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 Il cammino della Caritas

Dopo l'avvio dell'anno pastorale con il convegno diocesano delle Caritas decanali che si è svolto a Triuggio lo scorso mese di settembre il percorso è continuato nelle sette zone pastorali della Diocesi.
Nel corso degli incontri c'è stata l'opportunità di incontrare i responsabili parrocchiali e gli operatori delle caritas sul territorio.
E' stata questa l'occasione per delineare alcuni percorsi concreti al fine di valorizzare nell'ordinarietà del cammino pastorale la centralità dell'Eucaristia e del Giorno del Signore.
In particolare vorremmo fermare l'attenzione su questi punti:
1. Anzitutto la Giornata Diocesana Caritas dovrebbe essere l'occasione per riuscire a proporre qualche iniziativa concreta che diventi patrimonio per l'intera comunità. Ciò richiede un confronto tra tutti coloro che, ai vari livelli, interagiscono nella comunità anche per cogliere le esigenze, le necessità del territorio e individuare così delle risposte. Non si tratta necessariamente di inventare qualcosa di nuovo: mettersi in ascolto della realtà potrebbe anche far scoprire che alcune iniziative sono già presenti ma chiedono di essere maggiormente conosciute e potenziate;
2. dare rilevanza alle esperienze di volontariato, caratterizzate dalla dimensione della gratuità, riscoprendo il forte legame con l'Eucaristia. Il rimando è a quanto ci ha sapientemente ricordato Mons. Brovelli nel suo intervento al convegno di Triuggio. L'invito di Gesù - "Fate questo in memoria di me" - è l'invito a imparare a vivere come Lui, cioè a saper vivere una condivisione capace di giungere sino all'estremo, a saper fare della propria vita un dono totale. Non si può quindi celebrare l'Eucaristia e vivere poi una vita che non segua questa logica: del servizio, del dono, della solidarietà intensa, della dedizione gratuita. Le nostre esperienze di volontariato dovrebbero allora essere profondamente connotate da questa gratuità, che scaturisce appunto dall'Eucaristia celebrata, che non rimane quindi "solo" un rito ma diventa vita;
3. riscoprire i segni di ospitalità e di accoglienza presenti sul territorio. Si tratta cioè di sostenere le realtà esistenti sia in termini culturali, che aiutino a far conoscere e a farsi carico di alcune situazioni problematiche e spesso non proprio "ben viste", sia in termini economici, da declinare in proposte concrete alla comunità cristiana per una maggiore presa in carico dei segni stessi presenti sul territorio;
4. è auspicabile una presenza e una partecipazione attiva delle Caritas nei Consigli Pastorali. L'obiettivo è quello di farsi promotori di iniziative di ospitalità e fraternità, con particolare attenzione alle domeniche della comunità;
5. accanto ai ministri straordinari dell'Eucaristia che portano la comunione ai malati nel Giorno del Signore, come richiamato e proposto dal nostro cardinale nelle indicazioni per il percorso pastorale di quest'anno, ci sia da parte delle Caritas parrocchiali una presa in carico delle varie situazioni che i ministri stessi incontrano entrando nelle case, affinché si sviluppi una solidarietà concreta. Si riscopra quindi la centralità dell'attenzione ai malati all'interno della comunità;
6. un'altra attenzione da vivere è senz'altro quella nei confronti di coloro che non partecipano in modo attivo alla vita della comunità ma che, in alcune occasioni particolari, hanno l'opportunità di avvicinarsi ad essa. In un'ottica di pastorale d'insieme sarebbe opportuno avviare o, là dove già esiste, continuare una collaborazione con chi, ad esempio, segue i cammini dell'iniziazione cristiana. Il contatto diretto con i ragazzi diventa opportunità per incontrare le famiglie e magari scoprire situazioni di difficoltà, che devono interpellare anzitutto la Caritas. Anche questa deve diventare una preziosa opportunità di ascolto e accoglienza, come ci richiama anche il documento della CEI "Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia" (cfr. n. 57). In questa logica anche la Benedizione alle famiglie, che si avvia nel periodo liturgico dell'Avvento, può diventare l'occasione per una attenzione alle situazioni di disagio che potranno essere indicate dai Sacerdoti;
7. ovviamente rimane l'attenzione alle situazioni di emergenza e alla dimensione internazionale che si realizza attraverso il sostegno alle iniziative di solidarietà promosse dall'Area Internazionale;
8. c'è poi un'attenzione che mi sento in particolare di raccomandare, una priorità che anche il Card. Ruini ha indicato nel messaggio rivolto alla Caritas di Roma in occasione del suo 25° anno: l'attenzione ai giovani. Nello specifico vorrei che una particolare attenzione venisse rivolta all'esperienza del servizio civile. Con il prossimo mese di dicembre cessa l'obbligatorietà del servizio di leva e quindi dell'obiezione di coscienza. Non termina però il profondo significato che questa scelta ha rappresentato per molti giovani in questi trentadue anni. Per questo chiedo non solo di rilanciare la proposta del servizio civile rivolto a ragazzi e ragazze ma anche di pensare a forme nuove che, accanto al servizio civile istituzionale, possano raggiungere veramente tutti i giovani e diffondere una cultura di solidarietà e di pace.
Pur nelle diverse forme che si possono ipotizzare l'esperienza di servizio dovrà essere comunque caratterizzata da: un'attenzione concreta ai più poveri, dalla dimensione della continuità e da un accompagnamento.
A livello diocesano si attiverà un apposito gruppo di lavoro.
Del resto quest'attenzione è stata sollecitata anche dai vescovi nel comunicato finale del Consiglio Permanente della CEI dello scorso 23 settembre: "i vescovi nutrono la speranza che si possano favorire scenari di stabilità e di maggiore serenità, capaci di suscitare una ripresa del senso di solidarietà e di appartenenza al Paese, in modo particolare per tanti giovani che, dopo l'abolizione della leva obbligatoria dal prossimo gennaio, dovranno essere aiutati a scoprire nuove aree di impegno nel volontariato".
Queste dunque le indicazioni per il nostro cammino pastorale con l'augurio che ciascuna Caritas, ciascun operatore sia efficace strumento per la crescita dell'intera comunità nella carità.

Don Virginio Colmegna

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