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27 marzo: incontro con Imen Ben Mohamed   versione testuale
di Maria Chiara Cugusi
 
La nuova Costituzione, i prossimi scenari sull’immigrazione, il cammino verso la democrazia.  La delegazione della Caritas incontra Imen Ben Mohamed, membro dell’Assemblea costituente tunisina, durante il World Social Forum, a Tunisi. Tredici anni in Italia, una laurea in Cooperazione internazionale allo sviluppo, la giovane deputata tunisina, rappresentante dell’attuale partito di maggioranza Ennadha, è tornata in Tunisia un anno e mezzo dopo essere stata eletta nel collegio estero, per contribuire alla stesura della nuova bozza di costituzione, che sarà presentata in prima lettura il prossimo luglio.
 
Immancabili i riferimenti, all’interno del testo, alle migrazioni e alle aree interessate, quella del Mediterraneo, quella africana e quella mediorientale, nella certezza che i flussi migratori dalla Tunisia non si fermeranno nel breve periodo, “sia per l’aggravarsi della crisi economica - spiega la deputata -, con la chiusura di diverse aziende dopo la rivoluzione, sia per un fattore psicologico, con i giovani che continuano a sognare l’Occidente, senza vedere la situazione di reale difficoltà in cui esso versa”. Da qui, “ la collaborazione con l’Europa, Italia in particolare - continua - per regolarizzare questo fenomeno, attraverso quote di immigrazione e strumenti di controllo, in modo da proteggere le vite di chi parte. Dobbiamo lavorare per facilitare la mobilità umana”.
 
Una Costituzione, frutto di un vero e proprio processo di ‘partecipazione democratica’, che non è stata scritta dai deputati, ma dalla stessa società civile: “Abbiamo aperto un dialogo nazionale in tutte le regioni della Tunisia e anche all’estero, in cui i cittadini presentano le loro proposte e pareri. Inoltre, abbiamo fatto riferimento anche alle altre costituzioni, come quella italiana, svizzera, marocchina, sudafricana. Abbiamo voluto trovare un accordo tra le varie componenti dell’Assemblea costituente, in cui convivono, oltre a Ennadha, partiti più conservatori, indipendentisti, altri più moderati e laici. L’unica questione su cui non siamo ancora riusciti a trovare un accordo è la forma di governo”. Tra i diritti tutelati dal nuovo testo, quelli delle donne:“Stiamo cercando di costituire un gruppo di donne parlamentari per discutere e intervenire su alcuni temi comuni, al di là delle diverse appartenenze politiche e ideologie. C’è una volontà di lottare insieme per i diritti delle donne, che nel testo saranno garantiti”.
 
L’obiettivo è assicurare la libertà di scelta, a iniziare dall’uso del velo: “Proprio la pressione contro l’appartenenza religiosa da parte del precedente governo ha portato all’emergere di alcuni estremismi”. Il cammino verso la democrazia dunque non si arresta, nonostante i normali ostacoli della transizione, a iniziare dall’omicidio dell’oppositore Belaïd: “È stato uno shock per i tunisini, non se lo aspettava nessuno, perché qui non abbiamo mai subito questi tipi di violenze. Esse sono da attribuire a un gruppo di salafiti ‘jihadisti’, che cercano di destabilizzare il paese, alimentando la guerra civile, ma per fortuna hanno scarsa presa su un popolo che è sempre stato pacifico”.  Sotto controllo, per la parlamentare, anche eventuali infiltrazioni di gruppi jihadisti dal Mali e dal Sahara. “Se paragoniamo la Tunisia agli altri paesi che hanno subito la rivoluzione, come l’Egitto e la Libia, qui il ritmo verso la transizione democratica è più veloce. L’Assemblea costituente sta cercando di porre le basi per creare uno stato che realmente garantisca i diritti di tutti. Nella marcia d’apertura di ieri non c’era solo l’opposizione, ma anche i nostri attivisti, un segno di come dopo la rivoluzione l’intera società civile è in fase di costruzione”.
 
L’impegno della Delegazione Caritas al World Social Forum continua con il seminario su “Migrazione e sviluppo”, promosso dalla Caritas Internationalis nella giornata di oggi (28 marzo) e con la campagna per la cittadinanza “L’Europa sono anch’io”, nella giornata di venerdì (29 marzo), promossa dalla Caritas Europa insieme all’Arci, Cgil, Solidar e Emmaus International.