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Mercoledì 9 Dicembre 2020
I tre spiriti del male nell’Armageddon siriano   versione testuale
9 dicembre 2020

L’Armageddon è il luogo in cui, secondo l’Apocalisse di Giovanni, tre spiriti immondi radunerebbero alla fine dei tempi tutti i regnanti della terra. Gli spiriti odierni del male (Guerra, Terrorismo e Pandemia) sembra si siano dati appuntamento in Siria, Armageddon del terzo millennio, e che lì da anni abbiano riunito interessi e conflitti della geopolitica mondiale.
 
Gli uomini neri resistono
In Siria la guerra non è finita. La situazione della sicurezza, a livello nazionale, si è deteriorata a Idlib, ma il conflitto sta arrivando pericolosamente anche vicino ad Aleppo e Hama, nel nord-ovest della Siria, con continue segnalazioni di ordigni esplosivi improvvisati (Ied), bombardamenti e colpi di artiglieria in tutta la regione. Nonostante il cessate il fuoco concordato a marzo tra le parti in guerra, cioè esercito siriano (supportato dai russi) e ribelli (sostenti dalla Turchia), i dati raccolti mostrano che nel nord-ovest del paese anche negli ultimi mesi si sono verificate frequenti violenze, che hanno devastato la vita di moltissime famiglie e bambini, colpendo case, ospedali e scuole.
Da marzo, infatti, nel paese si calcola una media di almeno 143 morti al mese a causa della guerra. E a farne le spese sono soprattutto i più piccoli, i più fragili, dunque i bambini. Alle vittime di una guerra che sta ormai per raggiungere il triste traguardo del decimo anno di durata, si sommano quelle causate dal secondo spirito protagonista dell’Apocalisse siriana, quello del terrorismo, che ha il volto degli uomini neri dell’Isis: l’organizzazione jihadista non ha mai cessato di esistere, al contrario di quanto ha affermato la Casa Bianca dopo la caduta di Mosul e Raqqa, le roccaforti del Califfato. Cellule ben organizzate e ben armate continuano a colpire in modo micidiale la Siria, paese che in questo momento, più di ogni altro, porta il peso della lotta allo Stato Islamico. Lo scontro si sta intensificando nel triangolo fra Raqqa, Hama e Dayr az Zor, dove a conti fatti l’Isis non è mai stato sconfitto. La tensione sta salendo progressivamente anche a ovest, verso Idlib, la regione divenuta negli ultimi anni presidio di qaedisti e jihadisti, protetta militarmente dalla Turchia.
A questo clima di tensione causato dal permanere di formazioni terroristiche, in Siria si aggiunge il peggioramento dei rapporti fra Turchia e Russia, aggravato dal conflitto fra Armenia e Azerbaijan, in cui Ankara ha appoggiato Baku mentre la Russia, pur proclamandosi neutrale, in realtà pende dalla parte di Yerevan: una danza continua, quella delle due potenze, che pubblicamente si salutano con sorrisi tirati, ma pronte ad accoltellarsi per la difesa degli interessi nazionali, che ha pesanti riflessi sull’intero scacchiere regionale.
 
Il cimitero si espande
Infine, l’ultimo spirito del male che anima l’Armageddon siriano è la pandemia: il sistema sanitario del martoriato paese mediorientale, a causa dei massicci e deliberati bombardamenti che hanno preso di mira ospedali, pronto soccorso, punti nascita e banche del sangue, è da tempo al collasso e la maggior parte della popolazione non ha accesso alle cure mediche. I ricoveri in Siria non sono gratuiti e arrivano a costare 300 mila lire siriane, mentre lo stipendio di un dipendente statale parte da 50 mila lire.
Gli ultimi dati diffusi dalla Johns Hopkins University of Medicine, che mappano in tempo reale la situazione della pandemia da Covid-19 nel mondo, parlano di 8.059 casi confermati in Siria e 426 vittime. Tali dati, tuttavia, non tengono conto della situazione nelle aree che non sono sotto il controllo governativo e, secondo più voci, non rispecchierebbero il quadro reale della diffusione della pandemia. Secondo un’inchiesta di Syria Context, infatti, in Siria ci sarebbero tra i 60 e i 100 mila casi. Tra le prove a sostegno di questa tesi, ci sarebbero testimonianze di medici e necrologi raccolti in diverse città, ma anche immagini satellitari del cimitero di Najha, alle porte della capitale, che mostrerebbero la continua espansione dell’area.
In ogni caso, quasi 10 anni di guerra hanno ridotto la popolazione siriana residente di circa la metà; se nel 2011 i siriani erano circa 22 milioni, i massicci bombardamenti e le violenze di terra, secondo le stime dell’Onu, hanno provocato 6,5 milioni di profughi che vivono all’estero, principalmente nei paesi limitrofi alla Siria, e almeno altrettanti sfollati interni, costretti nelle tendopoli e nelle baracche in condizioni di grave precarietà.
 
Incendi nei campi lungo la costa
Sul fronte sanitario, secondo un recente rapporto del Syrian Network for Human Rights, in 9 anni sono state distrutte 862 strutture mediche e 857 professionisti del settore sanitario sono stati uccisi. Impressionante anche il numero di medici arrestati, oltre 3.300. La pandemia, naturalmente, ha aggravato ancora di più la situazione. È impensabile, di fatto, chiedere alla popolazione, inclusi i quasi 7 milioni di civili sfollati interni, ammassati senza diritti né tutele, di praticare il distanziamento fisico, e tantomeno di lavare e igienizzare continuamente le mani, visto che in molte aree non si ha accesso all’acqua potabile. Ad esempio nell’area di Idlib, zona considerata particolarmente vulnerabile perché è l’ultima sotto il controllo di ciò che resta dell’opposizione armata siriana, dove si sono infiltrati gruppi legati ad al Qaeda e ad altre formazioni estremiste. Secondo fonti locali, solo a Idlib sarebbero stati registrati 460 casi di Covid-19.
Alla drammatica situazione sui fronti bellico, della sicurezza e sanitario, si aggiungono ulteriori fronti, sul versante ambientale ed economico. Da settimane, infatti, la zona costiera della Siria è investita da incendi – presumibilmente di natura dolosa – che stanno devastando i campi, provocando la disperazione di agricoltori e allevatori, che vedono andare in fiamme la loro unica fonte di sostentamento.
Purtroppo però la Siria è caduta nel dimenticatoio mediatico, non rilevata dai radar dell’informazione, come ha recentemente sottolineato il cardinal Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria. Ma la catastrofe umanitaria persiste e dopo i razzi ora a preoccupare maggiormente è la “bomba della povertà”, che si è abbattuta sull’80% della popolazione. Al momento si stima che 13 milioni di siriani abbiano bisogno di assistenza umanitaria.«Il tempo sta per scadere: la Siria è una distesa di villaggi spettrali», cosparsa di ruderi, e «molti siriani hanno perso la speranza», ha sottolineato più volte il porporato. Un tempo che giunge al tragico epilogo in Siria, proprio come nella terribile Apocalisse dei tempi. Senza portare con sé, però, alcuna rivelazione.
 
Chiara Bottazzi