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Emergenza Kenya

Riportiamo di seguito il commento del cardinal Njue (MISNA, 21.2.2008 – www.misna.org) che ben descrive la situazione attuale del Kenya e quali sono i nodi da affrontare in un momento così delicato della storia del Paese.
La rete Caritas, presente sul territorio keniano, si sta adoperando a favore di percorsi di riconciliazione e soprattutto per un intervento in favore degli sfollati e delle vittime della grave crisi in atto.


Quello che è accaduto in Kenya nelle scorse settimane dimostra quanto sia facile distruggere ciò che si è costruito con il sudore della fronte. Ma anche che il dialogo resta l’unico mezzo per risolvere i problemi”. Lo ha detto oggi alla MISNA il cardinale John Njue, arcivescovo di Nairobi, commentando la crisi post-elettorale del Kenya che, secondo stime correnti, ha causato almeno 1000 morti e 300.000 sfollati e gli sviluppi della mediazione condotta dall’inviato dell’Unione Africana, Kofi Annan tra rappresentanti di maggioranza e opposizione. “La mediazione è di per sé una cosa positiva. La chiesa keniana ha chiesto fin dall’inizio che i due schieramenti si mostrassero moderati e aperti – ha detto l’arcivescovo – per dimostrare alla popolazione che la classe politica keniana è responsabile”. Secondo il porporato, le violenze avvenute nel paese all’indomani delle consultazioni del 27 dicembre “non sono frutto dell’odio fra i cittadini, ma piuttosto il risultato di una campagna elettorale irresponsabile che ha contribuito a riportare in superficie problemi e insoddisfazioni latenti”. “La violenza delle parole ha portato a quella fisica” ha aggiunto l’arcivescovo, secondo cui la povertà, la frustrazione e le aspettative deluse di molti keniani si sono trasformate in “un ambiente ideale in cui seminare la radice del risentimento e della diffidenza” utilizzata da politici senza scrupoli che hanno giocato la carta etnica nella speranza di raccogliere maggiori consensi. La creazione di una Commissione di Verità e Riconciliazione, “è fondamentale per favorire la ricreazione di un tessuto sociale deturpato e indebolito da quanto accaduto – dice ancora il cardinale Njue alla MISNA – e per agevolare la risoluzione di problemi, come quello della distribuzione delle terre, alla base di numerose dispute interetniche”. Se alla fine del quinquennio di governo Kibaki il Kenya poteva vantare infatti grandi passi avanti nell'economia e nelle libertà sociali, la corruzione dilagante e distribuzione iniqua della ricchezza (il 60% della popolazione vive sotto la soglia di povertà) ha alimentato un malcontento diffuso, pronto a sollevare le migliaia di abitanti delle numerose baraccopoli del paese. Riguardo alle questioni fondiarie, vero elemento scatenante delle violenze e aggressioni avvenute nelle zone rurali, quanto accaduto nelle scorse settimane costringe, secondo il cardinale Njue, “le istituzioni a elaborare una chiara politica terriera” per risolvere problemi di sistemazione, residenza, istruzione e altre questioni sociali. “La politica – ha precisato - dovrà trovare soluzioni definitive e porre fine una volta per tutte a queste lotte che riaffiorano incessanti in alcune zone del paese”. Da parte sua, la Chiesa può “favorire la strada della riconciliazione – da detto concludendo l’arcivescovo – ed è in questo spirito che abbiamo chiesto ai fedeli di non abbandonarsi alla tentazione della vendetta, per riportare pian piano la pace nel paese e nei cuori dei keniani”.

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