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All'incontro del coordinamento di zona
di Monza, all'inizio di maggio, il Vicario episcopale, Mons. Silvano
Provasi, mi parlò dell'urgenza di individuare un prete per il servizio
di cappellano del car-cere di Monza; date le particolari condizioni
del servizio disse che l'orientamento era quello di non mandare
un prete giovane, ma uno che avesse almeno 50 anni. Siccome proprio
in quei giorni avevo festeggiato il mio 50esimo compleanno, pensai
che potesse essere mio dovere pensarci, anche se non mi era stato
direttamente richiesto.
Il giorno dopo ne parlai con il direttore, don Virginio Colmegna
e poi con il Vicario della Caritas, Mons. Giuseppe Merisi, dicendo
che se proprio serviva, io sarei stato anche disponibile; non era
la richiesta di andare a fare qualche esperienza emotivamente forte,
ma era la disponibilità verso un'urgenza di cui avevo consapevolezza.
Così è stato. A fine giugno ancora all'incontro di Monza, Mons.
Provasi mi disse che preti disponibili si erano trovati, ma, vista
la loro giovane età, se ero an-cora disponibile l'avrebbero chiesto
a me. All'inizio di luglio il Vicario generale mi ha confermato
la decisione e a fine luglio ero già residente a Brugherio, presso
la parrocchia San Carlo, vicina al carcere, il cui parroco, don
Daniele Turconi, è stato in passato cappellano del carcere di Monza.
In questi primi mesi ho portato a conclusione i miei impegni con
la Caritas; mi sono confrontato con don Marco Tenderini, cappellano
precedente che mi ha descritto l'attività da lui svolta e, poi con
don Mario Proserpio, cappellano del carcere di Lecco, dove il numero
dei detenuti è minore, che manterrà un impegno parziale a Monza.
Ci sono anche altri preti volontari che vengono con re-golarità
per alcuni momenti di accompagnamento spirituale dei detenuti e
c'è, infine, l'associazione volontari "Carcere aperto", presenza
indispensabile per un progetto pastorale, con la quale mi sto trovando
proprio bene: svolgono un volontariato sociale e attività pastorale
di catechesi all'interno del carcere, hanno un centro di ascolto
esterno a Monza, per accompagnare i reinserimenti di chi e-sce e
le famiglie e mantengono un rapporto con le istituzioni civili ed
ecclesiali del territorio.
Con la Caritas è già iniziata una collaborazione nuova: ho già dovuto
sentire un responsabile deca-nale per il sostegno alla famiglia
di un detenuto e mi sono già sentito più volte con la segreteria
car-cere per qualche progetto. Credo che ci sentiremo ancora.
In Caritas, in questi anni, ho trovato persone molto motivate e
soprattutto persone con grande espe-rienza di quella carità che
parte da un incontro con la persona del povero e si muove dalle
risposte immediate fino a giungere ad interventi sulle istituzioni,
perché tutti abbiano cittadinanza. Le cose che ho imparato mi serviranno
anche in futuro. Spero di essere stato utile anch'io. Ho cercato
di vi-vere le diverse collaborazioni come occasione anche di incontro
personale. Ho cercato di meritarmi stima e di raccogliere amicizia.
Le tribolazioni non mi sono sembrate irresistibili e mi hanno sempre
permesso di lavorare con soddisfazione.
Ringrazio tutti, in particolare don Virginio Colmegna e Luciano
Gualzetti, che mi hanno accolto in direzione e con i quali mi è
stato dato di condividere un po' di responsabilità. Ho già salutato
perso-nalmente gli operatori degli uffici diocesani della Caritas
Ambrosiana e, a Triuggio, i responsabili decanali. Con queste righe
vorrei far pervenire un saluto particolare ai responsabili parrocchiali
e agli amici dei centri di ascolto che ho incontrato in numerose
occasioni sul territorio e coi quali mi sono sentito sempre in sintonia.
Un ricordo tra tutti: gli incontri con gli obiettori di coscienza,
con i ragazzi e le ragazze in servizio civile, che hanno sempre
seguito con grande attenzione le proposte formative.
don Riccardo Festa
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