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La Caritas Ambrosiana dedica un'attenzione
specifica al tema del lavoro, partendo da quelle che sono le sue
finalità: "promuovere la testimonianza della carità della comunità
ecclesiale diocesana e delle comunità minori, specie parrocchiali,
in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo
integrale dell'uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare
attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica.
La Caritas ambrosiana è lo strumento ufficiale della diocesi per
la promozione e il coordinamento delle iniziative caritative e assistenziali,
all'interno delle altre specifiche competenze diocesane" (Statuto
della Caritas Ambrosiana).
Il tema trasversale del lavoro si pone in due dimensioni: come bisogno
e come strumento di superamento della povertà, dell'emarginazione,
dell'esclusione sociale. Vorremmo in questo intervento spiegare
le ragioni e le specificità dell'impegno della Caritas in questo
ambito, anche in relazione alle attenzioni che la diocesi dedica
al mondo del lavoro attraverso l'Ufficio per la Vita Sociale e il
Lavoro, con il quale la Caritas evidentemente collabora.
Quando il lavoro non c'è
La riflessione svolta in questi anni in Caritas Ambrosiana, in collaborazione
con l'Ufficio per la Vita Sociale e il Lavoro, ha approfondito il
significato del lavoro per le persone in difficoltà. In particolare
è emerso quanto sia significativo il lavoro quale strumento per
promuovere la persona nella sua dignità e per accoglierla ed integrarla
nella comunità.
La mancanza del lavoro spesso è una delle cause di emarginazione
sia perché comporta una assenza di risorse autonome per la persona
e per la famiglia, sia perché comporta una diminuzione di ruolo,
una incapacità a svolgere una funzione fondamentale nella condizione
di "normalità". Nella nostra realtà lombarda, e milanese in particolare,
siamo in una situazione di quasi piena occupazione, di processi
di sviluppo che nonostante la situazione problematica generale riescono
a mantenere una dinamica attiva. Questa situazione riduce le difficoltà
di ingresso o reingresso nel mondo del lavoro a due ambiti particolari:
le fasce deboli con alcuni svantaggi (invalidità fisiche e psichiche,
situazioni di disagio pregresse e di debolezza del percorso formativo,
problematiche comportamentali, instabilità legata alle condizioni
di senza dimora, di instabilità di salute, ..) e coloro che perdono
il lavoro all'età di 40 - 45 anni e non riescono a reinserirsi nel
mercato.
Le fasce deboli
Per queste persone la mancanza del lavoro si somma ad una serie
di difficoltà materiali ed immateriali, di debolezza ad affrontare
le difficoltà, di limitatezza delle risorse economiche, formative,
relazionali. In queste situazioni l'esperienza ha dimostrato come
sia necessario un approccio che metta a disposizione una serie di
strumenti attivi che vanno dalla formazione professionale, al supporto
nella ricerca del lavoro, ad azioni di ricerca del lavoro mirate
che tendano ad incrociare con attenzione e precisione le risorse
e le caratteristiche della persona con le possibilità disponibili
sul mercato del lavoro. Le opportunità debbono certamente essere
numerose, diffuse, accessibili, ma tutto ciò non basta. Soprattutto
per persone in difficoltà diviene fondamentale non solo la messa
a disposizione delle opportunità, ma soprattutto la cura nell'accompagnare
la persona a riconoscere queste opportunità, a selezionarle rispetto
alla propria situazione, individuare ciò che permette di trasformare
una somma di azioni in un progetto mirato all'occupazione e alla
sua stabilizzazione all'interno di un processo di promozione della
persona, di un suo sviluppo, di una sua crescita complessiva.
Si tratta insomma di utilizzare strumenti per aiutare la persona
a compiere un cammino di inclusione sociale, di superamento dello
stato e delle condizioni di bisogno. Si tratta anche di consolidare
questi piccoli risultati progressivi diminuendo le occasioni di
ricaduta e consolidando così il percorso di superamento dello stato
di bisogno.
Oggi i cambiamenti della normativa sul lavoro e sulle politiche
attive del lavoro, cioè degli strumenti e azioni messi in campo
per aiutare le persone ad accedere al mercato del lavoro, stanno
riformandosi in maniera significativa. Questo è sicuramente un bene
in quanto non possiamo essere ancorati a modelli rigidi che rischiano
di negare e tralasciare ricchezze e azioni significative. Dobbiamo
però ribadire che non è sufficiente la diffusione delle opportunità,
promossa anche dall'introduzione in questi contesti del sistema
dei voucher e della moltiplicazione dei soggetti promotori del pubblico,
del non profit ed anche del profit: bisogna continuare a chiedere
e a sperimentare azioni che permettano alle persone più povere e
maggiormente ai limiti del sistema di essere aiutate e guidate.
In caso contrario le opportunità saranno sempre più utilizzate da
chi possiede maggiori requisiti formativi, relazionali, di competenza,
da coloro che sono più capaci a districarsi in situazioni complesse
e a cogliere ciò che risulta più utile per sè. Da questa situazione
rimarranno sempre più escluse quelle persone che proprio per le
loro difficoltà hanno meno risorse e competenze. Con queste persone
è sempre più necessario quel lavoro complesso e delicato deontologicamente
e professionalmente del "case manager", di chi si prende cura, accompagna,
progetta percorsi di reinserimento complessivi che si traducono
in progetti personalizzati e non solo in somma di interventi.
Reinserimento nel mercato del lavoro dopo i 40 anni
Per i secondi la mancanza del lavoro e la difficoltà a reimmettersi
in un mercato si colloca in una età della vita che in genere è quella
che coincide con la propria realizzazione personale e familiare,
con la responsabilità di una famiglia, in genere con figli a carico
in età preadolescenziale ed adolescenziale che necessita di una
solidità economica e soprattutto di una stabilità e solidità nelle
relazioni, nelle dinamiche di ruolo e nell'esercizio delle funzioni
educative. In questo caso quindi la mancanza del lavoro comporta,
oltre a problemi economici significativi che rischiano di avere
conseguenze dirette anche su tutto il contesto familiare, dinamiche
relazionali e psicologiche complesse e critiche, mettendo in crisi
il ruolo di coniuge e di genitore.
In un momento storico e culturale nel quale si enfatizza la funzione
della famiglia, è opportuno e necessario indicare come in queste
situazioni non è in gioco solo la dimensione individuale, ma l'intera
famiglia. Il reinserimento di una persona 40-45 enne espulsa dal
mondo del lavoro, oppure anche il momentaneo sostegno economico
e relazionale sono obiettivi necessari se veramente si intende tutelare
e promuovere la famiglia, cogliendo il segnale di un momento di
fragilità economico e relazionale. Sarà necessario a questo proposito
considerare, come misure a sostegno della famiglia, gli interventi
di sostegno al reddito minimo, gli interventi di riqualificazione
professionale con anche azioni di formazione, gli interventi di
accesso agevolato al credito, gli strumenti di accompagnamento personalizzato
che includano in un percorso unitario di sostegno i diversi strumenti.
Non dimentichiamo che nella dinamica generazionale spesso gli adulti
di questa fascia si trovano ad occuparsi anche di problematiche
relative a situazioni di difficoltà dei genitori che con l'anzianità
possono iniziare ad avere problemi di salute, di parziale non autosufficenza,
che oltre a togliere dalla famiglia una risorsa nella gestione dei
figli, comporta anche un'ulteriore aggravio di necessità economiche,
di tempo, di preoccupazioni. Questi adulti si trovano così in mezzo
ad una morsa, con responsabilità economiche, relazionali, psicologiche
su due versanti generazionali: tale situazione è senz'altro gestibile
in condizioni di stabilità, ma diventa però difficile in condizioni
di precarietà come quelle derivanti dalla difficoltà nel lavoro
o dall'espulsione.
Il lavoro per il superamento dell'esclusione sociale, per una
nuova dignità
La nostra riflessione ha cercato di andare oltre, di cogliere il
significato del "lavoro" per le persone in difficoltà, il suo senso
fondamentale nei percorsi di superamento dell'esclusione sociale,
il suo essere discrimine tra l'assistenzialismo e la promozione
della persona. In particolare è emerso quanto sia significativo
il lavoro quale strumento per promuovere la persona nella sua dignità
e per accoglierla ed integrarla nella comunità. L'esperienza del
lavoro, di un lavoro nella normalità, svolge in questo ambito almeno
due funzioni. Innanzitutto permette un reddito e quindi la possibilità
di una autonomia e di costruire un percorso di reinserimento sociale
reale e non apparente o dipendente, ma che metta le basi per una
stabilità. Nello stesso tempo l'avere un lavoro necessariamente
comporta l'assunzione di un ruolo con i propri colleghi, con gli
interlocutori dell'attività lavorativa, l'assunzione di responsabilità
e di impegni di cui rispondere ad altri e nello stesso tempo l'inserimento
in processi dove si dipende anche dall'azione di altri.
Per molte persone con anni di esperienza di assistenzialismo, in
cui i rapporti sono stati sempre vissuti nel ruolo di soggetto che
fruisce delle prestazioni, che riceve aiuti, contributi e servizi,
che innesca relazioni esclusivamente con operatori dei servizi,
l'esperienza di un lavoro e del conseguente ruolo all'interno di
dinamiche di normalità costituisce un cambiamento enorme, una concreta
possibilità di autoaffermazione, di responsabilizzazione sociale
e personale, di messa alla prova delle proprie risorse, di una valutazione
e valorizzazione delle proprie risorse, di una presa sul serio della
propria dignità. Il lavoro diviene così strumento per una corresponsabilizzazione,
per la sperimentazione di un rapporto di alta dignità, nel quale
la persona si misura con le proprie risorse e le proprie fragilità.
In questo senso si superano le politiche assistenziali e si sperimentano
percorsi di promozione della persona, di sua emancipazione reale,
di sua responsabilizzazione. Per questi motivi, se si vuole veramente
sostenere e promuovere la dignità della persona, è fondamentale
che le politiche attive del lavoro divengano strumento trasversale
degli interventi di politica sociale. Questo è il significato principale
per Caritas, che risponde alla propria funzione prevalentemente
pedagogica di promozione della carità e promozione dell'accoglienza
dei poveri nelle comunità, oltre al sostegno con servizi ed iniziative.
Metodologia e strumenti
Le azioni legate all'ambito del lavoro sono necessariamente realizzate
all'interno del sistema Caritas, connettendole continuamente con
azioni concrete e progetti di intervento gestiti da altri soggetti
del sistema: la Fondazione S. Carlo, alla quale è demandato il compito
diocesano di attenzione ed intervento in queste aree (casa e lavoro),
e il Consorzio Farsi Prossimo.
La Caritas Ambrosiana assume direttamente le funzioni di studio,
formazione, promozione pastorale, collaborando con i servizi Caritas
tra cui in particolare il servizio SILOE, e in stretta connessione
per il lavoro sul territorio con le Caritas decanali e parrocchiali
e con i Centri di Ascolto. Vale la pena forse ricordare che il S.I.L.O.E.
(Servizi Integrati Lavoro Orientamento Educazione), è un servizio
dell'Arcidiocesi di Milano, promosso dalla Caritas Ambrosiana e
dall'Ufficio per la Vita Sociale e il Lavoro, a servizio di persone
con disagio lavorativo, abitativo ed economico. La Caritas svolge
poi azione di coordinamento connettendo la propria azione con gli
interventi degli altri soggetti: in questo modo cerca di realizzare
una connessione preziosa tra riflessione, progettazione ed intervento,
promuovendo una rete di azioni finalizzate alla promozione della
persona e al soddisfacimento dei suoi bisogni. Si crea così un continuum
tra la scoperta del bisogno nei centri di ascolto delle parrocchie,
l'analisi più approfondita dei servizi specializzati, l'orientamento
alle risposte istituzionali e del sistema caritas, gli interventi
di formazione, fino alla presa in carico nell'inserimento lavorativo.
Gli attori possono essere diversi, ma la finalità e la ricerca della
risposta di qualità e di dignità per la persona devono essere le
medesime.
Iniziative specifiche
Secondo le indicazioni diocesane, pur facendo parte del più ampio
tema delle politiche sociali e della cittadinanza attiva, l'area
che si occupa dei temi del lavoro e della casa ha una propria specificità
ed è realizzata in stretta collaborazione con la Fondazione S. Carlo.
A partire dall'esperienza dello scorso anno le azioni specificatamente
Caritas si possono sintetizzare nella promozione, sostegno, coordinamento
alle azioni di ascolto, orientamento, formazione, tirocinio, inserimento
lavorativo relative al lavoro per le persone in difficoltà, realizzando
con i soggetti del sistema caritas una rete di interventi coordinati
e orientati all'applicazione della dottrina sociale della chiesa
e alla promozione della dignità della persona.
Per informazioni ci si può rivolgere a:
Segreteria Casa e Lavoro c/o Fondazione S. Carlo
Via Della Signora, 3/A - Milano
Tel. 02/76.017.360 - Fax 02/76.395.987
e-mail: lavoro@caritasambrosiana.it
lunedì - venerdì h. 9.00 -13.00; h. 14.00 - 17.00
Marco Granelli
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