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Debiti e usura, è l’ora delle risposte   versione testuale
26 ottobre 2020

«Le difficoltà socio-economiche avranno un forte impatto sulla vita delle persone. Diversi osservatori prevedono conseguenze drammatiche per le famiglie. Le vostre Fondazioni sono un campanello d’allarme in tal senso: quanti stanno già ricorrendo a prestiti usurai, che alimentano le mafie e la corruzione nel paese? Sappiamo che l’usura è un fenomeno le cui dimensioni non sono quantificabili, a causa dell’ampiezza della domanda e dell’offerta. È un fenomeno ancora sommerso, con pochissime denunce in tutta Italia. Le stime aggiornate della Consulta nazionale antiusura “Giovanni Paolo II onlus” parlano di circa 2 milioni di famiglie in condizioni di sovraindebitamento e altre 5 milioni appena “sopra-soglia”, cioè in equilibrio precario tra reddito disponibile e debiti “ordinari”. Di queste, circa 800 mila persone, cioè 350 mila famiglie, sono nell’area dell’usura». Monsignor Stefano Russo, segretario generale della Cei, ha punteggiato di cifre precise e preoccupanti l’appello che ha rivolto alla Consulta nazionale antiusura, nell’ambito dell’assemblea annuale dell’organismo, che si è svolta a Roma il 9 e il 10 ottobre scorsi (e nell’ambito della quale è stato eletto presidente Luciano Gualzetti, numero uno della Fondazione San Bernardino, cui fanno capo le diocesi lombarde).
In 25 anni d’impegno, le Fondazioni antiusura hanno dispiegato una dottrina, cioè un apostolato di grande competenza e efficacia, per contrastare la morsa dei debiti sulle persone e per restituire alle famiglie la sovranità sull’esistenza, minacciata dal credito aggressivo e usurario.
Il Rapporto 2020 su povertà ed esclusione sociale, pubblicato da Caritas Italiana una settimana dopo l’assemblea della Consulta, evidenzia che i “nuovi poveri” che sono acceduti ai centri d’ascolto nei primi otto mesi del 2020 sono passati dal 31% al 45% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: quasi una persona su due, tra quelle che si sono rivolte alle Caritas territoriali, lo ha fatto per la prima volta.
Lo stato di bisogno delle persone, confermato da rilevazioni come quella di Caritas, favorisce la diffusione del prestito illegale. L’usura nei secoli ha cambiato forma e sostanza; non si tratta più della solita dazione di denaro a tassi da capogiro, ma si esplica anche con l’erogazione di una serie di servizi e attività che in teoria dovrebbero favorire lo sviluppo locale. Il corrispettivo diventa insomma la cessione della proprietà di beni e attività economiche, in caso di impossibilità a restituire il prestito. Inoltre le vittime di usura, quando sono state private di tutti i beni materiali e risultano ancora insolventi, sono anche forzatamente arruolate come manovalanza dalla criminalità comune o organizzata.
 
Tre percorsi per arginare la minaccia
Sono tre i percorsi che le 32 Fondazioni antiusura hanno individuato, nella loro assemblea annuale, per arginare l’odiosa piaga economica e sociale: formare i giovani a una cultura antidebito; rivedere i meccanismi della microfinanza; elevare il livello della comunicazione con i media e con i ministeri dell’Istruzione e dell’Economia e con il mondo delle imprese.
Dall’assemblea, è emerso che il tasso di educazione finanziaria dell’Italia è all’ultimo posto in Europa. Considerando la prospettiva secondo cui le grandi banche tenderanno a stringere ulteriormente il credito, nei prossimi mesi, in quanto si stima che prossimamente i crediti bancari inesigibili ammonteranno a circa 30 miliardi, sarà necessario riattivare i contatti con le banche del territorio, come gli istituti di credito cooperativo, le banche popolari o addirittura le casse di risparmio, che andrebbero riattivate.
«Il tema è come aiutare persone – ha dichiarato il neopresidente Gualzetti – che non possono essere solo le destinatarie passive degli interventi economici delle fondazioni antiusura, ma devono diventare le protagoniste del loro riscatto e della loro ripartenza. Abbiamo bisogno di aprire spazi di aiuto che valorizzino la responsabilità delle persone indebitate, affinché insieme alla restituzione del debito si interroghino sugli errori commessi. La nostra attività deve essere accompagnata da un’azione volta al reinserimento delle vittime di usura nella comunità che le aveva escluse, perché le riconosca come protagoniste della costruzione di un nuovo percorso di convivenza».
Gualzetti ha aggiunto, per quanto concerne il sistema bancario, che «è sempre più necessario aprire un dialogo con esso, all’insegna della collaborazione e della contaminazione delle due culture. Le banche certamente si devono attenere a regole e a responsabilità nell’attività di erogazione del credito, ma è altrettanto vero che hanno tante leve a disposizione per recuperare i crediti, senza infierire sulla dignità delle persone, in modo da consentire il loro reinserimento nell’economia reale di un territorio».
 
Cambiano gli stili, cambino le prassi
Il segretario della Cei, rivolgendosi alle Fondazioni e alle Caritas, ha sottolineato l’importanza di fare rete tra loro e con le istituzioni: «Nella drammaticità del momento storico che stiamo vivendo, possiamo cogliere qualche opportunità per il nostro futuro. Può essere essenziale stringere alleanze e reti collaborative tra istituzioni e organismi, impegnati su obiettivi comuni. So che diverse associazioni antiusura sono in contatto con le Caritas locali; auspico che per il futuro si possa attivare sempre più una proficua collaborazione fra queste realtà, nel segno di quella prossimità, che vi vede spesso in contatto con le ferite profonde dell’umanità del nostro tempo».
L’appello è stato accolto e condiviso dal neopresidente Gualzetti: «È una delle priorità proseguire il processo di integrazione con le Caritas diocesane, per essere più incisivi nei territori e per non lasciare spazi non presidiati a chi del prestito a usura fa una ragione di profitto illecito, sulla pelle delle persone più fragili e indifese. Siamo immersi in cambiamenti epocali, che richiedono di rilanciare l’immenso patrimonio competente ed efficace delle Fondazioni antiusura. La pandemia da Covid 19 ha imposto trasformazioni negli stili di vita delle persone e nell’economia. Sono cambiati i bisogni, le fragilità e le richieste intercettate, a cui dovranno per forza seguire mutamenti negli interventi e nelle prassi operative delle Fondazioni antiusura. Non è ancora chiaro quando questa emergenza, che non è solo sanitaria ma anche economica e sociale, terminerà, né come sarà il futuro che ci aspetta. In questi mesi molto è stato fatto, ma c’è bisogno di rispondere in modo più forte alle necessità delle persone sovraindebitate o a rischio di usura. Per fare ciò, c’è bisogno di un maggiore coinvolgimento e sostegno reciproco tra le 32 Fondazioni antiusura territoriali e le circa 220 Caritas diocesane».
 
Servono esdebitazioni veloci
Sul fronte della lotta al sovraindebitamento, il neopresidente della Consulta ha riconosciuto che «il Governo ha operato bene, bloccando fino alla fine dell’anno l’invio delle cartelle esattoriali e sospendendo i pignoramenti esecutivi per i debiti contratti nei confronti della pubblica amministrazione», ma ha evidenziato, nei giorni seguenti al suo insediamento, che sarebbe necessario assumere anche altre, decisive iniziative: «Occorre estendere fino al 31 dicembre lo stop anche delle aste immobiliari per i prestiti che i cittadini non sono in grado di restituire alle banche su prime case, laboratori e negozi. E soprattutto rendere operativo il nuovo ordinamento sul sovraindebitamento che è già legge dello Stato, ma che per ragioni incomprensibili viene continuamente osteggiato e rimandato».
Se ,oltre a prevedere lo stop alla riscossione di 9 milioni di cartelle esattoriali, che sarebbe ripresa dal 15 ottobre, non verrà prolungato lo stop per le esecuzioni immobiliari, che scade prima della fine di ottobre, ben 90 mila famiglie in Italia, di cui 20 mila in Lombardia, ulteriormente impoveritesi durante il lockdown, rischiano di vedere la casa dove vivono, il negozio e il laboratorio che rappresenta la loro fonte di reddito, messi all’asta da società cui le banche hanno ceduto i crediti deteriorati. «Tali società operano attraverso entità finanziarie domiciliate in paradisi fiscali ha osservato Gualzetti –; in questo modo i guadagni che realizzano svendendo gli immobili, finiscono esentasse fuori d'Italia: una situazione inaccettabile, tanto più in un momento di emergenza nazionale».
Inoltre il presidente della Fondazione San Bernardino ha proposto di introdurre nel primo dispositivo di legge utile procedure di esdebitazione veloci per le famiglie incapienti. Una riforma che renderebbe più facile a privati e consumatori negoziare con i creditori piani di rientro per cancellare il debito, in realtà già prevista dal nuovo Codice della crisi, che però entrerà in vigore solo a fine 2021. Troppo tardi per aiutare i sovra indebitati: per questa ragione Caritas Ambrosiana e Fondazione San Bernardino, con la consulenza dell’Università Cattolica, a febbraio si erano fatte promotrici di un emendamento al Decreto semplificazioni per anticipare gli effetti di quella riforma e favorire le famiglie nell’accesso ai piani di recupero.
L’emendamento – sottoscritto da 29 fondazioni e associazioni antiusura, 38 magistrati e 32 docenti universitari – era naufragato nelle battute finali della conversione in legge del decreto. Lo stesso testo era stato poi riproposto in estate, in occasione della conversione in legge del Decreto Agosto. Nonostante il parere favorevole del ministero della Giustizia, l’emendamento neanche quella volta era passato, per il parere contrario della Ragioneria dello Stato. «Ma sono norme di civiltà previste dagli ordinamenti di molti altri paesi europei. Appena sarà possibile – conclude Gualzetti – le ripresenteremo: le famiglie indebitate non possono più attendere».
 
Michela Di Trani