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Area Valutazione

Per quanto si faccia fatica ad accettare, valutare vuol dire “dare un giudizio”, ma un giudizio di sostanza non di semplice forma. Questo giudizio sostanziale ci interessa per capire come funzionano le cose, anzi: se abbiamo funzionato, come e, soprattutto, perché, in quanto quest'ultima domanda ci consente di migliorare il nostro servizio, qualunque esso sia. Sarà pur necessario capire cosa esattamente ha fatto andare storte le cose per non inciampare in futuro nello stesso errore, oppure lasciarci andare in spiegazioni che scadono nel luogo comune e non sono il frutto di un'attenta riflessione. Questa necessità di capire cosa ha fatto funzionare le cose, oppure no, non fa necessariamente riferimento alle capacità individuali; non segnala delle colpe, non stigmatizza un'onta. Segnala invece una semplice realtà, e cioè che il mondo è fatto di persone, ognuna con la propria testa, che si aggregano in organizzazioni per gestire servizi, erogare prodotti, condurre processi sociali, e tutti insieme costituiscono un complesso sistema che non è riducibile a formule. Quindi le variabili sono tali e tante, e così variegate e indefinite, che è tecnicamente impossibile fare un programma o un progetto perfetto; l'imperfezione è nelle cose, anzi, non la si può neppure chiamare imperfezione. Ecco allora che valutare vuol dire “capire per imparare”. Se pensiamo alle realtà di doposcuola, nate per aiutare e sostenere i ragazzi nello svolgimento quotidiano dei compiti (strumenti spietati di valutazione!!), il tema della valutazione cade a pennello ed è perfettamente coerente con quanto siamo chiamati a fare, sia come volontari che come professionisti. Infatti occorre togliersi dalla testa l'idea che la valutazione delle attività di doposcuola sia un qualcosa che non ci riguardi, perché si parte dall'assunto che “noi sappiamo ciò che facciamo”, perché lo facciamo da anni, perché possediamo un titolo accademico, perché siamo dei professionisti, oppure perché riteniamo che i doposcuola non siano “valutabili”. Tali affermazioni, implicite o esplicite, denotano però un certo “delirio di onnipotenza” che non fa assolutamente bene ai ragazzi che ci vengono affidati. A questi è necessario trasmettere il nostro desiderio di metterci in discussione come adulti, sempre pronti a cercare nuove soluzioni. Solo così saremo un esempio credibile ai loro occhi e allora saremo pronti per affrontare un “processo di valutazione”. La valutazione si basa su di una ricerca ad hoc (questionario, intervista, focus group, relazione), quindi ha un carattere argomentativo, mentre altro è il “monitoraggio”, ossia un sistema di raccolta e archiviazione di dati di base (generalmente quantitativi) che possono poi avere diversi utilizzi. Di per sé il monitoraggio non esprime giudizi (ecco la profonda differenza con la valutazione), ma fornisce solo i dati per i quali è stato programmato. All'interno delle attività di doposcuola possono coesistere entrambi le dimensioni, cioè valutazione e monitoraggio, anzi, spesso esistono, ma non ci si accorge di esse. Infatti, tipiche attività di monitoraggio sono costituite dal tenere le presenze dei ragazzi, dei volontari; dal registrare il numero di colloqui con famiglie, docenti, terapisti, servizi sociali; dal saper indicare quanti dei ragazzi hanno il sostegno, seguono una terapia, sono in carico al servizio sociale, hanno i genitori separati, sono stranieri, oppure non presentano difficoltà; numeri che ci possono dire chi frequenta le nostre attività e con quale fedeltà, oppure della rete che siamo riusciti a costruire, che possiamo portare a “testimonianza” nei luoghi istituzionali. Rimangono numeri che hanno la funzione di monitorare il nostro operato, ma che vanno integrati con una più attenta valutazione. Anche rispetto alla valutazione ci sono diversi strumenti che, come per il monitoraggio, riguardano tutti gli attori coinvolti nel progetto: innanzitutto i ragazzi, ai quali può essere chiesta un'opinione quotidiana sul doposcuola, attraverso una scheda di auto-osservazione che gli chieda di fermarsi su quanto hanno fatto nel pomeriggio, nonché un questionario al termine dell'anno, oppure un focus group che permetta loro di dialogare guidati da un adulto. Tutti questi strumenti fanno sentire i ragazzi protagonisti del loro cammino di crescita. Altrettanto per i volontari è importante poter fare il punto sul pomeriggio trascorso con i ragazzi, attraverso una scheda di osservazione sugli stessi, affinché non ci si riduca a constatare se “ha fatto i compiti oppure no”, ma anche come li ha fatti, se aveva il materiale didattico. E anche per loro l'importanza di somministrare un questionario finale che permetta di esprimere un parere, una valutazione sul servizio educativo svolto. Sempre in quest'ottica di protagonismo di tutti i soggetti, anche alle famiglie è importante chiedere un parere sulle attività attraverso un questionario finale; se ci pensiamo bene, è questa un'occasione importante, in cui si chiede alle stesse di fermarsi a riflettere. Tutti questi dati andranno integrati con le valutazioni raccolte dalle altre agenzie educative sopra citate, dando così origine ad una valutazione “partecipata” che vede il coinvolgimento di diversi attori sociali, i quali non saranno visti come meri usufruitori o informatori delle nostre attività, ma come veri co-protagonisti della costruzione del nostro progetto educativo di doposcuola. Una volta raccolti tutti questi dati occorrerà predisporre una restituzione al committente, ossia, a chi ci ha chiesto di porre in essere la nostra attività, sia essa la parrocchia, oppure un'associazione, una cooperativa sociale, oppure un soggetto pubblico che ci ha affidato dei fondi mediante un bando. Oltre ai committenti “istituzionali”, la restituzione, che quindi sarà il frutto di una ricerca, dovrà essere rivolta anche a tutti gli altri attori che insieme con noi partecipano al progetto e ai quali abbiamo chiesto un “parere”: non avrebbe senso chiedere un'opinione a qualcuno, attraverso questionari, interviste e poi, non preoccuparci di riferirne quanto emerso o, peggio ancora, proseguire sulla nostra strada, senza ascoltare i suggerimenti e le indicazioni che ci vengono fornite. Per quanto possa apparire complesso, non dobbiamo spaventarci di valutare quanto facciamo; essa rappresenta una nuova occasione per ripartire e non un'occasione di frustrazione o di arresto.

Diario di bordo elementari
Diario di bordo medie
Questionario genitori 1
Questionario genitori 2
Questionario ragazzi 1
Questionario ragazzi 2
Questionario volontari 1
Questionario volontari 2
Scheda osservazione quotidiana
Scheda autosservazione ragazzi
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