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Imprese sociali, a rischio un prezioso germoglio   versione testuale
28 aprile 2020

«Siamo una piccola cooperativa agricola di nome Greens, fondata in Bosnia Erzegovina poco piu di due anni fa dall'associazione ProReha, che esiste da molto tempo e si occupa di riabilitazione, educazione e socializzazione per le persone con disabilità o con altre vulnerabilità. Tre anni fa abbiamo capito che era importante dare anche una possibilità di lavoro vero, concreto, all'interno dei percorsi riabilitativi». È nata così Greens, cooperativa (di tipo B) che produce erbe aromatiche e microverdure, molto apprezzate dal mercato: «I nostri clienti maggiori sono gli hotel e i ristoranti della capitale, Sarajevo, e poi vendiamo i nostri prodotti anche a Merkator, la piu grossa catena di supermercati del paese».
Greens è una delle oltre 80 imprese sociali sostenute in questi anni dal network Caritas nei Balcani. Sono il frutto piu bello e piu visibile di un lavoro di promozione dell'economia sociale in 8 stati della regione: Albania, Bosnia Erzegovina, Grecia, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Serbia, Bulgaria. Sono imprese che danno lavoro a varie categorie di persone vulnerabili: disabili, persone con disturbo mentale, madri sole o donne vittime di violenza, minoranze, comunità delle periferie o delle aree rurali piu disagiate...
Dopo 50 anni di comunismo, e dopo un ventennio di guerre e poi di complicate e conflittuali transizioni socio-economiche, il terzo settore nei paesi balcanici ha avuto finalmente la possibilità di iniziare a operare in modo diverso. L'economia sociale ha consentito ad associazioni e cooperative di essere più solide, di lottare contro la povertà in maniera innovativa, di promuovere forme nuove di inclusione sociale, di stimolare uno sviluppo economico sostenibile ed equo, di tutelare il loro territorio valorizzando l'ambiente. Dopo anni di emergenze, post-conflitto e assitenzialismo, l'economia sociale era diventata una risposta concreta, positiva e ad alto impatto, che è riuscita anche a creare connessioni e collaborazioni nuove.
 
Bosnia, perso il mercato in una notte
A partire da marzo 2020, però, l'epidemia di Covid-19 ha indotto i governi della regione balcanica a introdurre misure molto rigide per frenare la diffusione del contagio: chiusura delle scuole e delle attività economiche, divieto di libera uscita o di movimento per la popolazione, coprifuoco per gli anziani, chiusura dei confini. La crisi del Covid-19 ha finito per mettere in ginocchio le economie locali, e a maggior ragione per compromettere la sopravvivenza delle imprese sociali nei Balcani: le attività produttive sono infatti sospese o chiuse, il mercato è bloccato, la mobilità dei lavoratori è impedita.
«Noi abbiamo letteralmente perso tutto il nostro mercato nel giro di una notte – racconta Vedad, direttore di Greens –. Agli hotel e ai ristoranti della Bosnia Erzegovina dai primi di marzo è stato fatto divieto di lavorare: non comprano più i nostri prodotti, non avendone bisogno. Nei supermercati come Merkator, i cittadini impauriti dalla pandemia stanno comprando grandi quantità di beni essenziali, e hanno drasticamente ridotto l'acquisto di erbe aromatiche o di microverdure. In un mese la nostra attività commerciale si è ridotta di oltre il 75%. E come se non bastasse, siccome gli hotel e i ristoranti hanno dovuto chiudere all'improvviso, non hanno potuto saldarci nemmeno i pagamenti degli acquisti e degli ordini fatti nei mesi precedenti. Ora, oltre a non vendere nulla, nemmeno possiamo riscuotere gli introiti del lavoro già svolto». Molti dei lavoratori di Greens sono persone con disabilità, le quali non possono andare più al lavoro a causa delle misure restrittive imposte dal governo, e sono costrette a starsene isolate in casa. Quando usicranno dall'isolamento, rischiano seriamente di non trovare piu il loro luogo di lavoro: «Se continua così, la nostra cooperativa non potrà sopravvivere piu di un mese».
 
Serbia, fermati tutti gli investimenti
Storie come quella di Greens sono purtroppo comuni, nelle ultime settimane, in tutta la regione. Nella cittadina di Kula, nord della Serbia, opera l'associazione Plava Ptica, a supporto delle persone con disturbi mentali. L'associazione ha creato qualche tempo fa un suo ramo di impresa sociale (equivalente alle nostre cooperative di tipo A), con il quale offre diversi servizi commerciali: «Avevamo piu di 50 impiegati prima della crisi. In un mese, abbiamo dovuto interrompere il rapporto di lavoro già con 10 di loro. In queste settimane stiamo provando a portare avanti alcuni servizi agli anziani e ai disabili in forma gratuita, perchè sono persone molto vulnerabili e non possiamo lasciarli soli».
La situazione paradossale di questa associazione è che sa già quanto saranno necessari e richiesti i propri servizi e le proprie attività al termine della crisi, dato il peggioramento generalizzato della salute mentale della popolazione locale causato dalla crisi. Ma d'altro canto, l'associazione non saprà nemmeno se alla fine di questa crisi loro esisterà ancora: «L'impatto del Covid-19 sulla nostra realtà è stato molto duro; abbiamo dovuto fermare tutti gli investimenti che avevamo già programmato, se continua così non reggeremo piu di tre mesi».
 
Grecia, il turismo in ginocchio
Nel paese piu a sud della regione, la Grecia, la musica purtroppo non cambia. «Ho pensato tante volte in queste ultime settimane come la realtà stia andando oltre ogni nostra piu incredibile immaginazione. Noi in Grecia ne abbiamo avute di crisi, negli ultimi anni... ma mai abbiamo dovuto affrontato una crisi globale di questo tipo. È davvero uno stress test per tutta la nostra società», racconta Stamatis Vlachos, responsabile dei programmi di economia sociale e solidale di Caritas Grecia, che in questi anni ha supportato alcune esperienze di impresa sociale soprattutto nel settore del turismo responsabile.
«È stato molto chiaro fin dal primo momento che le conseguenze della pandemia per la maggior parte delle imprese sociali sarebbero state disastrose. Questo è molto evidente soprattutto nel settore dell’ospitalità e del turismo responsabile: l’epidemia di coronavirus ha colpito proprio nel periodo delle prenotazioni per la prossima stagione estiva. Oggi è impossibile trovare un'impresa del settore o un programma che non abbiano dovuto chiudere le proprie attività, dato che tutte le preonotazioni sono state cancellate, e nessuno ha idea su quando e a quali condizioni i viaggi e il turismo saranno ancora una possibilità. Già si parla di un intero anno andato perduto, non solo di qualche settimana».
 
Macedonia: risposte anche online
La situazione creatasi nelle ultime settimane ha dunque preso in contropiede tutto il fragile settore dell'economia sociale nei Balcani, che mai si sarebbe aspettato uno shock del genere. Con fatica le imprese della regione stanno provando a organizzare le prime risposte. «Le imprese sociali della regione sono state molto colpite, e non sanno come reagire. Noi per esempio abbiamo dovuto completamente chiudere le nostre attività e i nostri uffici. Ma non vogliamo arrenderci: cerchiamo di dare una mano, facendo circolare le informazioni utili anche alle altre imprese sociali, raccontando ai nostri membri i piani di ripresa che stiamo ideando, dandoci un supporto morale reciproco. Proviamo a coordinarci – racconta Danijela, direttrice della cooperativa VedriMo di Mostar, Bosnia Erzegovina –. Certo, sarebbe molto utile che le autorità mettessero tutte le informazioni in un unico luogo, con i supporti disponibili e i passi necessari agli impreditori sociali per poterle richiedere...».
In questa situazione, c'è anche chi sta provando a tenere botta, affidandosi alle tecnologie digitali. Padre Dimitri Tasev, parroco di Gevgelija (Macedonia del Nord) e presidente della locale cooperativa Madre Teresa, racconta: «Dall'11 marzo abbiamo dovuto chiudere tutto: il centro diurno, le attività riabilitative, le attività di impresa. Dobbiamo stare a casa tutti, sia noi operatori sia i ragazzi con disabilità. Così abbiamo pensato di provare a fare almeno qualcosa online: i nostri operatori inventano attività accessibili ai ragazzi disabili, e loro provano a seguirle online con il supporto dei loro genitori. Ma non è facile».
Altri, come l'associazione Mary Ward of Loreto, in Albania, hanno invece indirizzato i loro bisogni alle istitutuzioni locali. Per ora invano. «Abbiamo richiesto il supporto governativo per il rimborso degli stipendi dei lavoratori delle nostre imprese sociali nella zona di Lezha e di Kallmet, perchè a causa del Covid-19 il mercato è stato chiuso. La richiesta è stata respinta. Il problema piu grave, però, è che non ci è stato dato un feedback sul perchè la nostra richiesta sia stata rigettata. Noi comunque ci riproveremo e faremo di nuovo domanda». In aprile, Mary Ward of Loreto ha pagato i salari con i propri fondi, ma tra un paio di mesi non ci saranno piu risorse cui attingere. Il governo albanese, come tanti altri della regione, non è ancora riuscito a porre in opera efficienti sistemi di supporto alle imprese sociali colpite dalla crisi.
 
Serve un intervento straordinario
È estremamente evidente che ci sarebbe bisogno di un intervento straordinario di supporto all'economia sociale, nei Balcani: molto alto è il rischio che le cooperative locali debbano chiudere, essendo troppo fragili per resistere da sole a una crisi di questa portata. Ciò porterebbe con sè gravi problemi economici, ma soprattutto sociali. Le persone vulnerabili che lavorano in quelle imprese non sono solo a rischio di perdere il posto di lavoro: rischiano di svanire lunghi e faticosi percorsi di riabilitazione, inclusione e riscatto sociale.
Molti osservatori internazionali sottolineano che l'economia sociale potrebbe essere uno dei settori su cui fondare il mondo post-coronavirus. Dopo lo schock economico-finanziario del 2007-2008, l'economia sociale fu una delle grandi forze anticicliche per superare la crisi. Ma oggi il settore deve prima di tutto pensare a sopravvivere e a salvarsi dalle minacce del periodo.
«Affinchè non vengano cancellati tutti gli sforzi e tutti i risultati che avevamo raggiunto con fatica, e non siamo costretti a chiudere le nostre imprese, sono necessarie misure urgenti e molto efficaci. Da parte dei governi, ma da parte anche dei nostri partner e dei nostri donatori. Da tutti ci aspettiamo un supporto straordinario in questi momenti cruciali, ne va della stessa sopravvivenza delle imprese – conclude il direttore di Greens –. Noi dobbiamo sanare velocemente le perdite di questi mesi, vorremmo riattivare la nostra produzione in sicurezza appena possibile, e speriamo di far ripartire velocemente i percorsi di riabilitazione, inclusione e impiego per i disabili e per le altre persone vulnerabili che lavorano con noi. Percorsi costruiti in anni e anni, in poche settimane sembrano essere stati spazzati via. Ma non è nel nostro costume cedere alle difficoltà».
 
Daniele Bombardi