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IL DESTINO DEI PICCOLI CHOKORA
Nairobi è una città grande, vastissima e contraddittoria.
Accanto agli immensi grattacieli e alle zone residenziali molto ricche coesistono le periferie povere fatte di baracche fatiscenti e malsane dove la gente riesce a mala pena a sopravvivere. La quotidianità, in questi luoghi, è fatta di case di lamiera, di vita sotto la soglia di povertà, di violenza e di speranza.
L’accesso ai servizi sanitari o alla scuola è quasi un miraggio e lo Stato è completamente assente anche se in queste zone vive la maggior parte della gente di Nairobi.
Le condizioni abitative in queste baraccopoli (slum) sono estremamente precarie. Tutti sono costretti a pagare affitti onerosi per case semipermanenti: baracche di lamiera, fango e legno senza acqua corrente e senza servizi igienici, spesso senza corrente elettrica.
Le condizioni igieniche sono disastrose: mancano le fognature e un sistema di raccolta dei rifiuti. L’immondizia viene buttata in strada e accatastata come capita.
La gente degli slum cerca di sopravvivere portando avanti piccole attività commerciali (banchetti di frutta e verdura o oggetti per la casa), ma troppo spesso i guadagni sono appena sufficienti per mangiare e molte delle necessità di base vengono trascurate.
Quotidianamente un fiume di poveri si riversa nelle zone ricche della città per cercare qualche lavoro occasionale o semplicemente per chiedere l’elemosina nella speranza di arrivare a fine giornata.
Per dimenticare la miseria la gente beve e così il tasso di alcolismo è molto elevato come quello relativo al consumo di droga. Ma in strada non è la cocaina, la droga dei ricchi, ad essere consumata, bensì la colla che viene sniffata per dimenticare i morsi della fame e del freddo. A farne uso sono soprattutto i ragazzi di strada che popolano le baraccopoli di Nairobi.
Sono chiamati “vijana chokora” (ragazzi spazzatura) perchè cercano di sopravvivere raccogliendo materiali di recupero nelle grandi discariche della città.
Ma spesso ciò che raccolgono e vendono non basta per arrivare a fine giornata, così molti di loro sono costretti a intraprendere la carriera criminale come unica strada possibile.
Per cercare di frenare la criminalità giovanile le autorità hanno creato un centro per reati di bassa entità. Il Youth Correctional Training Center (YCTC) è un centro di detenzione per i giovani che commettono il primo reato. I ragazzi rimangono nel centro per quattro mesi (indifferentemente dal reato compiuto) e poi vengono rilasciati.
Inizialmente il carcere doveva essere molto duro e il metodo scelto per riabilitare i giovani era il “short, sharp and shock” (breve, duro e scioccante). Con il passare degli anni, e con la maggiore esperienza accumulata dalle autorità carcerarie, il metodo è stato ammorbidito e il centro ha assunto un aspetto più umano.
Il tempo è suddiviso tra ore di lezione e ore di lavoro.
Ma il destino dei ragazzi che escono dal YCTC è comunque segnato. Senza denaro, senza punti di riferimento (quelli che hanno una famiglia spesso dopo la detenzione vengono allontanati) il solo modo di sopravvivere è quello di tornare a far parte delle malavita locale. Con il passare del tempo i reati diventano sempre più importanti e più gravi e si passa dal carcere per reati di bassa intensità a quelli di media o massima sicurezza, e per i più violenti e pericolosi il braccio della morte rappresenta “l'estrema ratio” di uno stato incapace di offrire alternative ai propri giovani.
Vivere negli slum di Nairobi spesso non significa avere tra le mani il proprio destino, ma divenire vittime di percorsi tracciati dalla povertà e dalla miseria.
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