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Giornata di eremo
In questo anno pastorale siamo invitati a porre l'Eucaristia al
centro della nostra vita e delle nostre comunità e a lasciarci plasmare
dal gesto eucaristico, memoriale del gesto d'amore del Maestro che
dà la vita. "Fate questo in memoria di me" è la vita donata, la
vita persa che chiede comunione alla scelta di Gesù e genera una
scelta di dedizione, di gratuità, di solidarietà. Da questo fare
memoria non si può separare la vita di carità, la consegna del mandato
ad andare a servire, a celebrare la carità con lo stile eucaristico
che è condivisione e fraternità.
Nel cammino di sequela del Maestro, che sta in mezzo a noi come
Colui che serve, l'operatore Caritas è sollecitato a vivere una
dimensione di ricerca, di orientamento contemplativo, di custodia
del silenzio adorante che generano un amore e una dedizione senza
confini. Per offrire un'occasione di ascolto della Parola, di silenzio
adorante nella preghiera personale e comunitaria, di contemplazione
eucaristica, sono state programmate anche quest'anno tre Giornate
di Eremo in zone pastorali differenti e in tempi diversi.
La prima giornata è prevista per sabato 18 Dicembre p.v.
e porrà l'attenzione al tema proposto quest'anno dal percorso pastorale
diocesano. La meditazione del mattino, dal titolo "Invitati
alla cena del Signore" , avrà come riferimento il testo di S.
Paolo ai Corinti (11, 17-26) che invita a riflettere sul volto autentico
della comunità cristiana che celebra l'Eucaristia, la "cena del
Signore", in contrasto con quella che mangia un'altra cena, la "sua
cena", la cena dell'egoismo e dell'individualismo.
La seconda meditazione invita a mettersi "Alla scuola del Maestro
che sta in mezzo a noi come Colui che serve" . Il testo di riferimento
è tratto dal Vangelo di Luca (22, 24-27). Anche nel momento alto
della consegna definitiva di Gesù si può rimanere a quella cena,
l'ultima cena di Gesù con i suoi apostoli, con delle logiche mondane
nel cuore, le logiche di chi pretende il riconoscimento o addirittura
il primato: "per sapere chi di loro fosse il più grande".
A questo proposito, al Convegno delle Caritas decanali di Triuggio
dello scorso settembre, così Msg. Brovelli ci invitava a riflettere:
"Questo significa che l'originario mandato di Gesù - fate questo
in memoria di me - nasce in una situazione di estrema povertà, è
un mandato a rischio perché è dato a gente che rischia davvero di
non capirlo anche in quel momento, anche se è un momento a cui il
Signore li ha condotti con una pedagogia paziente… In Lc 22 si vede
che i discepoli seduti a tavola, a cena con Gesù sono fragili. Gli
spaccati dei racconti evangelici ci fanno intravedere che a questa
mensa si trova chi ha paura, chi ha già venduto il Signore, chi
sogna i riconoscimenti, chi promette ma poi non ce la farà: questi
sono i Dodici a tavola. L'Eucaristia non è la convocazione degli
eletti, è il segno della convocazione dei poveri, della gente fragile
che vuole bene e poi magari non ce la fa, che promette ma non mantiene.
Mostra anche come si comporta il Maestro che si arrende solo a Giuda
perché lui sceglie di andarsene, ma li tiene proprio tutti a tavola
e, senza fare dell'ironia sulla loro fragilità, pazientemente li
rieduca a riconoscerlo come il Maestro che serve, il Maestro che
sta in mezzo a loro come Colui che serve. Invita Pietro a non fidarsi
troppo delle sue risorse perché è fragile, ma prega per lui perché
non venga meno la sua fede e una volta ravveduto confermi i suoi
fratelli. Gesù non solo gli dice che è fragile, e che, pur essendo
fragile, lo tiene volentieri a tavola, ma addirittura gli dice che,
proprio perché è fragile, saprà aiutare meglio i tanti fragili che
incontrerà. Questo è il linguaggio nativo della Eucaristia. Questa
convinzione deve diventare stile, atteggiamento, orizzonte di riferimento,
la ragione di una passione da condividere per dare forma e volto
alla nostra espressione di servizio".
Accogliamo allora l'invito del nostro Cardinale a lasciarci davvero
plasmare dall'Eucaristia che ci insegna un amore che educa e suscita
amore:
"Il gesto eucaristico è quello dell'amore che serve e si dona,
in totale obbedienza al Padre, per la salvezza degli uomini. […]
Occorre che l'amore vissuto da coloro che partecipano all'Eucaristia
si lasci plasmare dall'Eucaristia stessa e ne assuma i tratti e
le caratteristiche. […] È la stessa Eucaristia a esigere questa
"vita nell'amore"! Un amore nel segno del servizio e del dono di
sé; un amore vissuto a motivo di Cristo e nel suo nome: "in sua
memoria"".
(D. TETTAMANZI, Mi sarete testimoni. Il volto missionario della
Chiesa di Milano. Percorso pastorale diocesano per il triennio 2003-2006,
Centro Ambrosiano, Milano 2003, 83. 91-92).
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