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Lunedì 27 Febbraio 2017
Crisi alimentare in Africa: appello del Papa all'impegno di tutti   versione testuale


“Destano particolare apprensione le dolorose notizie che giungono dal martoriato Sud Sudan, dove ad un conflitto fratricida si unisce una grave crisi alimentare che colpisce la Regione del Corno d’Africa e che condanna alla morte per fame milioni di persone, tra cui molti bambini. In questo momento è più che mai necessario l’impegno di tutti a non fermarsi solo a dichiarazioni, ma a rendere concreti gli aiuti alimentari e a permettere che possano giungere alle popolazioni sofferenti. Il Signore sostenga questi nostri fratelli e quanti operano per aiutarli.”
Così papa Francesco in un accorato appello in occasione dell’udienza generale dello scorso 22 febbraio 2017. Appello a cui è seguito l'annuncio che il Santo Padre e l’arcivescovo Welby, Primate d’Inghilterra, ossia l’autorità ecclesiastica più alta della Chiesa anglicana, andranno prossimamente in Sud Sudan, una nazione che definire tra le più povere al mondo è un eufemismo. Una visita invocata dagli stessi Vescovi del Sud Sudan che con un messaggio pastorale hanno duramente condannato la guerra e le feroci violenze perpetrate verso i civili dalle milizie.
 
Il 20 febbraio è stato dichiarato ufficialmente dalla FAO lo stato di carestia in Sud Sudan dove in alcune aree  le persone stanno morendo di fame,  sono circa  100.000 quelle in condizioni di grave inedia e 4.8 milioni quelli che necessiteranno di assistenza alimentare nei prossimi mesi. Oltre al  Sud Sudan, dove i tre anni di  conflitto sono la causa principale della crisi alimentare,  la situazione è sempre più grave anche in numerosi altri paesi  del Corno d’Africa,  dell’Africa orientale e meridionale a causa della siccità e in alcuni altri contesti dove persistono situazioni di conflitto interne che pregiudicano la disponibilità e l’accesso al cibo a centinaia di migliaia di persone.
Secondo le stime di Fews Net, nel mondo nel  2017 il numero di persone in condizione di grave  insicurezza alimentare che necessiteranno di aiuto alimentare d’urgenza aumenteranno del 40% rispetto al 2015, raggiungendo il numero record di circa  70 milioni. Di questa la gran parte è concentrata in Africa orientale e meridionale. 
Sono tre i  fattori principali che acutizzano le già gravi condizioni di vita della popolazione (cf. anche poster da Italia Caritas novembre 2016):
Il primo tra tutti sono i conflitti localizzati persistenti che causano la perdita dei mezzi di sussistenza delle famiglie, la riduzione del commercio e dell’accesso agli aiuti in molte regioni. La seconda causa è la siccità, specialmente causata dal Nino nel 2015/2016 e dalla contro calamità la Nina nel 2016/2017. In Africa Orientale e Meridionale, le piogge sono significantemente sotto la media causando una notevole riduzione dei raccolti e peggiorando gravemente la disponibilità di acqua e foraggio per il bestiame. Infine, l’instabilità economica, collegata al conflitto, causa una svalutazione della moneta e quindi l’aumento dei prezzi dei beni alimentari, già difficilmente accessibili per le famiglie e le fasce della  popolazione più vulnerabili.
Inoltre, la popolazione che vive in costante situazione di instabilità, si trova nell’ incapacità di gestire shock e emergenze, a causa della mancanza di accesso a nutrizione adeguata  caratterizzata da mancanza di cibo, malnutrizione acuta, e mortalità elevate tra i bambini.  In particolare i paesi dove l’emergenza è provocata o acutizzata da  conflitti armati localizzati che ostacolano fortemente l’accesso al cibo e dove gli scontri armati piegano la popolazione civile limitando gli spostamenti e isolando intere regioni sono:  Sud Sudan, Sudan (nella regione del Darfur e Blue Nile in particolare), l’area del lago Tchad (Nigeria, Niger, Cameorun) controllate da Boko Aram, in Somalia, alcune aree della Repubblica Democratica del Congo. 
Oltre a questi, molti altri  vanno incontro a un catastrofico aggravarsi della situazione umanitaria a causa della siccità, in particolare: Etiopia, Malawi, Burundi, Madagascar, Zimbabwe (cf. anche articolo Italia Caritas marzo 2017), Kenya. La situazione già critica raggiungerà il suo picco attorno a settembre-ottobre 2017. Al fine di evitare la catastrofe umanitaria, come accadde nel 2011, non basta che  i governi e la comunità internazionale intervengano con progetti di assistenza umanitaria, è necessario un impegno per la risoluzione dei conflitti, e garantire maggiori risorse per rispondere all’emergenza.
Alcune Caritas africane dei paesi colpiti stanno già  operando da mesi con programmi di emergenza che saranno estesi  per il tutto il 2017, altre, a seguito dell’acuirsi della situazione,  stanno predisponendo  nuovi programmi per i quali sarà necessaria la solidarietà di tutto il mondo tramite la rete Caritas internazionale. I principali interventi sono: distribuzione di cibo, rifornimento di acqua, assistenza ai malati, distribuzione di kit di emergenza,  sostegno ad attività produttive. Particolare attenzione viene dedicata alle fasce più vulnerabili tra cui minori e donne e al rafforzamento della capacità di risposta e adattamento della comunità colpite dalla crisi.
Caritas Italiana, grazie alla solidarietà di singole persone e  comunità, sta sostenendo da mesi gli interventi delle Caritas locali in molti dei  paesi colpiti ed è in costante contatto per sostenere i programmi  che via via si stanno predisponendo e potenziando. Al momento l’impegno di Caritas Italiana in risposta alla crisi si concentra in Etiopia e nel resto del Corno d’Africa, in Sud Sudan, Sudan, Madagascar, Malawi, Zimbabwe, Nigeria, Kenya. I paesi dove si prevede vi sarà l’avvio di nuovi interventi o un loro potenziamento  sono: Somalia, Kenya, Burundi.