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La povertà dilaga, servono nuovi strumenti   versione testuale
11 marzo 2021

I dati che l’Istat ha rilasciato lo scorso 4 marzo segnalano l’ulteriore crescita della povertà assoluta nel nostro paese. Sono ormai oltre 2 milioni le famiglie povere, con un incremento di 335 mila unità rispetto al 2019. E le persone interessate dal fenomeno sono 5,6 milioni, vale a dire oltre un milione in più rispetto all’anno precedente.
Si tratta di cifre spaventose, che evocano vite, storie personali, relazioni familiari che da qualche mese devono fare i conti con la scarsità delle risorse economiche, la necessità di ridurre i consumi (i dati segnalano la drastica regressione di questo dato, vale a dire una spesa ridotta del 9,1%, nel 2020, rispetto al 2019). E, ancora, l’incertezza per il futuro, l’ansia per la ricerca di un lavoro, il bisogno talora disperato di un qualche aiuto per andare avanti.
Le Caritas diocesane e parrocchiali hanno già incontrato molte di queste persone. I dati che via via Caritas Italiana, e soprattutto le Caritas delle grandi città italiane fornivano, parlavano di “nuovi ingressi” nelle liste di coloro che chiedevano aiuto. Non solo nelle regioni meridionali, ma soprattutto nelle regioni più ricche del nostro paese.
I dati Istat di fatto hanno confermato anche a proposito del 2020 i dati Caritas, segnalando che al Nord vivono ormai 218 mila famiglie in povertà assoluta. Tale fenomeno, certo, rimane strutturalmente più grave al sud, ma le crepe aperte nel benessere diffuso delle regioni settentrionali, a partire dalla crisi del 2007, si fanno sempre più larghe e profonde.
 
Non del tutto capaci di intercettare
Questi dati non sono solo una certificazione statistica dell’esattezza della rilevazione quotidiana dei bisogni delle Caritas, fatta attraverso l’incontro e l’ascolto delle persone e delle famiglie in difficoltà. In realtà, ci dicono ben di più.
Innanzitutto, testimoniano, con la forza di incrementi statistici drammatici, che di una misura di contrasto alla povertà c’era, c’è e ci sarà bisogno, se non si vuole abbandonare a sé stessa una parte ormai rilevante di cittadine e cittadini del nostro paese. Evidenziano inoltre che i dati conoscitivi che il Reddito di cittadinanza offre devono diventare risorsa condivisa e utilizzabile, per capire meglio e tempestivamente le dinamiche che i processi di impoverimento assumono. Infine, ribadiscono che il Rdc e lo stesso Reddito di emergenza, introdotto negli scorsi mesi per far fronte alla crisi sociale scaturita da quella pandemica, non sono del tutto capaci di intercettare precocemente i percorsi di povertà, e non impediscono che le famiglie vi precipitino prima di poter accedere a misure di contrasto .
 
Curare oggi, guardare al domani
Il Forum disuguaglianze e diversità e Caritas Italiana avevano segnalato, in particolare sul Rem, che una misura che duplicava sostanzialmente lo stesso meccanismo di selezione dei beneficiari del Rdc, attraverso la presentazione dell’Isee, rischiava di escludere coloro che fossero entrati rapidamente in condizioni di assenza di reddito e non avessero la copertura degli ammortizzatori sociali. 
Per prevenire il rischio, il Forum disuguaglianze diversità aveva elaborato nel mese di marzo, insieme ad Asvis e al professor Cristiano Gori, un pacchetto di proposte (Curare l’Italia di oggi, guardare all’Italia di domani) che aveva lo scopo di integrare le misure inserite nel decreto Cura Italia. In aggiunta alla Cassa integrazione e alla Cassa integrazione in deroga previste dal governo, la proposta prevedeva due ulteriori misure: il Sea (Sostegno di emergenza per gli autonomi) e il Rem (Reddito di cittadinanza per l’emergenza), rivolto ai 6-7 milioni di lavoratori privati, tra cui i lavoratori a tempo determinato che a scadenza di contratto si sarebbero ritrovati disoccupati e senza copertura (200-300 mila contrattisti a chiamata), i disoccupati che avevano esaurito la Naspi, gli inoccupati e i 3 milioni di irregolari. Il Rem era pensato come una variante semplificata e alleggerita del Reddito di cittadinanza, con una procedura di accesso agile (senza la compilazione del modulo Isee) e la sospensione del vincolo del patrimonio immobiliare, previsto nel Rdc, causa di molti mancati accessi alla misura.
Il Rem poi introdotto nel Decreto Rilancio ha invece previsto la presentazione dell’Isee, nonostante fosse stato segnalato ripetutamente dai soggetti promotori della campagna che l’urgenza della situazione richiedeva deroghe rispetto all’iter consueto e che l’Isee avrebbe rappresentato senz’altro un ostacolo per molti richiedenti, finendo col favorire, come infatti poi è stato, gli interni al sistema di welfare, già dotati di Isee. A questo primo documento di marzo hanno fatto seguito una serie di altri materiali volti a sollecitare il governo e sottoporre alla sua attenzione opzioni meno penalizzanti per i più svantaggiati.
 
Accettata solo una su tre
Purtroppo quei consigli non sono stati ascoltati. E così i dati del monitoraggio effettuato sui beneficiari delle Caritas che hanno fatto domanda di Rem hanno confermato la grande criticità preannunciata: è emerso che il Reddito di emergenza è stata la misura maggiormente richiesta dai nuclei intervistati (26%), ma anche quella meno ricevuta; infatti, solo una domanda su tre è stata accettata. In ogni caso, il Rem è stato considerato dal 43% delle Caritas importante per dare supporto alle famiglie. E ha fatto la differenza aver ricevuto il sostegno delle Caritas (attraverso vari canali, incluso il progetto Inps per tutti, condiviso con l'Istituto di previdenza e già attivato dalle Caritas diocesane di Roma, Milano e altri territori): nel caso del Rem, aver ricevuto orientamento ha triplicato la possibilità di fare domanda e ha accresciuto di un sesto la possibilità di vederla accettata. 
Purtroppo il rischio paventato è diventato realtà: oggi non si può più ignorare l’evidenza di un notevole incremento dell’area di povertà nel nostro paese. È evidente che periodi di emergenza hanno bisogno di risposte di emergenza, anche sul fronte della lotta alla povertà. Perché la povertà non uccide come la pandemia, ma consuma la vita di quanti la subiscono.