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Preghiere per tendere la mano   versione testuale
4 settembre 2020

Il 5 settembre si celebra la Giornata internazionale della Carità, istituita nel 2012 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per affermare che «la carità può contribuire alla promozione del dialogo fra le persone di diverse culture e religioni, come pure la solidarietà e la comprensione reciproca».
Questa scelta è un riconoscimento alle religioni, che senza rinunciare alla propria identità possono dialogare per uno sviluppo umano integrale. Ed è un ricnoscimento anche alla carità intesa in senso cristiano, come motivazione culturale e religiosa all’impegno per il prossimo.
 
Un’impostazione antropologica
In ambito cristiano, già a partire dal Concilio Vaticano II, ci si è interrogati sul rapporto Chiesa-mondo e sull’autonomia delle realtà terrene, che è un valore da conservare gelosamente. Ma occorre sottolineare che l’ispirazione della visione cristiana ha un ruolo fondamentale anche nell’impegno caritativo della Chiesa.
In questo periodo storico, denso di interrogativi profondi per tutti, rigardo ai cambiamenti richiesti sia sul versante individuale, sia sul versante sociale e comunitario, la Giornata della carità (anticipando la Giornata mondiale dei poveri che si celebrerà per la quarta volta, su impulso di papa Frncesco, il 15 novembre) ci invita a partire dai poveri, come persone, e non dal sostantivo astratto “povertà”, che è un fenomeno sociologico da addetti ai lavori di ricerca, e che ci lascia spesso indifferenti, o attenti solo emotivamente.
Siamo infatti travolti e subissati da messaggi che a volte ci scivolano addosso e non ci spingono alla riflessione e a un’attenzione critica di chi sa discernere l’essenziale. Papa Francesco, nel Messaggio in vista della 4ª Giornata mondiale dei poveri, intitolato Tendi la tua mano al povero, ci invita a «concentrare lo sguardo sull’essenziale e superare le barriere dell’indifferenza».
Anche le analisi socio-pastorali si soffermano spesso sui dati numerici e sulle proiezioni statistiche e non si pongono il problema di come rimuovere le cause e di come avviare processi di inclusione e di dignità del povero, anche usando gli strumenti di analisi che le scienze umane ci offrono, ma ricapitolandole nell’antropologia, che è il momento della sintesi e dell’ispirazione.
Invece bisognerebbe avere ben chiara una impostazione antropologica della questione. La cultura oggi prevalente, infatti, sembra aver consolidato le difese immunitarie di fronte al povero, con l’elaborazione di un racconto che tende a esonerarci dal tendere la mano. Si ha paura di essere coinvolti nelle vite sofferenti, quindi si elaborano teorie che non portano all’impegno, ma giustificano l’indifferenza.
Così, anche molti cristiani sembra quasi che si rifugino in uno spiritualismo disincarnato, con un generico riferimento al primato di Dio nella vita del cristiano; al contrario, il Papa ci ricorda che «la preghiera a Dio e la solidarietà con i poveri e i sofferenti sono inseparabili». Francesco ci invita infatti a fare la «scelta di dedicare attenzione ai poveri, ai loro tanti e diversi bisogni, e questa scelta non può essere condizionata dal tempo a disposizione o da interessi privati, né da progetti pastorali o sociali disincarnati. Non si può soffocare la forza della grazia di Dio per la tendenza narcisistica di mettere sempre se stessi al primo posto».
 
Non c’è posto per la delega
I messaggi in vista della Giornata dei poveri ci regalano una visione e ci indicano categorie per interpretare e saper leggere la realtà, a partire da una relazione con i poveri. Perché il povero grida e il Signore lo ascolta, e sulla parola del Salvatore anche la comunità cristiana si pone in atteggiamento di ascolto e di cura.
Nella visione di papa Francesco non c’è posto per la delega, né per la logica del tirarsi fuori, perché ognuno deve tendere la mano al povero, e non deve essere solo il povero a tendere la mano, in un gesto di richiesta. In questo, il Pontefice fa riferimento a un codice sacro, comune a tutte le religioni e culture, per cui ogni uomo deve fare la propria parte.
Il Papa esemplifica peraltro anche con l’immagine contrapposta, relativa a quanti continuano a tenere «le mani in tasca e non si lasciano commuovere dalla povertà, di cui spesso sono anch’essi complici». Secondo la lezione del Papa, e proseguendo con la metafora delle mani, sovente esse sono «tese per sfiorare velocemente la tastiera di un computer e spostare somme di denaro da una parte all’altra del mondo, decretando la ricchezza di ristrette oligarchie e la miseria di moltitudini o il fallimento di intere nazioni. Ci sono mani tese ad accumulare denaro con la vendita di armi, che altre mani, anche di bambini, useranno per seminare morte e povertà. Ci sono mani tese che nell’ombra scambiano dosi di morte per arricchirsi e vivere nel lusso e nella sregolatezza effimera. Ci sono mani tese che sottobanco scambiano favori illegali per un guadagno facile e corrotto. E ci sono anche mani tese che nel perbenismo ipocrita stabiliscono leggi che loro stessi non osservano».
Invece occorre attualizzare il discorso del Vangelo di Matteo, al capitolo 25, che ci invita a riconoscere Cristo stesso nel povero. Questo deve accadere sempre, nel progredire quotidiano di ogni esistenza. Ma ci sono anche tempi specifici, per richiamarci alla mente e al cuore questa esigenza. Le Giornate internazionali della carità e poi dei poveri sono tra questi avvenimenti, che ritmano la vita della Chiesa e dell’umanità e vanno celebrati anche nell’interiorità. Ciò deve valere anche per gli operatori delle Caritas, sostenuti dallo strumento della preghiera. La pratica della carità esige infatti una spiritualità cristiana, capace di motivare e ispirare e di non lasciarsi travolgere dalle emergenze e dai servizi, concretezza della carità.
La raccolta di preghiere Carità è Missione, pubblicata online da Caritas Italiana proprio in vista della Giornata della carità, può sostenere questo percorso spirituale. In una delle preghiere si chiede al Signore  «di stare alla Tua presenza e di adorarTi nel profondo del cuore. Aiutami a fare silenzio, intorno a me e dentro di me, per poter ascoltare meglio la Tua voce. Ispira Tu i miei pensieri, sentimenti, desideri e decisioni, affinché io cerchi sempre e unicamente quello che è più gradito a Te». Un’invocazione, che ci si augura possa diventare pratica di vita interiore per ogni operatore della carità.
 
don Andrea La Regina