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I poveri in Italia   versione testuale
 
Sono stati diffusi il 17 luglio 2013 gli ultimi dati Istat sulla povertà in Italia. Secondo l’istituto nazionale di statistica sono 9 milioni 563 mila le persone in povertà relativa in Italia, pari al 15,8% della popolazione. Di questi, 4 milioni e 814 mila (8%) sono i poveri assoluti, che non riescono ad acquistare beni e servizi essenziali per una vita dignitosa. Un aumento sensibile rispetto all’anno precedente in cui erano 8.163.000 le persone in povertà relativa e 3 milioni 415 mila quelle in povertà assoluta.
 
Le nostre comunità e le Caritas diocesane percepiscono da tempo questa situazione nel quotidiano: conoscono i volti delle persone e delle famiglie che sono scivolati giù attraverso le maglie troppo larghe della rete di protezione sociale, condannati a farcela da soli alla perdita di lavoro, ad un reddito troppo limitato o ad un lavoro precario o – peggio - in nero. Condannati a farcela da soli o solo con un aiuto della propria famiglia, degli amici, di una parrocchia o delle ancora tante realtà di solidarietà che il nostro paese conserva.
 
“Siamo di fronte ad una crisi che non lascia scampo – dice don Francesco Soddu, Direttore di Caritas Italiana -. I dati evidenziano come la crisi ha determinato l’estensione dei fenomeni di impoverimento ad ampi settori di popolazione, non sempre coincidenti con i “vecchi poveri” del passato. Cresce la multi problematicità delle persone, con storie di vita complesse che coinvolgono tutta la famiglia; è sempre più diffusa la fragilità occupazionale, aumenta il disagio degli anziani, si impoveriscono ulteriormente le famiglie immigrate e peggiorano le condizioni di vita degli emarginati gravi”.
 
Oggi si può quasi parlare di una “pluralità diversificata di povertà”, che non riguarda solo le povertà materiali, ma anche quelle di tipo “relazionale”, “di senso”e “multidimensionali”. Quest’ultime riguardano la mancata risposta a più bisogni: da quelli primari come lavoro, denaro, istruzione, salute, diritti, a possibilità di relazioni, a capacità di cogliere il senso della vita, della dignità umana. È la condizione di sempre più persone che a cominciare dalle difficoltà economiche arrivano a sperimentare la marginalità e conseguentemente la perdita di senso e di ragione di vita.
 
I dati provenienti dalle Caritas diocesane confermano una situazione allarmante. Più del 29% di coloro che si rivolgono ai nostri “Centri di ascolto” hanno meno di 35 anni, mentre il 6,7% sono anziani. Emerge tra gli italiani il dato dei padri separati o divorziati, con una incidenza del 22,6%. Quasi la metà di loro, il 44,2%, ha richiesto beni primari per la sopravvivenza, mentre il 10,2% ha gravi problemi abitativi.
 
A questa situazione Caritas Italiana e le Caritas diocesane rispondono con una rete di 1.760 servizi promossi e/o collegati alle realtà diocesane, dove operano 29.429 volontari laici. Complessivamente sono 14.246 i servizi socio-assistenziali e sanitari collegati con la Chiesa Italiana, dove sono attivi 279.471 volontari laici . I Centri di Ascolto delle Caritas diocesane sono 2.832 in tutto il territorio nazionale, e vedono la presenza di 28.000 volontari laici.  Le Caritas, di concerto con le diverse espressioni delle chiese locali, hanno sviluppato anche un’ampia gamma di iniziative anticrisi: 986 progetti, presso 212 Caritas diocesane.
 
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