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 Eucarestia forma della comunità

Il nuovo anno pastorale ci consegna un impegno ben preciso: quello di approfondire il tema dell'Eucaristia e del Giorno del Signore, secondo quanto indicato dal percorso pastorale diocesano del nostro Arcivescovo Card. Dionigi Tettamanzi, "Mi sarete testimoni".
Nell'introduzione al nostro programma Caritas abbiamo avuto modo di evidenziare che la Caritas, nei suoi responsabili, animatori della carità, volontari, ha la consapevolezza di essere portatrice dell'amore di Dio e di essere quindi chiamata al ruolo di educatrice e di testimone della carità. Attraverso l'azione della Caritas, una comunità cristiana può assumere il ruolo di soggetto che realizza cammini e proposte educative per promuovere un modello fraterno di relazioni che diventi cultura, stile, civiltà diffusa e condivisa. Innanzitutto la Caritas deve sostenere lo sviluppo di relazioni autentiche attorno ai poveri, al Vangelo, ai sacramenti. Dare valore a ciascuna e a tutte queste occasioni significa promuovere relazioni personali, quotidiane, anche nuove tra le case e le persone favorendo la centralità dell'uomo e la funzione storica di una "Chiesa esperta di umanità". Deve inoltre tener conto dei tessuti sociali spesso drammaticamente logorati, segnati da voragini di solitudine e sofferenza e mettersi in relazione con le istituzioni pubbliche e private per non rinunciare alla funzione di sentinella della responsabilità e della giustizia nei confronti dei poveri.
Solo se l'Eucaristia è vissuta come momento da cui scaturisce un quotidiano impegno di servizio ai fratelli, solo se impariamo ad amare "come Gesù", essa è segno del reale incontro sacramentale con il Cristo presente nell'Eucaristia, nella Parola, nei Sacramenti e nei bisognosi.
La scelta preferenziale dei poveri che già le prime comunità cristiane hanno attuato, si fonda nel mistero dell'incarnazione, morte e risurrezione del Signore Gesù; tale scelta deve essere sempre più assunta dalla nostra Chiesa e dalla Caritas per essere testimonianza vivente della "buona notizia" dell'amore provvidente e misericordioso del Padre per ogni creatura.
Dobbiamo imparare soprattutto come operatori della carità a lasciarci spezzare per gli altri.
L'Eucaristia dà senso alla nostra vita, ci indica ciò che conta veramente nella vita, ciò che dà sapore al nostro esistere nel mondo: l'amore condiviso.
Significativo è quanto ci richiama il percorso pastorale che ci preme qui ricordare:
"La domenica è "giorno dell'Eucaristia" anche perché è proprio dall'Eucaristia che essa trae il suo più forte dinamismo e la sua fisionomia più autentica. In realtà, è precisamente in riferimento anzitutto alla domenica - per passare poi dalla domenica a tutti gli altri giorni - che l'Eucaristia deve poter manifestare, di fatto, il suo valore "sintetico" e "fontale", cioè la sua capacità di essere centro vitale, momento culminante, compendio e forma unificante dell'intera vita comunitaria. Sia ancora e sempre il Signore Gesù - il vero "festeggiato" di ogni domenica, il solo che sa fare di questo giorno una autentica "festa" - a donarci la grazia e la gioia di vivere ogni nostra domenica come il giorno esemplare, la norma e il paradigma di tutti gli altri giorni. Questo potrà accadere se, come scriveva il cardinale Martini, "tutti i suoi momenti, il suo clima generale di gioia, gli incontri che in esso avvengono, i tempi dedicati alla rigenerazione delle forze fisiche e psichiche, gli spazi di preghiera e di riscoperta di quella realtà misteriosa e meravigliosa che è l'esistenza" saranno "animati interiormente dall'incontro eucaristico con Gesù morto e risorto, principio della nuova creazione, uomo perfetto, speranza del mondo futuro" ("Attirerò tutti a me" [Gv 12,32], 26). Se l'Eucaristia è e deve essere il cuore della domenica, quest'ultima non può non essere il "giorno della carità". Non può non esserlo, perché l'Eucaristia, nella sua più profonda verità, è il "sacramento della carità". Non può non esserlo, perché la cura dell'alta "qualità celebrativa" dell'Eucaristia implica necessariamente, quale esigenza intrinseca al suo dinamismo, l'impegno quotidiano di un amore che serve e si dona, sull'esempio e a motivo di Gesù. In quanto "giorno della carità", la domenica deve potersi presentare nel segno della "unione fraterna" e della "comunione" nella Chiesa. È questo un aspetto essenziale di quell'amore che l'Eucaristia genera, promuove e alimenta. Come tale, questo amore chiede di essere accolto e fatto crescere in ogni modo e con tutte le forze, anzitutto fidando nei mezzi soprannaturali della grazia. Ma è anche un aspetto da esprimere ricercando tutte quelle esperienze concrete che possono far crescere uno stile di condivisione, di aggregazione fraterna, di momenti di vita comune, di preghiera, di gioia e di festa. … La stessa carità chiede di andare oltre e di esprimersi come attenzione preferenziale a tutti coloro che sono nel bisogno. È stato così fin dai tempi apostolici, quando l'assemblea domenicale, oltre a essere caratterizzata dalla "frazione del pane", diventava un momento di condivisione fraterna nei riguardi dei più poveri. Ce lo testimonia l'apostolo Paolo che chiede ai cristiani di Corinto di fare come già aveva ordinato alle Chiese della Galazia: "Ogni primo giorno della settimana ciascuno metta da parte ciò che gli è riuscito di risparmiare" (1 Corinzi 16, 1-2), per condividerlo con quanti erano nel bisogno. E non può essere che così, se il frutto della partecipazione all'Eucaristia è la conformazione con lo stesso Signore Gesù, il quale si è fatto povero per noi, fino ad annientare se stesso, per arricchirci con il dono della sua salvezza" (n. 52 - Mi sarete testimoni).

Due iniziative in particolare rappresentano un punto fermo per il nostro cammino ordinario: il sussidio per la formazione, cui si accenna brevemente qui di seguito, ed il corso diocesano rivolto agli operatori sul territorio, di cui parleremo nel prossimo numero.
Nell'augurare un buon anno pastorale, rivolgiamo a tutti un caloroso invito ad utilizzare gli strumenti approntati, nella consapevolezza che l'attenzione formativa è prerogativa fondamentale per il nostro impegno di carità.

Don Virginio Colmegna

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