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IL SOGNO DI SUOR RAQUEL
Suor Raquel è una donna che difficilmente si arrende.
La sua caparbietà e ostinazione l’hanno sempre portata a raggiungere i suoi obiettivi. Così quando ha deciso che doveva fare qualcosa per aiutare i giovani detenuti di Nairobi non ha perso tempo. Dopo aver seguito un corso di Social Ministry ha cominciato la sua attività nel Youth Correctional Training Centre (YCTC) a Kamiti nella periferia della capitale kenyana.
La prima volta che ha varcato la soglia dell’YCTC, una particolare emozione aleggiava nell’aria, e ancora oggi quella sensazione è viva nella memoria di Suor Raquel.
Ma quando si entra 5 volte alla settimana per quattro anni in un luogo, tutto diventa più famigliare e anche quella particolare emozione si è lentamente trasformata sino a diventare voglia di cambiare le cose.
Il YCTC ha sicuramente un nome altisonante, ma in sostanza si tratta di un carcere minorile per ragazzi dai 14 ai 21 anni che hanno commesso il primo crimine a bassa entità. Lì i ragazzi restano 4 mesi e per loro fortuna il YCTC non assomiglia affatto al carcere africano medio dove i detenuti sono costretti a vivere in spazi angusti e fatiscenti alla mercè delle guardie carcerarie. Però le condizioni di vita non sono facili soprattutto nei periodi in cui il centro è sovraffollato, e soprattutto il YCTC è incapace di svolgere quella funzione rieducativa indispensabile per aiutare i ragazzi detenuti.
Così Suor Raquel nei primi due anni di esperienza ha visto passare tanti ragazzi, ha parlato con loro, li ha aiutati ad affrontare i fantasmi del loro passato (la violenza domestica, lo spaccio e l’uso di droga, la vita di strada), li ha aiutati a crescere, ma un giorno si è stancata di sentirsi rivolgere sempre la solita domanda: “Sister, ora che esco dove andrò? Non c’è nessuno che mi aspetta” oppure “Come farò a trovare un lavoro se non so nemmeno leggere e scrivere?”.
E si è anche stancata di sentire le storie dei ragazzi usciti dal carcere minorile e finiti male perché allontanati dalla famiglia o perché incapaci di reinserirsi nella società: per tanti di loro uscire dal YCTC significa vivere in strada e tornare nella criminalità per poi finire in un carcere di sicurezza maggiore o uccisi dalla rabbia della gente nelle baraccopoli.
Armata della sua ostinazione e caparbietà ha cominciato a pensare che era necessario offrire una seconda chance ai ragazzi dell’YCTC, che era giusto che questa possibilità fosse un’occasione vera per poter ricominciare una nuova vita. L’unica soluzione era la creazione di una casa di accoglienza per ragazzi ex detenuti, ma per realizzare questo suo sogno Suor Raquel aveva bisogno di aiuto; non ce la poteva fare da sola.
Parlare del suo sogno di una casa per ex detenuti non era facile perché ogni volta che parlava dei destinatari del progetto la reazione era un imbarazzato diniego.
Sino a che nel febbraio 2004 presentò il suo sogno a una conferenza all’Istituto di Social Ministry dove aveva studiato e trovò nel pubblico qualcuno che raccolse il suo appello. Così intorno a suor Raquel cominciò a radunarsi un gruppo di persone che a poco a poco si prese a cuore le sorti dei ragazzi del YCTC e il sogno di Raquel si trasformò in un progetto: la conferenza episcopale del Kenya donò un terreno dove costruire la casa e Caritas Italiana mandò i primi fondi per la costruzione.
Il primo aprile 2006 finalmente l’inaugurazione della Saint Joseph Cafasso Consolation House e l’ingresso di 10 giovani provenienti dall’YCTC. É l’inizio del sogno di Suor Raquel, è la seconda possibilità per 10 ragazzi, è un segno concreto che le cose si possono cambiare. É passato più di un anno dall’apertura del centro e 15 ragazzi hanno potuto vivere l’esperienza di comunità. Oggi Suor Raquel è lieta di raccontare tante storie a lieto fine come quella di Erick un ragazzo di strada orfano di entrambi i genitori a causa dell’AIDS ora meccanico professionista, oppure quella di Edward, figlio di una ragazza madre diventato ladro per necessità che ora fa il barbiere dopo aver seguito un corso di formazione professionale. Erick e Edward ce l’hanno fatta, ma i posti nella comunità sono troppo pochi.
Per questo Suor Raquel si è armata nuovamente della sua ostinazione e caparbietà per ingrandire la comunità.
Ma questa volta non è sola: Caritas Ambrosiana e Caritas Italiana sono con lei.
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