni e forme di esclusione
sociale, talvolta relegate ad un mondo sommerso e difficile da monitorare.
Il patrimonio di conoscenze e informazioni così raccolto a livello
diocesano è stato presentato e discusso il 2 febbraio scorso nell'ambito
del seminario di studio intitolato "I bisogni e le povertà in diocesi
di Milano nelle analisi dell'Osservatorio della Caritas Ambrosiana",
svoltosi presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
e organizzato dalla Caritas ambrosiana, dalla Fondazione Moneta,
dal Centro Studi e Documentazione sui servizi alla persona "G.M.
Cornaggia Medici" e dal Dipartimento di Sociologia della stessa
Cattolica. Il documento approntato dall'Osservatorio delle povertà
e dei bisogni, e dal Centro Studi di Caritas ambrosiana è stato
discusso dal prof. Giancarlo Rovati, Presidente della Commissione
di Indagine sull'Esclusione Sociale del Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali e dalla dott.ssa Elisabetta Ruspini, membro dell'Osservatorio
sulla Povertà Urbana dell'Università di Milano-Bicocca.
Le caratteristiche più frequenti emerse dai dati dell'Osservatorio
Caritas riguardanti le persone in stato di bisogno che si sono rivolte
ad un campione di centri di ascolto diocesani, nel corso del triennio
2001-2003, sono le seguenti.
Innanzitutto, tracciando un ipotetico identikit, possiamo dire che
la persona in stato di bisogno è: straniera (in parte senza permesso
di soggiorno), donna, giovane, di età compresa tra i 18 e 35 anni,
coniugata, con livello di scolarità medio (medio-alto nel caso degli
stranieri), in cerca di occupazione-disoccupata, priva di reddito
sufficiente a soddisfare le normali esigenze.
Scendendo nei particolari, i dati emersi ci dicono che circa tre
quarti del campione è composto da persone straniere. Le zone geografiche
dalle quali provengono più frequentemente gli immigrati sono l'America
Latina (Ecuador e Perù soprattutto), l'Europa dell'Est e l'Africa
settentrionale (in particolare il Marocco).
Circa due terzi del campione è donna. La proporzione aumenta tra
le persone straniere. La forte presenza di donne che si rivolgono
ai centri di ascolto è dovuta a vari motivi. In certi casi le donne
si rivolgono ai centri collocati nelle grandi città per la ricerca
di un lavoro come colf o badanti, in altri si tratta di donne sole
con figli a carico. In generale, va ricordato che, come dicono tutti
gli studi sull'argomento, è la donna che, al di là del bisogno personale,
si fa carico delle problematiche e delle difficoltà del nucleo familiare:
quindi se c'è qualcuno con un disagio (figlio, marito, genitore,
ecc.) è lei a rivolgersi ai centri per cercare un aiuto e una soluzione.
Il bisogno più diffuso e più frequente emerso dall'indagine riguarda
il lavoro. Tale bisogno è stato manifestato sia dagli italiani che
dagli stranieri, anche se le richieste che pervengono ai centri
di ascolto non sono le stesse: nel caso degli stranieri il lavoro
è spesso collegato all'ottenimento o al mantenimento del permesso
di soggiorno, nonché ovviamente al procurarsi un reddito per il
proprio sostentamento e per mantenere la famiglia rimasta al paese
d'origine.
Diversamente, spesso gli italiani si rivolgono al centro d'ascolto
perché esclusi dal mondo del lavoro in un'età in cui sono troppo
anziani per trovare una nuova occupazione e troppo giovani per aver
diritto alla pensione. Si tratta di persone che, spesso, hanno livelli
di studio poco elevati e curricula professionali bassi o superati.
Com'è ovvio, la mancanza di lavoro solleva una serie di problematiche,
che spesso coinvolgono l'intero nucleo familiare (in particolare
nel caso delle famiglie monoparentali o con un solo membro della
famiglia che percepisce reddito). La mancanza di lavoro significa
l'assenza di un reddito per sostenere le spese ordinarie e straordinarie
che vanno dal pagamento delle utenze domestiche a quello dei mutui
contratti per l'abitazione, alle spese sanitarie, alla possibilità,
per gli stranieri, di inviare buona parte del guadagno al paese
d'origine (le cosiddette rimesse).
Un altro importante bisogno portato ai centri d'ascolto è costituito
dalla mancanza o inadeguatezza dell'abitazione, problema che è più
frequente tra gli italiani.
Per quanto riguarda gli italiani il problema deriva da una situazione
caratterizzata da una parte da una spesa pubblica per le politiche
abitative che si è rivelata insufficiente e dall'altra da un'offerta
molto limitata, rispetto alla media europea, circa la possibilità
della casa popolare.
Per gli stranieri, paradossalmente, il problema sorge solo in un
secondo momento, quando diventano regolari. Una prima spiegazione
del fenomeno deriva dal fatto che le persone irregolari per la ricerca
di una sistemazione si affidano a reti informali, spesso gestite
da connazionali, che trovano loro un luogo dove dormire a pagamento.
Spesso si tratta di semplici posti letto, in appartamenti condivisi
con altre persone nella stessa situazione, in cui persino l'uso
degli elettrodomestici (ad esempio, della lavatrice) è soggetto
a tariffe prefissate. Trattandosi di persone che non risiedono regolarmente
sul territorio, e che quindi sono escluse dai servizi sociali pubblici,
questo tipo di sistemazione rappresenta l'unica modalità per trovare
un luogo dove dormire. Una seconda spiegazione deriva dalla probabile
maggiore propensione delle persone irregolari ad adattarsi a situazioni
anche molto degradate, in quanto molto spesso esse hanno abbandonato
la terra di origine per trovare lavori che consentano di guadagnare,
con il primo fondamentale obiettivo di inviare a casa i risparmi
accumulati.
Infine, gli operatori dei centri di ascolto si rendono conto che
le richieste da loro registrate durante i colloqui non sempre corrispondono
al vero bisogno che spinge una persona a recarsi presso il centro.
In effetti, parliamo di problemi che, non solo sono difficili da
affrontare, ma anche da presentare. Consideriamo inoltre che spesso
questi bisogni sono multidimensionali e necessitano di un lungo
processo e di un articolato progetto di intervento per essere affrontati.
Molto viene fatto dai centri di ascolto e dai servizi ad essi collegati,
ma quello che sembra essere sempre più urgente è un lavoro di rete,
con i servizi e le realtà pubbliche e private operanti nel territorio
per affrontare ed arginare il fenomeno della povertà.
Una più ampia documentazione su quanto presentato al seminario di
studio è disponibile sul nostro sito: www.caritas.it/11, rapporto
sulle povertà.
Meri Salati
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