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 Lo riconobbero nello spezzare il pane


E' questo il titolo del convegno diocesano delle Caritas decanali svoltosi a Triuggio nei giorni 10 - 12 settembre 2004.
Tema fondante su cui si è incentrata la riflessione è stato quello dell'Eucaristia, in consonanza con il programma pastorale diocesano proposto dal nostro Arcivescovo.
In particolare all'inizio dei lavori la lectio divina di Fratel Luca, monaco di Vertemate, ci ha sapien-temente introdotto nel brano del Vangelo di Luca dei discepoli di Emmaus (24, 13-35).
Non abbiamo certo la pretesa di sintetizzare in poche righe la densità e la bellezza del suo interven-to: quanto prima verrà messo a disposizione. Ci sembrava però importante fare almeno qualche sot-tolineatura.
L'interrogativo che ha fatto da sfondo al suo intervento è stato il seguente: come il gesto eucaristi-co, lo spezzare il pane, può aiutare a comprendere il modo in cui l'Eucaristia deve plasmare, deve configurare la carità del nostro essere chiesa nella realtà di oggi?
Fratel Luca ci ha permesso di cogliere alcuni criteri che emergono dall'episodio dei discepoli di Emmaus e che aiutano il discernimento circa i nostri percorsi di prossimità.
Gesù si affianca ai due discepoli in cammino: ci invita a farci prossimo senza imporci all'altro ma con l'umiltà di chi chiede di essere accolto. Sul suo esempio farsi compagni di viaggio, con lo stile di chi condivide un pezzo di strada. E sa ascoltare.
Per giungere però alla pienezza dell'incontro col Risorto è necessario da parte dei discepoli il gesto dell'ospitalità, un'ospitalità offerta a chi non è ancora stato riconosciuto quindi al forestiero.
Il Signore si rivela a chi si lascia trasformare dall'incontro con Lui.
Un ultimo passaggio ci sembrava importante evidenziare: quello che Fratel Luca ha denominato la "conversione della speranza". E' questo un forte richiamo per noi oggi, soprattutto alla luce della storia che stiamo vivendo. I discepoli si stanno allontanando da Gerusalemme, stanno fuggendo da quanto lì è avvenuto. Speravano in un Salvatore potente che, secondo criteri umani, portasse la sal-vezza. Ma questa speranza è sbagliata: rifiuta la croce e non sa accogliere la debolezza di un amore che si consegna, fino alla morte.
Siamo quindi chiamati a convertire la nostra speranza, a entrare nella storia con la disponibilità a condividere e sostenere la fatica e la pazienza di un'attesa.
Dio non cambia la storia ma cambia il cuore dell'uomo che, in questo modo, si rende artefice di una storia diversa.
Il tema dell'Eucaristia è stato poi ripreso nella mattinata di sabato dagli interventi rispettivamente di Msg. Franco Brovelli e di don Virginio, che hanno ulteriormente approfondito quanto avviato da Fratel Luca.
Il comando di Gesù: "Fate questo in memoria di me" significa imparare a vivere come Lui ed è un invito a fare comunione con questa scelta, quella della vita donata, della solidarietà intensa e della dedizione gratuita.
Il convegno è stato poi caratterizzato da una profonda attenzione alla realtà internazionale. Signifi-cativa la presenza di Msg. Stanislaw Shyrokoradyuk, presidente della Caritas Ucraina, e di Msg. Shlemon Warduni, Vescovo Ausiliare del patriarcato caldeo a Baghdad.
L'intervento di Roberto Rambaldi ha poi permesso di conoscere meglio la realtà della Caritas in Eu-ropa.
Molto toccante l'intervento di Msg. Warduni che ci ha illustrato la situazione drammatica in cui gli iracheni si trovano a vivere. Il suo è stato un accorato appello alla pace, che ci piace qui richiamare e sottolineare.
Ci ha ricordato che la pace che Gesù ci offre chiede di sacrificarsi per l'altro: è verità, giustizia, li-bertà, non è quindi la pace del mondo. Dio ci chiama alla fratellanza: questa pace è amore che porta alla concordia e all'unità. La pace che invece predica il mondo è un prendere, impossessarsi di quel-lo che interessa, è egoismo: gli altri si devono sacrificare per me. Quindi è ingiustizia, è repressione di diritti, crea divisione, semina odia. Le guerre non risolvono certo i problemi.
Gli uomini non sono capaci di edificare una pace duratura, perché agiscono unicamente secondo i loro pensieri umani. La vera pace viene da Dio, è fondata sulla Sua parola e su quella dei Suoi mes-saggeri, ad esempio il Papa che ha sempre alzato la voce contro ogni guerra, senza essere ascoltato. La vera pace non è solo assenza di guerra: è pienezza di vita e di gioia, porta alla salvezza totale dell'uomo. E' fratellanza, è libertà, nell'amore tra tutti i popoli. La vera pace consiste nel dare la vi-ta gli uni per gli altri, come ha fatto Gesù, che ha portato sulle sue spalle l'odio degli accusatori ed è stato tradito dai suoi. Ha cancellato tutti gli ostacoli che dividono i popoli, così ha riconciliato gli uomini con Dio e fra di loro, portando sulla terra la fratellanza universale. Per costruire questa pace è necessario imparare ad amare gratuitamente. Se ogni uomo venisse realmente considerato come proprio fratello cesserebbe ogni violenza, ogni conflitto. La pace comincia dal tipo di relazioni che si costruiscono tra gli uomini.
Tutti noi che crediamo nella pace dobbiamo essere difensori, costruttori, testimoni e fautori di que-sta pace, che ci ha portato Gesù. Questa pace verrà quando ci ameremo gli uni gli altri, quando im-pareremo a guardare agli sbagli del passato e a perdonare. Senza la giustizia la pace non avverrà.
Sentire queste parole da chi quotidianamente ne sperimenta la drammaticità sulla propria pelle è sta-ta veramente un'esperienza molto forte che non può non interrogarci e spingerci sempre più a lavo-rare per la costruzione della pace, implorando sempre più insistentemente questo dono da Dio.
Il convegno è stato concluso da Msg. Merisi, Presidente della Caritas Ambrosiana, che ha richiama-to anzitutto all'importanza della presenza della Caritas in ogni parrocchia e al suo ruolo di coordi-namento.
Nel corso del convegno c'è stata poi l'occasione di salutare Don Riccardo, vice direttore della Cari-tas Ambrosiana fino a pochi giorni fa, che dal 1 settembre è diventato il nuovo cappellano del carce-re di Monza.
Nelle pagine dell'inserto è possibile leggere un suo saluto.
Come sempre si è trattato di un convegno molto ricco e intenso, che ha visto la partecipazione di ol-tre 200 persone, rappresentative di tutta la Diocesi.
Come già anticipato, quanto prima saranno messi a disposizione i testi delle relazioni: invitiamo tut-ti a riprenderli e a farli oggetto di riflessione, nella certezza che saranno strumento prezioso non so-lo per il cammino spirituale personale ma anche per il proprio mandato pastorale di operatori della carità.

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