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Dal 2016 ad oggi   versione testuale
 
Il 2016: Giubileo della Misericordia e 45° di Caritas Italiana
 
"Un Giubileo straordinario che abbia al suo centro la misericordia di Dio". Così papa Francesco nella Bolla di indizione Misericordiae Vultus ha annunciato un Anno Santo straordinario iniziato nella solennità dell'Immacolata Concezione del 2015 e che si è concluso il 20 novembre del 2016, domenica di Nostro Signore Gesù Cristo, re dell'universo e volto vivo della misericordia del Padre.
Proprio su questi temi oltre 600 direttori, animatori e operatori delle 220 Caritas diocesane e di Caritas Italiana si sono confrontati a Sacrofano, dal 18 al 21 aprile 2016 nel loro 38° Convegno nazionale "Misericordiosi come il Padre. «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36)" . 
Nell'anno in cui Caritas Italiana compie 45 anni, l'incontro è servito a fare un sintetico bilancio dell’impegno pastorale a servizio dei poveri e della Chiesa in Italia per orientarne il cammino futuro, alla luce delle tematiche legate all’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, all’Anno giubilare, all’enciclica Laudato si’, all'esortazione apostolica Amoris Letitia e alle ulteriori indicazioni che Papa Francesco ha dato nel discorso del 21 aprile, durante l'udienza concessa alla Caritas.
“Di fronte alle sfide e alle contraddizioni del nostro tempo – ha detto il Santo Padre - ecco l’obiettivo principale del vostro essere e del vostro agire: essere stimolo e anima perché la comunità tutta cresca nella carità e sappia trovare strade sempre nuove per farsi vicina ai più poveri, capace di leggere e affrontare le situazioni che opprimono milioni di fratelli – in Italia, in Europa, nel mondo”.
Molte le iniziative, tra cui una campagna giubilare con MISSIO e FOCSIV per“Il diritto di rimanere nella propria terra”. L’emergenza più grande che Caritas ha dovuto affrontare in Italia è stato sicuramente il terremoto, che con varie scosse a partire dal 24 agosto, ha colpito Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo, provocando quasi 300 vittime. Caritas – grazie al contributo Cei 8x1000 e alla colletta nazionale del 18 settembre indetta dalla stessa Cei in tutte le parrocchie - ha subito avviato gli interventi necessari e attivato gemellaggi di solidarietà in costante contatto con Diocesi, Delegazioni Caritas locali. . Sul versante internazionale– grazie anche al contributo del Comitato CEI 8x1000 - dall’inizio della guerra a tutto il 2016, Caritas ha sostenuto Caritas Siria e le Caritas nazionali dei Paesi del Medio Oriente che hanno accolto i rifugiati. 
 
Bilancio 2016 con nota integrativa (pdf), certificato da un'apposita società esterna, come da documento qui disponibile (pdf)
 

 
Il 2017: per uno sviluppo umano integrale
 
“Per uno sviluppo umano integrale” è stato il titolo e il tema del 39° Convegno nazionale delle Caritas diocesane che si è svoto a Castellaneta Marina (TA),dal 27 al 30 marzo 2017. Da 155 Diocesi sono arrivati oltre 500 tra direttori e operatori di Caritas diocesane e di Caritas Italiana per riflettere sulle questioni dello sviluppo, nelle dimensioni della pastorale, della cultura e dell’operatività concreta, a livello nazionale, europeo e internazionale, con l’obiettivo di orientare il cammino futuro, alla luce delle tematiche legate al nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale istituito da Papa Francesco.
“ Vogliamo essere Chiesa esperta di umano. Non solo servizi, abbiamo da ricevere e da dare. Il nostro compito è di scandalizzare attraverso la profezia”.  Così ha detto S.Em. il Card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas Italiana, nel suo saluto di apertura.
Un invito a superare quell’idea delle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei poveri e a mettere in discussione le “macrorelazioni”, agendo quotidianamente per la dignità di ogni uomo e di tutto l’uomo.
Una carità dunque più ampia, diretta e indiretta, volta a promuovere, emancipare persone e realtà, lavorare in rete, in alleanza con altri soggetti. Con la capacità e il coraggio di sperimentare modelli alternativi, cambiamenti di paradigmi. Un impegno che chiede alle Caritas diocesane italiane di dare il loro contributo alla grande sfida culturale, spirituale e educativa che implicherà lunghi processi di rigenerazione (LS 202).  Una sfida per un cambiamento che va alimentato con la cultura, la spiritualità e l’educazione, affinché possa raggiungere sempre più persone, sempre più le nuove generazioni. Proprio sui giovani si concentra l'azione della Chiesa e papa Francesco annuncia che nell’ottobre 2018 si celebrerà il Sinodo dei Vescovi sul tema «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale».
Di fronti a muri ed egoismi, alla questione migranti spesso strumentalizzata a livello nazionale e internazionale, allo strapotere di economia e mercati, Caritas continua ad operare  in difesa della dignità del lavoro - che è  al centro  della Settimana Sociale dei Cattolici a Cagliari dal 26 al 29 ottobre 2017 - della qualità della vita sulla terra, della salvaguardia dei beni comuni.  Non può infatti esserci vero sviluppo senza inclusione e coesione sociale, dunque senza giustizia e solidarietà. Qualunque crescita, anche quella del Pil, va accompagnata e sostenuta con politiche sociali reali, efficaci, lungimiranti, che attivino la comunità, rifiutino l’assistenzialismo, contrastino la povertà, governino gli squilibri del mercato del lavoro e del rapporto tra domanda e offerta di servizi. Tutto questo non è impossibile, ma occorre che l’agenda politica assuma, coraggiosamente e definitivamente, il welfare come fattore di sviluppo e non come costo. In questa direzione va il memorandum per condividere il percorso di attuazione della legge delega di contrasto alla povertà  firmato tra Governo e Alleanza contro la povertà,  copromossa da Caritas Italiana.
 
Bilancio 2017 con nota integrativa (pdf), certificato da un'apposita società esterna, come da documento qui disponibile (pdf)
 
Il 2018: carità è cultura
 
Mentre volge al termine il decennio caratterizzato dagli Orientamenti pastorali dell’episcopato italiano “Educare alla vita buona del Vangelo”, il quadro generale in cui ci muoviamo, la prospettiva di lavoro, il traguardo, resta quello dello sviluppo umano integrale, nella linea del Sinodo dei Vescovi del prossimo ottobre sul tema «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale».
Un tema che Caritas ha rilanciato nel 40° Convegno nazionale che si è svolto  dal 16 al 19 aprile a Abano terme nella diocesi di Padova. Un momento di confronto fondamentale per tutto il nostro servizio. Tre parole hanno orientato le riflessioni: giovani, comunità, condivisione. Tre le indicazioni emerse, da rilanciare nelle comunità sui territori: stare al passo coi tempi, essere capaci di dare risposte che sapientemente colgano le nuove povertà, saper camminare insieme ai giovani condividendo i loro problemi anche se non abbiamo soluzioni. Interrogativi aperti a cui dare risposte nuove e credibili ad ogni livello: culturale,  educativo, sociale ed economico. E, per noi, pastorale.
Se si vuole dare – o restituire – speranza è necessario assumere la prospettiva della collaborazione positiva tra i diversi ambiti, nell’ottica dello sviluppo integrale dell’uomo, coinvolgendo attivamente i giovani stessi.
È  dunque necessario costruire una nuova cultura popolare cristiana, intessuta di pratiche sociali, luoghi, relazioni e modelli redazionali, che sappiano evangelizzare nella vita. Con un’attenzione speciale al complesso e mutevole scenario dei media, travolto dalla “valanga” digitale che però da rischio può diventare opportunità, soprattutto in una prospettiva di partecipazione collaborativa nelle comunità.
Proprio per sensibilizzare le comunità e trovare delle alternative all'aumento delle disuguaglianze Caritas Italiana, le Ong della Focsiv e la Fondazione Missio hanno promosso una grande campagna aperta a tutti, costruita dal basso con un metodo partecipativo e che ha già visto l’adesione di molti altri organismi. Dal micro al macro, con responsabilità, uniti in un progetto di redistribuzione planetaria della ricchezza e delle opportunità, in nome del quale realizzare anche una modifica della scala delle priorità.
Sul piano nazionale l’auspicio e l’appello al nuovo Governo e al nuovo Parlamento è di proseguire e intensificare l’impegno per le persone più deboli e lavorare per un Paese che – a valle di una gravissima crisi economica – cerchi nonostante tutto di costruire territori accoglienti e inclusivi anche per i più poveri, che non dia più per scontata non solo la povertà conclamata, ma anche la dispersione scolastica dei minori, l’esclusione dei giovani che non studiano e non lavorano, la disperazione dei disoccupati, il degrado delle periferie, ecc.
Non è, insomma, questione di garantire solo la buona riuscita di una singola misura. Ma di far funzionare una politica da cui dipendono le sorti di milioni di persone.
 
Premessa al bilancio 2018 (pdf),  Bilancio 2018 con nota integrativa (pdf), certificato da un'apposita società esterna, come da documento qui disponibile (pdf)
 
Il 2019: carità dinamica per educare al cambiamento
Per costruire concretamente il nostro cammino in questo nuovo anno pastorale partiamo da un materiale prezioso: i “sassi di carità”, emersi dagli spazi di confronto dei direttori e degli operatori nel 41° Convegno nazionale (Scanzano Jonico, 25-28 marzo 2019).
Consapevoli che la dimensione missionaria anima ogni ambito dell’azione della Chiesa, in cui Dio stesso, nei fatti, nei volti, negli avvenimenti della storia invita al cambiamento e provoca le nostre comunità - incoraggiandole ad uscire da abitudini, cliché, stereotipi, per abitare i crocevia, incontrando i poveri, cogliendo fragilità e contraddizioni, e riannodare un tessuto comunitario spesso lacerato, logoro, conflittuale - dobbiamo tenere presente che la carità può e deve educare a una logica di cambiamento culturale positivo e quindi dobbiamo chiederci quali sono gli elementi essenziali da presidiare.
In particolare si ribadiscono due impegni cardine della nostra azione di Chiesa: l’accoglienza del povero e il contrasto alle povertà e alle disuguaglianze che Caritas - proprio a partire dalla solida base della sua identità, della sua funzione educante e della sua funzione sociale - deve collocare in una dimensione pedagogica capace di generare buona cultura, nell’ottica dello sviluppo umano integrale.
Elementi essenziali, sostenibili nel tempo e soprattutto trasferibili ai diversi destinatari e ambiti di intervento, sono: lo sviluppo e l’animazione della comunità, la qualità pastorale delle opere, la costruzione di reti e collaborazioni territoriali, la formazione degli operatori e della comunità.
Si delineano così sfide e prospettive di lavoro futuro nell’ottica di una carità che deve essere dinamica, innovativa, attenta ai cambiamenti culturali, ai nuovi fenomeni, capace di discernere i bisogni e i “segni dei tempi”.
–    La comunicazione, nella sua accezione di “narrazione”, cioè, andare oltre lo spot e invece saper raccontare anche con nuovi linguaggi le storie delle persone e delle comunità. Una narrazione che deve essere tempestiva e capillare, avere come stile quello della riscoperta dell’umanità, dei volti e rimettere l’uomo e la persona al centro per aiutare le comunità a leggere i fenomeni.
–    La formazione - che tenga conto dell’interconnessione dei temi del cambiamento sociale - come elemento permanente per contrastare forme di “contro cultura” e forme di cultura contraria all’uomo (cultura dello scarto, dell’illegalità, del lavoro nero, ecc…). Occorre puntare in maniera sistematica al monitoraggio e alla valutazione delle attività formative per verificarne l’efficacia e soprattutto l’impatto culturale.
–    Le collaborazioni territoriali con lo stile delle alleanze e della sussidiarietà per favori-re lo sviluppo di comunità. La modalità deve essere quella di “impastarsi con la società” per creare reti con istituzioni, associazioni, università, altre realtà ecclesiali, le parrocchie e la comunità tutta.
–    Il potenziamento della ricerca come capacità di leggere i fenomeni con la finalità di conoscere meglio ciò che accade e per rilevare i bisogni del territorio.
–    La costruzione di una pastorale delle domande, piuttosto che delle risposte, vale a dire una pastorale che privilegi la consapevolezza della complessità dei temi e della necessità di maturare una coscienza nella scelta, piuttosto che affidarsi a risposte predefinite per essere porti (a doppio senso di marcia), ponti e fari.
–    La declinazione della dimensione educante della Caritas nel promuovere opere segno, che siano anche “opere seme”, capaci di divincolarsi dallo spazio per essere generatrici di processi, in Italia, in Europa, nel mondo.
Tutto questo cogliendo il metodo che ci proviene dal magistero di papa Francesco e ci invita a considerare che la pedagogia della carità oggi non può prescindere da un costante ed approfondito discernimento, che deve essere parte integrante del percorso metodologico della Caritas, elemento centrale e cruciale di tutto il nostro operare.