20 Luglio 2026

«Grazie che non ci lasciate soli»

Continua il viaggio giovani in Giordania organizzato da Caritas Verona con Caritas Italiana e Caritas Jordan

«Grazie che siete qui a vedere con i vostri occhi e grazie che non ci lasciate soli». Nelle parole di don Mario Cornioli, prete della diocesi di Fiesole, da anni punto di riferimento della comunità italiana di Amman, c’è il senso profondo che ha portato il direttore di Caritas diocesana veronese, don Matteo Malosto e diciassette giovani veronesi, a raggiungere la Giordania in questo tempo complesso.

Il viaggio dei giovani di Caritas Verona è iniziato il 15 luglio e il ritorno è previsto per il giorno 26. È un viaggio organizzato da CARITAS DIOCESANA di VERONA in collaborazione con Caritas Italiana. Si tratta di uno dei cinque viaggi estivi di servizio, missione e conoscenza organizzato dalla diocesi di Verona per l’estate 2026.  Questa esperienza in Giordania rappresenta un forte segnale di speranza. Non capita tutti i giorni il fatto che dall’Europa vadano in quelle terre alcuni giovani per conoscere, stare insieme, condividere il tempo che vivono e fare servizio.

Ci racconta don Matteo: «Le giornate si susseguono alternando visite ai luoghi più belli della Giordania, incontri con le comunità cristiane, servizio e tempi di immersione nelle diverse proposte di Caritas Jordan, che con il supporto di Caritas Italiana cerca di far fronte alla costante necessità di assistere i profughi delle guerre».

Particolarmente significativa la visita alla comunità di Al-Karak, che beneficerà della clinica mobile finanziata per i prossimi tre mesi grazie a quanto raccolto dai giovani partecipanti prima di partire per il viaggio. L’incontro con la comunità cristiana per la celebrazione della Messa, con parti in arabo e alcune in italiano, la visita all’ospedale italiano gestito dalle suore comboniane, nella zona più povera della Giordania, e il pomeriggio con i bambini, hanno reso unica la giornata.

Don Matteo continua: «Stiamo visitando luoghi e realtà incredibili, ma sono soprattutto gli incontri con le persone e l’ascolto delle loro storie il tesoro più grande che è stato consegnato per essere raccontato: quella di Alessandro Cadorin e Silvia, che con i due figli piccoli vivono ad Amman e lavorano per Caritas, punto di riferimento fondamentale del viaggio; quella di padre Mario, che dopo anni vissuti in Palestina, ha scelto di servire i profughi arrivati in Giordania: “qui non possiamo andare sul tetto e gridare che Dio è amore, ma possiamo viverlo”; quella di padre Matheus, prete brasiliano che ci ha aperto le porte della sua comunità, facendoci capire quanta fede emerge nella sofferenza delle persone che gli si affidano. E poi ancora la storia di Rosaria e Rocco, che hanno lasciato Cerignola per creare una sartoria ad Amman con le donne irachene richiedenti asilo in attesa del permesso per lasciare il Paese, restituendo loro la dignità grazie al lavoro. E nel cuore abbiamo anche l’incontro con suor Teresa, giordana, da cinquant’anni suora, che ci diceva: “un tempo il suono delle campane era il richiamo a fermarsi per la preghiera; oggi i bambini sono abituati ad affidarsi a Dio quando sentono il suono delle sirene antimissile”. Questo il motivo del viaggio: non ci possiamo abituare alla guerra. Non vogliamo farlo».

 

Aggiornato il 20 Luglio 2026