Intervento 2   versione testuale
Presentazione del "Dossier Statistico Immigrazione 2004" Caritas-Migrantes
 
Roberto Morrione, direttore Rai News 24
 
L’informazione, e soprattutto quella televisiva, ha tre grandi debiti da pagare, per quanto riguarda l’immigrazione. Certo ha molti debiti, in tante direzioni, ma questi sono davvero pesanti, imperdonabili, perche’ sono vuoti morali prima che professionali.

Il primo è verso il paese, per la sottovalutazione complessiva, culturale, di una questione che riguarda aspetti economici e sociali di grandissima rilevanza, in quanto investe i meccanismi dello sviluppo e le prospettive della convivenza civile, cioè la nostra condizione di vita, il nostro futuro, gli assetti e le prospettive della società in cui viviamo, in un mondo i cui problemi diventano peraltro ormai i problemi di tutti e di ciascuno.

Il secondo debito, che ha aspetti dolorosi e per molti versi disumani, è verso quelli che il fotografo brasiliano Sebastião Salgado ha chiamato "i popoli in cammino", testimoniando con la lucidità dell’economista e con la sensibilità dell’artista il dramma di un mondo che si mette in marcia perché stritolato fra "l’avere e il non avere", fra il troppo e il niente. In una globalizzazione che sa solo prendere e non restituisce, costringendo tanti esseri umani, intere porzioni di popoli, a un cammino disperato, a volte – ma nessuno saprà mai davvero quante volte – destinato a concludersi con una morte due volte atroce, perché anonima e nell’indifferenza. Una fine che non esiste, come la vita che l’ha preceduta, perché avvolta nel silenzio. E ciò che non appare semplicemente non è, nelle spietate leggi del mercato dei media che dominano ormai gran parte dell’universo ricco e consumista.

Il terzo debito è verso se stessa, perché l’informazione su questo tema così complesso e carico di storia e di conseguenze è venuta meno al suo compito essenziale, ma insieme più importante, quello di garantire le due caratteristiche centrali della comunicazione: la memoria e la conoscenza.

È senza memoria e non accresce in alcun modo la conoscenza, che l’evoluzione tecnologica dei suoi stessi mezzi di produzione potrebbe oggi al contrario approfondire e allargare, un’informazione che per anni ha relegato le vicende dell’immigrazione alla cronaca nera (secondo una ricerca del Censis di due anni fa il 78% delle notizie relative all’immigrazione trattate nell’informazione televisiva era legato a vicende negative, mentre oltre il 56% trattava episodi di criminalità o illegalità).

Non accresce memoria e conoscenza, la cosiddetta "decontestualizzazione" delle notizie, l’assenza di qualsiasi riferimento al quadro storico, geo-politico o anche soltanto ad eventi specifici di scottante attualità, paese per paese, quali i conflitti armati, le guerre etniche e religiose, le carestie, l’assenza di ogni risorsa primaria di sopravvivenza, la persecuzione e l’intolleranza ideologica e politica, che pure sono sempre a monte della marcia dei popoli in cammino.

È senza memoria e non porta certamente a una corretta conoscenza il non sentire mai la voce, la storia, la vicenda in prima persona narrata dagli immigrati, se non nei rarissimi programmi "contenitore", a volte intrisi di emotività e di protagonismi avulsi da qualsiasi contesto generale e critico, sempre comunque relegati in ore di basso ascolto e ai margini delle programmazioni televisive.

Cosa ha saputo ieri un telespettatore – del servizio pubblico radiotelevisivo come e ancor più dei broadcaster privati – di quei 173 immigrati che tentavano di sbarcare clandestinamente a Licata provenienti da Palestina e Marocco? Storie immerse nel silenzio, che riavranno due righe e, forse, due immagini quando sulla base di una legge brutale, incompleta e ingiusta, ancora oggetto di aspre critiche in Europa e da parte delle istituzioni internazionali, questi disperati saranno espulsi verso un destino ancora più anonimo e spietato. Pensate: Palestina e Marocco. Due realtà molto diverse, ma così ricche di storie, problemi, vicende, sviluppi di ogni genere, da consentire un quadro di riferimento, un filo che porterebbe ad altri, drammatici problemi, alla conoscenza.

Per non parlare dei complessi contesti in cui gli immigrati e le loro famiglie vivono nelle nostre città, con implicazioni sociali, di integrazione o di convivenza, di inserimento nel mondo del lavoro, dei servizi, del rapporto culturale fra etnie e religioni: una gigantesca rete di umanità e di vicende interpersonali e collettive, dalle quali l’informazione trae generalmente pochi e stereotipati spunti, secondo modelli codificati che umiliano la ricchezza e la molteplicità del reale. Per finire al più nei cosiddetti programmi "contenitori", fra un asettico parere dell’esperto di turno e il sentimento compassionevole di un presentatore narcisista in cerca di una lacrima facile.

Di fronte a tutto questo, scusandomi per l’analisi forzatamente schematica e forse troppo approssimativa, rivendico con orgoglio una diversità dell’informazione di Rai News 24, che se non altro cerca di non lasciare mai le notizie orfane, di alzare la soglia dell’attenzione, di fornire sempre un filo critico di approfondimento in grado di non perdere di vista il quadro generale, fatto appunto di memoria e di conoscenza.

È la nostra intera offerta informativa, la sua multimedialità, la ricerca di linguaggi rappresentativi della realtà senza fare slalom fra le fonti, ma usando sistematicamente la forza della diretta, che ci hanno portato a cercare testardamente, sistematicamente, un rapporto con chi del mondo dell’immigrazione e della sua immensa umanità, con le sue luci e i suoi giganteschi problemi, si fa osservatore e insieme operatore di dialogo e di costruzione in positivo: l’Oim, la Caritas, le Ong nazionali e internazionali, le istituzioni mondiali più credibili. Parlando di pace e mettendo sempre a confronto le diversità.

Come già avvenuto in passato e sperando di essere ancora più partecipi in futuro, anche quest’anno siamo orgogliosi di contribuire con uno specifico contributo televisivo (questo video realizzato dal nostro Art Director Giuseppe Rogolino, che ringrazio insieme con i grafici di Rai News 24) alla promozione e alla diffusione del Rapporto 2004.

Certo il nostro debito resta immenso, ma almeno, per quanto potevamo, abbiamo cominciato a saldarlo.

Roma, 27 ottobre 2004