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Pane vecchio, ma il lievito è nuovo   versione testuale
14 maggio 2021

Mettere lievito nuovo in un impasto vecchio. Immagine rodata, per dire che alle volte è possibile inserire nuovi aromi e sapori in contesti che parrebbero raffermi. E così a Potenza il progetto Lievito nuovo pane vecchio, finanziato con fondi otto per mille, prova a spargere germi di novità nel territorio, attraverso l’opera del centro di ascolto diocesano e di quattro parrocchie del capoluogo lucano. «Il progetto è nato dopo un lungo monitoraggio che abbiamo effettuato lo scorso anno – premette Marina Buoncristiano, responsabile del settore promozione della Caritas diocesana di Potenza –. Come in tutto il paese, la realtà della povertà pre-covid era profondamente diversa da quella post-covid, che ci troviamo ora a fronteggiare. Alle povertà già esistenti se ne sono aggiunte di nuove: uomini e donne che avevano un’attività commerciale, proprietari di piccole imprese, artigiani, lavoratori con contratto a tempo determinato e non riconfermato, altri ancora in cassa integrazione. A questi vanno aggiunti i lavoratori in nero, appartenenti a settori non contemplati dalle misure di aiuto, come colf e badanti».
Un quadro tristemente condiviso con molti altri territori del nostro paese. Un quadro a tinte ancor più scure, a causa dagli effetti che la pandemia ha prodotto su tantissime famiglie residenti In Italia, in particolare su tante famiglie del Sud. «La rete Caritas – prosegue Marina Buoncristiano – non si è mai fermata e ha continuato a operare per dare un primo aiuto a tantissime persone, magari cambiando il modo di incontrare e dare risposte alle persone. A cominciare dai luoghi. I centri d’ascolto erano accoglienti e familiari, ma con la pandemia non erano più adeguati. Così i luoghi dell’incontro e della relazione sono diventati quelli della distribuzione alimentare. E l’aiuto alimentare e il sostegno al reddito sono diventati un aggancio formidabile, che ha permesso di cominciare a interagire con i rappresentanti delle nuove forme di povertà. Per riuscire a dare risposte immediate, abbiamo fatto rete con le amministrazioni comunali, in quanto le richieste d’aiuto sono aumentate del 101%».
 
Oltre la pur doverosa sportina
Potenza si trova in una parte d’Italia in cui il tessuto economico mostrava già, storicamente e prima della pandemia, evidenti difficolta. La Basilicata, guardando i dati reddituali delle famiglie, sta nella parte bassa della classifica delle regioni italiane. Non è dunque difficile immaginare quali possono essere stati, da quelle parti, gli effetti della pandemia. Le lacune del contesto economico, però, non deprimono la capacità di elaborare risposte sociali e solidaristiche. «Noi abbiamo provato a mettere assieme tutto quello che è emerso dalla lettura dei dati raccolti, e a tirar fuori nuove idee per sostenere le parrocchie, anche loro in difficoltà – riepiloga Buoncristiano –. Così abbiamo deciso di concentrarci su una revisione e innovazione degli aiuti alimentari. Vogliamo andare al di là del gesto, pur doveroso, della consegna della “sportina”, o dell’accesso in emporio. Abbiamo pensato che sia necessario partire da un diverso modo di “abitare” i servizi di distribuzione alimentare. In questo periodo ci siamo spesso interrogati: quale volto e azione di Caritas dobbiamo mostrare in questi tempi nuovi? È cambiato il mondo, siamo cambiati noi, è necessario che cambino anche le nostre opere. Abbiamo quindi pensato a quella che abbiamo definito “Dispensa dei sogni”. In concreto, abbiamo provato a dire ai beneficiari: “Il luogo fisico non è il massimo dell’accoglienza, ma è pieno di calore. Perché questo luogo tu lo possa sentire un po’ più casa, come ti piacerebbe che sia? Cosa possiamo ideare, strutturare, organizzare, in modo che diventi anche la tua, la vostra casa?”».
Così, i beneficiari sono stati coinvolti in un coraggioso percorso di co-progettazione. “Abitare” i luoghi, affinché diventino vivi e dove le persone si sentano coinvolte: è la scommessa ideata dalla Caritas diocesana, che chiama in causa la corresponsabilità dei beneficiari. «Puntiamo a implementare processi educativi che ci aiutino a promuovere nuove forme di animazione – precisa Buoncristiano –. Siamo in fase di attuazione del progetto e la risposta dei beneficiari è più che positiva. Abbiamo attuato la fase formativa con i volontari, per dare loro strumenti concreti sulla co-progettazione. Loro hanno individuato i beneficiari che possono essere coinvolti, e poi l’esperienza metodologica la vogliamo raccogliere, affinché diventi strumento di animazione della carità all’interno delle parrocchie».
Nel progetto è anche prevista la costruzione di una rete per coinvolgere i piccoli negozi di prossimità, che stanno soffrendo particolarmente la crisi, soprattutto quelli che vendono prodotti della terra a chilometro zero. «L’obiettivo è mettere in moto un circolo virtuoso, un’economia circolare di territorio. Per ora sollecitiamo le 4  parrocchie e il centro di ascolto diocesano ad acquistare da questi piccoli negozi, poi si andrà a caduta su tutte le Caritas parrocchiali che hanno un servizio di distribuzione alimentare, e il modello diventerà replicabile anche nei centri più piccoli, dove la crisi morde ulteriormente. Vorremmo che questa esperienza diventi strumento di promozione, anche di piccoli circuiti di economia locale. Siamo una piccola diocesi con 60 parrocchie, di cui 19 nel capoluogo: sperimentiamo sul micro per poterlo replicare su scala macro».
 
Maria Assunta Casati