Home Page » Attivita' » Progetti » Italia » Emergenza COVID-19 » Covid-19: impegno Caritas » In Italia » Servizio civile: i riconvertiti e i riattivati 
Servizio civile: i riconvertiti e i riattivati   versione testuale
10 agosto 2020

Dal 15 luglio, anche per il servizio civile nelle Caritas in Italia è terminata la “fase 2” dell’emergenza e tutti i progetti, che vedono attualmente impegnati quasi 700 volontari in una settantina di Caritas diocesane, sono stati riattivati, dopo il lungo periodo di lockdown. Ma facciamo un passo indietro.
A seguito dell’emergenza epidemiologica Covid-19, nei mesi scorsi anche il sistema del servizio civile nazionale ha subìto contraccolpi. Sin dal primo Dpcm del 23 febbraio (che decretava la zona rossa per 11 comuni di Lombardia e Veneto), il Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio civile universale ha pubblicato varie circolari, con le indicazioni agli enti di servizio civile relative all’impiego degli operatori volontari nell’ambito dell’emergenza. In pratica, anche al servizio civile sono state applicate le restrizioni legate alle attività e allo spostamento delle persone valide per tutti i cittadini al fine di contrastare il diffondersi del virus. Con l’evolversi dell’epidemia, si è quindi giunti alla circolare del 10 marzo, che ha sospeso tutti i progetti di servizio civile sull’intero territorio nazionale fino al 3 aprile.
Nel frattempo, la cartina dell’Italia contagiata si tingeva man mano di rosso, così come accadeva in tanti paesi del mondo, tanto da dover decidere di far rientrare in Italia i giovani volontari in servizio all’estero e interrompere i loro progetti.
 
Porta rimasta socchiusa
La circolare del 10 marzo, però, non chiudeva completamente la porta. Gli enti potevano valutare di proseguire (con le dovute precauzioni) i progetti «di particolare e rilevante utilità», che cioè potevano operare proprio per far fronte alla situazione di emergenza in atto. A quel primo appello, hanno risposto 10 Caritas diocesane, coinvolgendo una trentina di volontari nei progetti di servizio civile “riconvertiti” in attività anti-Covid.
Ma il vero sblocco si è avuto con una nuova circolare del Dipartimento che, di fatto, ha consentito agli enti di riattivare i progetti “congelati”, anche rimodulando le attività originariamente previste, e modificando eventualmente le modalità di attuazione.
Le Caritas hanno così potuto ridefinire i propri progetti, adattando le attività previste in origine alle esigenze dettate dalla nuova situazione. Il 16 aprile, su 688 operatori volontari inseriti nei progetti avviati in Italia il 15 gennaio scorso, ben 412 (pari al 60% del totale) risultavano attivi in progetti riattivati. Si è trattato di un primo positivo risultato, che la Caritas ha condiviso con altri enti (come attesta il comunicato della Conferenza nazionale degli enti di servizio civile), per sottolineare il ruolo che il servizio civile può avere nella “difesa del Paese” anche in situazioni di emergenza. Non a caso, la stessa circolare del Dipartimento, ricordava che «più che mai i progetti di servizio civile rappresentano strumenti preziosi per garantire quotidiano supporto e assistenza alle comunità, in uno sforzo comune di solidarietà e di partecipazione in grado di incidere positivamente sul bene della collettività».
 
Un segno indelebile
Man mano che le Caritas diocesane si sono riorganizzate (con tutte le cautele necessarie a garantire anche la salute dei giovani), è cresciuto il numero dei progetti “riattivati” e dei volontari coinvolti: il 13 maggio erano diventati il 73%, il 25 maggio l’81%, il 10 giugno il 97% e così via.
Se per un giovane quello vissuto quest’anno resterà un anno “da ricordare” e raccontare ai propri figli e nipoti, a maggior ragione per un giovane in servizio civile resterà certamente un segno indelebile, che aumenterà il valore di un’esperienza di servizio agli altri per il bene comune.
Chi vuole conoscere più da vicino l’esperienza del servizio civile in Caritas ai tempi del Covid-19, può visitare l’apposita sezione del nostro sito internet; essa raccoglie alcune storie, testimonianze di un inedito percorso non solo sociale, ma anche umano ed educativo.
Per un quadro generale sulla riattivazione dei progetti in Italia può essere utile il report, aggiornato al 15 luglio, pubblicato dal Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio civile universale
 
Diego Cipriani