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"SCELTE DI GRATUITA', PERCORSI DI PROSSIMITA'"

"Abitare da responsabili il quotidiano"
E' questo il titolo del Convegno diocesano delle Caritas decanali che si è svolto a Triuggio nei giorni 12 - 14 settembre 2003. Il filo rosso di queste giornate è stato rappresentato dall'attenzione a quelle scelte di gratuità che, sociologicamente, prendono il nome di volontariato: termine che richiede però qualche precisazione.
Come ricorda don Virginio al punto 2 dell'introduzione al Programma per l'anno pastorale 2003-2004: "Oggi si parla spesso di volontariato come fenomeno sociale, come operosità strutturata e di utilità sociale. Questa lettura è legittima e per certi versi positiva.
Il volontariato cristiano però ha senso se è alimentato alle sorgenti della fede e se è in grado di dare parola, volto e storia alle persone che desidera servire. Occorre liberare il volontariato dai rischi che ne indeboliscono le motivazioni e, insieme, raccogliere la sfida che esso porta nella società e anche in mezzo alle nostre comunità. Questa esperienza si colloca nel mondo globale di oggi, si radica nelle scelte di ciascuno di noi e si esprime sul territorio.
E' una proposta formativa che chiede di capire e conoscere, aiuta a superare passività, ci fa incontrare e mettere in relazione con. Significative esperienze e proposte di volontariato possono far lievitare la vita delle nostre comunità, possono scuotere le indifferenze e quel senso di estraneità verso l'altro che spesso può essere assorbito anche nella vita dei cristiani". E' in questa prospettiva che si è svolto il convegno. Non è certo possibile sintetizzare in poche righe il lavoro inteso di tre giorni.
Nel contempo però la ricchezza e l'importanza di quanto emerso ci sollecitano a riprendere almeno alcuni pensieri emersi che non solo possono essere utili per la propria vita personale ma possono in qualche modo aiutare anche il nostro compito di responsabili sul territorio. La relazione del Prof. Mauro Magatti, che ci ha introdotto al convegno, ha aiutato a fare chiarezza circa la qualità delle relazioni in questo nostro tempo di globalizzazione. Riportiamo qui solo una sottolineatura da lui fatta.
La fase storica che stiamo vivendo nasce da una istanza di autenticità e di autonomia, non necessariamente negativa, ma senz'altro ambivalente: essa si è però focalizzata e centrata esclusivamente sul tema e sulla proclamazione dei diritti conducendo all'individualismo.
La qualità delle nostre relazioni, individuali e collettive, potrà migliorare solo se ciascuno capirà che la propria umanità si fonda sul rispondere alla domanda di un altro. Il tema dell'altro è ricco di potenzialità perché può diventare una grande risposta collettiva per ricostruire il tessuto sociale. Prendersi cura di un altro è la strada per ricostruire il tessuto sociale che si sfilaccia giorno dopo giorno. Questo lavoro di ricucitura è possibile solo dal basso.
Restituire qualità alle nostre relazioni è la strada per umanizzare la vita sociale, a partire dal riconoscimento dell'altro. In questo senso il volontariato diventa figura centrale della nostra vita sociale. Volontario, infatti, è colui che gratuitamente e liberamente decide di farsi carico di un problema concreto, di una situazione particolare, attivando una solidarietà tra estranei che diventa il vero collante della vita sociale. In questo modo ritesse la figura dello stare insieme, ponendosi al contempo sul confine.
In un certo qual modo infatti crea una tensione tra le cose come sono e le cose invece come si immaginano a partire da un'umanità più vera, provocando la logica dominante e quindi spingendo alla ricerca di nuovi equilibri. Si tratta quindi di un grande compito ed anche di una grande responsabilità, cui ciascuno di noi è chiamato, come singolo e come collettività. La giornata di sabato, che è risultata senz'altro molto impegnativa e coinvolgente, ha permesso di proseguire oltre nella riflessione, con i contributi preziosi del Prof. Mauro Ceruti e di don Luca Bressan.
Significativo è stato il lavoro che ciascun partecipante al convegno ha svolto all'interno dei laboratori. E' proprio su questi che ci vogliamo soffermare, riproponendo le regole che nella sintesi dei lavori lo stesso don Luca ha individuato e presentato all'assemblea.
Dal lavoro dei sette laboratori è emerso che per poter abitare in modo responsabile il quotidiano sono necessarie alcune regole:
1. avere uno sguardo profondo, che permetta una lettura attenta del presente;
2. imparare ad essere sentinelle della comunità. Farsi carico di coloro che, per i motivi più diversi, abitano il quotidiano in modo più faticoso; facendosi anche carico delle tensioni, della solitudine, che in un certo qual modo poi questo ruolo comporta. Si rendono quindi necessari anche degli strumenti, che possano aiutare in questo non facile compito;
3. saper stare nei cambiamenti che accadono, senza distogliersi o astrarsi;
4. imparare a non spegnere i segni di speranza che si possono incontrare nel quotidiano. Per far questo è importante quella capacità di sguardo profondo che richiamava la prima regola;
5. non aver paura di assumere delle responsabilità a livello personale. Sapersi coinvolgere;
6. favorire una dimensione formativa, che comprende tre livelli: saper leggere la situazione, acquisire competenza per dare più efficacia e qualità alle prestazioni e ai servizi, saper comunicare a tutta la comunità ciò che si sta vivendo;
7. riconoscersi più in una logica di relazione con l'altro che non di assistenza;
8. imparare a trasfigurare il bisogno. Noi non possiamo guarire ogni malattia, possiamo però trovare e dare un senso anche alle situazioni più difficili;
9. saper vegliare, nell'ascolto della Parola e nella preghiera.
Il nostro essere cristiani non è un bene da trattenere o da conservare gelosamente: piuttosto va speso e deve saper fruttificare secondo le capacità di ciascuno (cfr. la parabola dei talenti, Mt 25, 14-30).
I lavori sono terminati nella giornata di domenica con l'intervento della Prof.ssa Eugenia Montagnini e della Dott.ssa Sabina Siniscalchi sul tema: pace - globalizzazione e nuove forme partecipative, quale valenza pedagogica. La conclusione di Mons. Giuseppe Merisi ha collocato tutto il lavoro svolto all'interno del percorso pastorale diocesano: la sintesi del suo intervento è contenuta nell'editoriale. Sarà nostra premura fare in modo che quanto prima possano essere messe a disposizione le relazioni integrali che hanno arricchito queste nostre giornate. Ci sembrava però importante stimolare la riflessione anche di quanti non hanno potuto essere presenti, riportando almeno qualche breve stralcio. Come ha sottolineato anche la Dott.ssa Siniscalchi la globalizzazione non è buona di per sé ma per essere davvero utile allo sviluppo e al benessere di tutti i paesi e di tutti i popoli deve essere governata. Ciascuno è chiamato a fare la sua parte, piccola o grande che sia.
Vogliamo concludere con queste parole tratte dall'Esortazione apostolica "Ecclesia in Europa", documento molto significativo che merita una lettura approfondita:
"Il tempo che stiamo vivendo, con le sfide che gli sono proprie, appare come una stagione di smarrimento. Tanti uomini e donne sembrano disorientati, incerti, senza speranza e non pochi cristiani condividono questi stati d'animo… Agli occhi di molti, la globalizzazione in corso, invece di indirizzare verso una più grande unità del genere umano, rischia di seguire una logica che emargina i più deboli e accresce il numero dei poveri della terra… "L'Europa non può ripiegarsi su se stessa. Essa non può né deve disinteressarsi del resto del mondo, al contrario deve avere piena coscienza del fatto che altri Paesi, altri continenti, si aspettano da essa iniziative audaci per offrire ai popoli più poveri i mezzi per il loro sviluppo e la loro organizzazione sociale, e per edificare un mondo più giusto e più fraterno". Per realizzare in modo adeguato tale missione, sarà necessario "un ripensamento della cooperazione internazionale, nei termini di una nuova cultura di solidarietà. Pensata come seme di pace, la cooperazione non si può ridurre all'aiuto e all'assistenza, addirittura mirando ai vantaggi di ritorno per le risorse messe a disposizione. Essa deve esprimere, invece, un impegno concreto e tangibile di solidarietà, tale da rendere i poveri protagonisti del loro sviluppo e consentire al maggior numero possibile di persone di esplicare, nelle concrete circostanze economiche e politiche in cui vivono, la creatività tipica della persona umana, da cui dipende anche la ricchezza delle Nazioni". L'Europa, inoltre, deve farsi parte attiva nel promuovere e realizzare una globalizzazione "nella" solidarietà. A quest'ultima, come sua condizione, va accompagnata una sorta di globalizzazione "della" solidarietà e dei connessi valori di equità, giustizia e libertà, nella ferma convinzione che il mercato chiede di essere "opportunamente controllato dalle forze sociali e dallo Stato, in modo da garantire la soddisfazione delle esigenze fondamentali di tutta la società"".

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