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Gli educatori raggiungono i ragazzi via internet
Le scuole sono state colpite per prime dal lockdown deciso dal Governo per contenere il Coronavirus. Le lezioni sono però continuate. Gli insegnanti inviano gli esercizi a casa utilizzando la rete. Suscitando a volte anche l’irritazione di genitori, costretti a ripassare tabelline, analisi logica e sintassi, per aiutare i figli.
Nella diocesi di Molfetta, la Caritas si è resa conto velocemente che sui banchi non si sarebbe tornati tanto presto. E ha deciso di organizzarsi. A Terlizzi, Ruvo, Giovinazzo e Molfetta l’ente diocesano ha dovuto, suo malgrado, chiudere i centri diurni dove bambini e adolescenti di famiglie povere e problematiche vengono a fare i compiti. Tuttavia, gli educatori hanno continuato a seguire i ragazzi a distanza utilizzando le piattaforme digitali.
«Abbiamo capito che la quarantena si sarebbe protratta e che avremmo dovuto inventarci qualcosa per non lasciare soli i nostri ragazzi e le loro famiglie proprio nel momento in cui avevano più bisogno di noi – spiega il vicedirettore Edgardo Bisceglia –. Così abbiamo acquistato smartphone e tablet per chi non li aveva, allacciato connessioni internet in quelle case in campagna che ne erano ancora sprovviste e abbiamo lanciato un’esperienza didattica on line che si sta dimostrando molto interessante e che potrebbe essere anche un modello per il futuro, anche quando sarà passata questa emergenza». 
Il servizio raggiunge complessivamente 30 ragazzi. Ogni educatore non ne segue più di due contemporaneamente. Le videochiamate si svolgono negli stessi orari e giorni in cui si faceva lezione al centro. Lo spazio digitale ha così sostituito quello fisico. E si è scoperto che non è necessariamente un male. Anzi. «Questa nuova modalità presenta indubbi vantaggi – spiega Paola Bastianoni, psicologa di Pesaro, docente alla Facoltà di scienze dell’educazione all’università di Ferrara, alla quale è stato chiesto di supervisionare il progetto –. Anzitutto, le lezioni on line sono personalizzate, per cui evitano l’effetto branco e consentono al ragazzo di concentrarsi di più. Ma soprattutto, attraverso gli smartphone l’educatore è come se entrasse nelle case di queste famiglie e questo gli consente di mettersi in relazione con i genitori. Ovviamente occorre essere accorti e non invasivi. Ma usando tutte le cautele del caso, si possono davvero coinvolgere le mamme e i papà, capire là dove possono essere d’aiuto loro e spronarli, e dove invece occorre davvero un sostegno esterno. La collaborazione con le famiglie è stata finora ottima. Stiamo osservando e credo che alla fine gli educatori pugliesi potranno fare tesoro di questa esperienza, seppur nata in circostanze così drammatiche».