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29 marzo: al via la campagna 'L'Europa sono anch'io'   versione testuale
di Maria Chiara Cugusi

 
Una campagna per riconoscere il diritto ad essere cittadini europei. La proposta arriva dalla Caritas Italiana e da altre associazioni e sindacati, come l’Arci e la Cgil, durante il seminario sulla campagna “L’Europa sono anch’io”, organizzata nell’ambito del World Social Forum, a Tunisi.
 
Ad essere ribadito, il concetto di cittadinanza intesa “non come esito dell’integrazione, ma come esercizio di un diritto indipendente da essa - spiega Oliviero Forti, responsabile dell’Ufficio immigrazione di Caritas Italiana -. Il diritto, per chi nasce in territorio europeo, di vedere riconosciuta la cittadinanza del proprio paese in modo da evitare il rischio di quella ‘doppia esclusione’ determinata dagli stessi trattati Ue, secondo cui l’unico requisito per ottenere la cittadinanza europea consiste nella titolarità di quella nazionale”.
 
La proposta, che arriva proprio nell’anno proclamato ‘della cittadinanza’, parte dal “consenso ottenuto con la precedente campagna nazionale ‘L’Italia sono anch’io’ - continua Forti - che ha visto oltre una ventina di organizzazioni impegnate nell’arco del 2012 a chiedere la riforma sostanziale di una normativa che penalizza fortemente i cittadini stranieri residenti in Italia”. Una campagna che ha avuto successo: “Siamo riusciti a presentare una proposta di legge e crediamo che i tempi siano maturi per rilanciare il tema della cittadinanza, con le sue implicazioni, anche a livello più ampio”.
 
Un’iniziativa, ancora, che diventa uno strumento per affrontare la crisi: “Il primo passo è arrivare a una ridefinizione dell’identità europea - spiega Piero Soldini, responsabile immigrazione della Cgil nazionale -, per evitare la creazione di un fenomeno di ‘apartheid’ conseguente al mancato accesso alla cittadinanza”. Perciò, “il riconoscimento di quest’ultima deve basarsi su un principio di residenzialità stabile all’interno dell’Europa”. Strettamente connessa, la questione relativa al diritto di voto: “Occorre garantire, in vista della prossima scadenza delle elezioni europee, la partecipazione politica attiva - continua Soldini -. E, quest’ultima non può che partire dal diritto di voto, che potrebbe essere concesso proprio in questa specifica occasione”.
 
La definizione di metodo e strategie dovrà essere discussa e concordata con le reti degli altri paesi europei: “Pensiamo innanzitutto che sia necessario il massiccio coinvolgimento delle organizzazioni sociali e della società civile - spiega Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci -, non limitatamente agli ‘addetti ai lavori’, perché miriamo a intervenire sul dibattito pubblico quanto più vasto possibile. Allo stesso tempo, occorre incoraggiare la collaborazione attiva dei singoli territori”. L’obiettivo è avviare il processo organizzativo prima dell’estate: “C’è stata una prima riunione a Bruxelles - continua il responsabile Arci -, con diverse reti europee: spetterà ai singoli paesi aderenti creare comitati promotori della campagna a livello nazionale. Entro la fine di aprile - primi di maggio pensiamo di organizzare un nuovo incontro a Bruxelles per rilanciare la campagna in modo formale”.
 
E la scelta di Tunisi non è casuale: “’L’area del Mediterraneo è quella in cui si sta costruendo la relazione tra sponda sud e nord - aggiunge Miraglia - e noi cerchiamo di intervenire in questo contesto, attraverso una proposta che sposti la discussione sull’immigrazione dal terreno di emergenza, controllo e repressione al tema dei diritti”. Una dimensione, appunto, ‘euro-mediterranea’ : - “Oggi non c’è futuro per un’Europa che rifiuti la costruzione di una nuova idea della comunità europea, o meglio euro-mediterranea - spiega Paolo Beni, presidente nazionale dell’ Arci - . Questa scelta politica deve camminare su due binari paralleli, istituzionale e socio-culturale, nella convinzione che si può creare un nuovo ‘patto per la cittadinanza’ tra territori e realtà che condividono l’appartenenza a una stessa comunità. La nuova idea di cittadinanza è una nuova idea di comunità, che non può che essere sociale, democratica e transnazionale”.