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Politica: giustizia sociale, carità universale
Come anticipato nell’editoriale, in sintonia con il percorso pastorale diocesano, tutte le proposte di Caritas Ambrosiana per questo anno pastorale, avranno a tema la testimonianza del cristiano nei diversi ambiti di vita, in particolare quelli relativi al suo impegno sociale e politico. Il nostro Cardinale infatti ci invita a risvegliare la coscienza dell’essere cittadini del mondo, impegnati a costruirlo secondo il disegno di Dio (cfr. n. 81 “Mi sarete testimoni”).
“Non c’è nessun ambiente di vita sociale nel quale al cristiano non sia chiesto di essere “sale” e “luce”. La verità del Vangelo chiede di essere testimoniata nei luoghi in cui uomini e donne vivono, soffrono, gioiscono e muoiono. Chiede di essere testimoniata in famiglia, come nel mondo della scuola e in quello del lavoro; nell’economia, come nella politica; nell’amministrazione della giustizia, come nell’uso dei beni naturali e ambientali; nel mondo dell’assistenza e dell’attenzione alle antiche e nuove povertà, come in quello della sanità; nel mondo della cultura, come in quello della comunicazione sociale; nello sport, come nel tempo libero, nel divertimento e in ogni altro “luogo” nel quale si svolge la vita delle persone” (cfr. n. 78 “Mi sarete testimoni”).
Nell’introduzione al nostro Programma per l’anno pastorale 2005-2006, si ricorda la duplice dimensione della presenza dei cristiani nella società: l’esigenza della testimonianza personale e quella di una nuova progettualità per un autentico umanesimo che coinvolga le strutture sociali.
“La testimonianza personale, frutto di una vita cristiana ‘adulta’, profonda e matura, non può non cimentarsi anche con la costruzione di una nuova civiltà.
Il contributo che la comunità cristiana offre alla società politica è dunque molteplice e trova la sua re¬altà prima nell’annuncio e nella testimonianza del Vangelo, il che esige che di esso siano mo¬strate tutte le possibili implicazioni per la vita sociale e politica.
Malgrado la storia abbia mostrato la Chiesa come implicata nella gestione del potere politico, negli ultimi decenni essa ha riscoperto con più chiara consapevolezza la necessità di spogliarsi di ogni forma di tale potere.
Ciononostante, la Chiesa deve riconoscere una responsabilità nei confronti della realtà politica che potremmo così sintetizzare:
a. l’opposizione nei confronti di ogni evidente prevaricazione del potere politico;
b. l’esercizio del Magistero da parte dei Pastori e l’educazione etico-politica nei confronti dei cristiani;
c. la vita complessiva delle comunità cristiane come fatto di grande rilevanza politica: all'interno di una società civile dominata dalla lotta per prevalere e dall'estraneità reciproca dei singoli, la comunità cristiana dovrebbe essere quasi un segno profetico di convivenza umana fraterna e riconciliata;
d. il servizio cristiano prestato agli ultimi: le comunità cristiane dovrebbero denunciare, e insieme parzialmente correggere, i limiti della presunta ‘giustizia’ dell'ordine sociale, me¬diante l'opera del buon Samaritano, e cioè prendendosi carico di coloro che l'organizzazione sociale abbandona ai margini della strada, degli esclusi e degli emarginati di ogni genere; nessuna organizzazione politica infatti potrà mai provvedere al bisogno singolo, e di ogni singolo, così come può farlo l'attenzione personale;
e. la responsabilità politica fondamentale che si esprime nel leale rapporto con le istituzioni, nella consapevole sottomissione alle leggi in quanto espressive delle esigenze del bene comune, nell'adempimento puntuale dei doveri e delle prestazioni sociali richiesti, a cominciare dagli obblighi fiscali, nell'esercizio delle forme di partecipazione democratica, nell'espressione del voto;
f. la partecipazione politica che, senza arrivare all'esercizio di funzioni amministrative o di governo, anima il tessuto sociale, crea momenti di aggregazione, di scambio, di confronto, elabora cultura e progettualità, esprime solidarietà nelle forme del gratuito e del volontario, promuove cooperazione per lo sviluppo, apre a relazioni di pace e di progresso con altri popoli; se vissuta non in contrasto ma in dialogo vivace e anche provo¬cante con le istituzioni, rappresenta una preziosa esperienza di formazione all'impegno sociale e di preparazione all'impegno politico e può costituire un ricco vivaio di vocazioni all'esercizio di responsabilità istituzionali;
g. la partecipazione politica più diretta, sia nella forma del partito politico, chiamato dal nostro ordinamento costituzionale a concorrere con metodo democratico alla determinazione della politica nazionale, sia nella forma delle funzioni istituzionali esercitate sulla base del mandato popolare.
Negli orientamenti pastorali dell’episcopato italiano per gli anni 90 era presente l’invito a coniugare carità e giustizia nell’impegno sociale:
“E’ importante realizzare un genuino rapporto fra carità e giustizia nell’impegno sociale del cristiano, superando pigrizie e preconcetti che, anche da opposte sponde, introducono fra queste una fallace alternativa… In realtà, la carità autentica contiene in sé l’esigenza della giustizia: si traduce pertanto in un’appassionata difesa dei diritti di ciascuno. Ma non si limita a questo, perché è chiamata a vivificare la giustizia, immettendo un’impronta di gratuità e di rapporto interpersonale nelle varie relazioni tutelate dal diritto” (cfr. n. 38 “Evangelizzazione e testimonianza della carità”).
E ancora nella nota pastorale “Stato sociale ed educazione alla socialità”, là dove si richiama alla necessità che l’educazione alla socialità si radichi nella carità si ricorda che:
“Esercitare la virtù della giustizia significa impegnarsi veramente perché a ciascuno, e alla comunità nel suo insieme, sia dato ciò che loro spetta, non solo sul piano strettamente economico. Questo implica l’attenzione ai loro diritti; il riconoscimento che ciò che è giusto per me non può non essere giusto anche per l’altro e ciò che è dovuto a me deve essere dovuto anche all’altro; il sapere rinunciare ai propri vantaggi, quando questo riduce beni essenziali di altri; l’impegno a costruire un ordine sociale in cui siano rimosse, per quanto possibile, le strutture di peccato, che sono causa di pesanti ingiustizie; il saper resistere, anche organizzandosi, all’ingiustizia, che non può essere mai accettata passivamente (n. 70).
Costruire una migliore vita sociale implica, in sintesi, costruire un nuovo uomo sociale, la cui vita morale sia ispirata dalla carità e sia basata sulla ferma volontà di attuare la giustizia. E’ solo questo nuovo uomo sociale che potrà realizzare la costruzione di una società più abitabile (n. 73).”
Sussidio formativo
Anche il sussidio proposto per la formazione si colloca allora in questo orizzonte e vuole essere un aiuto per continuare a riflettere in questo senso e favorire la costruzione di un nuovo uomo sociale.
In continuità con la riflessione avviata nel convegno diocesano delle Caritas decanali il sussidio riprende il medesimo titolo: “Politica: giustizia sociale, carità universale”.
Esso é formato da cinque schede.
Nelle prime tre la riflessione si articola attorno a tre concetti chiave: cosa significa agire in una logica di servizio, cosa vuol dire essere prossimo, come si caratterizza lo stile del cristiano.
La quarta scheda riprende il tema proposto per la “Giornata di formazione alle competenze sui bisogni” del 2005. L’attenzione era quest’anno rivolta al tema dei minori: nella scheda si ripropone la riflessione relativa al ruolo della comunità cristiana nella relazione educativa.
Infine la quinta scheda si colloca in un percorso di educazione alla mondialità. In sintonia con le prime tre schede riprende il tema dell’utilizzo delle risorse soffermandosi, in particolare, su un bene che sta diventando sempre più prezioso per ciascuno di noi: l’acqua.
In allegato sono state poi inserite alcune testimonianze, che vogliono arricchire la riflessione.
Nel ribadire l’importanza dell’attenzione formativa, invitiamo tutti ad utilizzare il presente sussidio, ricordando che potrà essere acquistato in occasione degli incontri di inizio anno che si terranno in ogni zona pastorale, come da calendario riportato negli appuntamenti.
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