Home Page » Attivita' » Progetti » Italia » Emergenza COVID-19 » Covid-19: impegno Caritas » In Italia » Finanza etica, leva per il cambiamento 
Finanza etica, leva per il cambiamento   versione testuale
23 ottobre 2020

Un anno fa i giornali titolavano “Il pianeta in fiamme”, per denunciare le emergenze climatiche e chiedere a istituzioni, imprese e cittadini di assumere scelte responsabili nei confronti dell’ambiente e misure di contrasto ai cambiamenti climatici.
Nel corso del 2020 abbiamo ben capito come vi sia una forte interdipendenza tra ambiente e uomo, tra individuo e collettività, tra istituzioni, imprese e comunità.
Come attraversare, allora. la complessità del periodo che stiamo vivendo? 
Le risposte, ossia i percorsi da attivare, vanno individuati ripartendo dalle fragilità e vanno affrontate con le persone e le organizzazioni che necessitano di supporto e sostegno. Non solo “per” loro, ma “con” loro.
Esiste un potenziale inespresso che abita la vulnerabilità, condizione che abbiamo sentito tutti noi nei mesi dell’esplosione dell’epidemia da Covid-19 e del lockdown, ma che risulta evidente sopratutto in alcune fasce economiche e sociali della popolazione.
 
Non siamo consumatori bulimici
I gap da colmare sono stati resi evidenti dalla crisi attuale e richiedono interventi urgenti riguardo a diversi indicatori di squilibrio che oggi caratterizzano la società italiana (e non solo). Tra essi, spiccano:
  • i divari occupazionali, di genere e intergenerazionali (il tasso di occupazione femminile è del 56% rispetto al 76,8% dell’occupazione maschile, mentre per la fascia 15-34 anni si attesta al 39,1%);
  • le difficoltà delle aree interne (dopo alcuni mesi di valorizzazione del commercio “a chilometro zero” e dell’economia circolare, sembra che la prossimità dei servizi e dei beni abbia di nuovo perso valore);
  • le disuguaglianze economiche (tra marzo e settembre 2020 nel mondo, mentre la ricchezza di 643 persone è cresciuta di 845 miliardi di dollari, 50 milioni di lavoratori perdevano il lavoro).
In questo contesto, come non sentirsi “chiamati” dalle encicliche papali Laudato si’ e dalla recentissima Fratelli tutti, e dal lancio dell’iniziativa Economy of Francesco! Essi rappresentano un invito a tutte le persone, in particolare ai giovani, a ripensare il modello socioeconomico, scardinando alcuni meccanismi a cui ci siamo adeguati: il potere della finanza sull’economia e la veste di consumatori bulimici, assunta da tutti noi, in luogo del ruolo di cittadini che agiscono per garantire i diritti, attraverso i beni e i servizi, a tutte le persone.
Tutti, insomma, dobbiamo assumere un ruolo e un atteggiamento trasformativo e non adattivo. È necessario permettere a cittadine e cittadini di “contribuire” alla comunità ed è indispensabile che lo sviluppo dei territori si basi sulle reti. È richiesta a tutti i soggetti, individuali e collettivi, una connessione che chiede a istituzioni, imprese, terzo settore e comunità di allearsi per il bene comune.
 
Misurare l’impatto sociale e ambientale
Le risorse messe in campo dal governo per fare fronte agli effetti sociali ed economici della pandemia, e quelle che giungeranno dall’Unione europea con il Recovery Fund, devono obbligarci a definire quali sono i criteri guida per lo sviluppo della nostra società e della nostra comunità nazionale (e continentale).
La nuova rotta deve essere chiara: occorre misurare l’impatto sociale e ambientale di ogni decisione, azione, iniziativa e progetto; è questo il cambiamento che l’agire delle varie associazioni, cooperative e imprese può generare, avendo cura del nostro pianeta e delle persone.
Fondamentale, in questa prospettiva, accanto alla funzione dello Stato e del mercato, delle istituzioni e delle imprese, è il ruolo del “Terzo pilastro”, ovvero delle comunità locali e del terzo settore. 
Insieme è possibile pensare a nuove forme di welfare, valorizzando l’indispensabile ruolo di soggetti come le Caritas, con le sue presenze territoriali, di accompagnamento, monitoraggio e tutoraggio. Organismi sociali come le Caritas possono contribuire anche all’utilizzo adeguato delle risorse di fonte pubblica e privata, nonché allo sviluppo di misure di contrasto attivo alla povertà, rafforzando – peraltro – anche le capacità familiari.
 
La Banca, luogo di connessioni
In questo contesto, qual è il ruolo della finanza etica?
Banca Etica, in Italia, è un luogo di connessioni, che può dare forza ed energia all’economia sociale, civile e circolare, attraverso l’erogazione di risorse finanziarie – il credito –, la valorizzazione delle capacità delle organizzazioni di raccontarsi e attrarre risorse – il crowfunding –, lo sviluppo di progetti di educazione finanziaria e l’accompagnamento all’autonomia economica – percorsi di microcredito radicati nei territori –.
Anche sul fronte finanziario è necessario un nuovo protagonismo dei soggetti sociali e comunitari; è indispensabile che essi maturino la consapevolezza che i soldi vengano utilizzati per progetti sostenibili socialmente e ambientalmente, non immessi nel casinò finanziario, o a sostegno del gioco d’azzardo o delle imprese inquinanti.
La convenzione stipulata il 13 ottobre tra Banca Etica e Caritas Italiana, e applicabile in tutte le aree d’Italia dalle Caritas diocesane, è un ottimo esempio di come sia possibile tradurre percorsi di lotta alla disuguaglianza in strumenti di empowerment, integrando le risorse contributive del non profit e delle istituzioni con la capacità delle persone e delle microimprese di esprimere il proprio potenziale, anche produttivo.
 
Anna Fasano presidente di Banca Popolare Etica