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Area Territorio

“Nella loro evoluzione i doposcuola sono passati dall’essere piccole realtà nate dalla buona volontà di alcuni per rispondere ad un bisogno a definirsi come risorse stabili e propositive del territorio”( De Bernardis, 2005). Da molti anni ormai la normativa auspica e costringe a costruire una politica per l’infanzia e per l’adolescenza basata su un insieme coordinato di interventi che contrasti la prolificazione di una molteplicità di interventi frammentati e sia capace di sviluppare un'efficace collaborazione tra i diversi attori, istituzionali e non, che su un territorio si prendono cura dei minori e delle loro famiglie. La stessa legge sull’autonomia della scuola ha favorito la realizzazione in alcuni casi di una sorta di “patto territoriale” che coinvolge le risorse presenti sul territorio, così da costruire una rete in grado di rispondere al disagio di ragazzi e adolescenti e di offrire loro quelle opportunità che altrimenti sarebbero loro precluse. In questo quadro di riferimento il doposcuola non può più pensarsi come un servizio indipendente dal contesto nel quale opera ma occorre che si percepisca come parte di un’offerta sociale più ampia capace di integrare le risorse e le competenze dei diversi attori in gioco e di salvaguardare le specificità di ciascuno. “I rapporti con la famiglia, con la scuola e con le altre istituzioni e agenzie educative rappresentano dunque un doposcuola attento ed in grado di rispondere alle esigenze espresse ed inespresse del territorio in tema di minori ed adolescenti. L’ipotesi di rapporti con queste istituzioni che si basano sul mutuo riconoscimento e sul reciproco potenziamento delle risorse (il tutto è maggiore della somma delle parti…), impone al doposcuola di essere soggetto proponente all’interno della propria comunità, e non semplicemente contenitore del disagio che si ipotizza altri non siano in grado di affrontare. Svolgere il ruolo di soggetto proponente significa saper prendere iniziative per sviluppare contatti e relazioni, e soprattutto essere aggiornati e preparati a leggere le esigenze e affrontare risposte efficaci sulla base delle risorse disponibili…” (De Bernardis 2005) L’integrazione degli interventi apre nuove e maggiori possibilità di successo dei percorsi proposti ai ragazzi e, insieme, chiede ad ogni operatore e ad ogni ente coinvolto di affrontare le gioie e le fatiche della metodologia della rete. Questa modalità di lavoro, infatti, porta costantemente a coinvolgere e a lasciarsi coinvolgere, promuovendo una “rete di persone” in una progettazione comune degli interventi da realizzare e dei servizi da erogare magari partendo dalla collaborazione, necessaria ma non sufficiente, nelle fasi attuative di singole progettualità o nel confronto tra diversi soggetti che si relazionano agli stessi utenti. La rete permette di condividere risorse e idee, può diventare un vincolo, è un’esperienza capace di implementare le competenze di ciascuno e la capacità di un territorio di rispondere ai bisogni dei suoi abitanti. Il lavoro di rete, infatti, è analizzare insieme i bisogni del territorio, le risorse a disposizione, i servizi già attivati per ipotizzare nuove risposte: il lavoro di rete è progettazione comune. La traduzione operativa di queste riflessione parte dall’investimento di energie e risorse al fine di sviluppare la rete interna dell’ente che promuove il doposcuola che non può essere svincolato, ad esempio, dal progetto educativo dell’oratorio nel quale si realizza. Un passo successivo riguarda la promozione della rete tra servizi simili, ad esempio tra i doposcuola parrocchiali di una stessa città, per aprirsi infine al territorio e alla co-progettazione con i diversi soggetti in esso operanti.

Coordinamento tra doposcuola
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