In attesa di un esame approfondito del testo della Legge di Bilancio 2027, Caritas Italiana richiama l’attenzione su alcune priorità che emergono dalle misure annunciate, auspicando che il confronto parlamentare possa contribuire a rafforzare l’equità e l’efficacia degli interventi.
“Il nostro Paese ha bisogno di scelte strutturali e di una programmazione di lungo periodo, soprattutto su questioni decisive come il lavoro, la transizione ecologica e la salute”, dichiara don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana. “Dalle anticipazioni emerge invece il rischio di disperdere risorse in numerosi interventi frammentati e temporanei, di efficacia limitata, che non riescono a raggiungere tutte le situazioni di fragilità”.
“Altrettanto importante è il tema dell’equità fiscale. L’estensione di regimi “piatti” rischia di allontanarsi dal principio di progressività previsto dalla Costituzione. Rischia anche di trattare in modo diverso contribuenti in condizioni simili e di ridurre il contributo alle spese collettive, compresa la fiscalità che sostiene i servizi di Regioni e Comuni. Preoccupa inoltre l’ipotesi che una parte delle entrate possa essere affidata all’ampliamento dell’offerta dell’azzardo. Nelle nostre Caritas vediamo quanto l’azzardo pesi sulle famiglie più fragili: finanziare la spesa pubblica in questo modo grava proprio su chi è più fragile e rappresenta, nei fatti, la più regressiva delle imposte”.
Per don Pagniello, un’altra priorità riguarda il rapporto tra le generazioni. “Abbiamo bisogno di un’alleanza tra giovani e anziani, non di misure che finiscano per contrapporne i bisogni. I giovani, sempre meno numerosi e meno rappresentati, chiedono strumenti costruiti a partire dall’ascolto delle loro esigenze reali: il lavoro, la casa, lo studio. Per gli anziani, invece, la priorità è garantire l’accesso effettivo alle cure come diritto, ben oltre la logica dei contributi una tantum”.
Particolare attenzione viene infine rivolta al diritto alla salute. “Nelle nostre Caritas vediamo che, quando le risorse familiari si riducono, una delle prime rinunce riguarda proprio la possibilità di curarsi. La salute non può diventare un diritto soltanto di chi può permetterselo. Per questo è essenziale che il Servizio sanitario nazionale conservi il suo carattere pubblico e universale. Dalle anticipazioni, le risorse previste appaiono inferiori a quelle richieste dalle stesse istituzioni, in un contesto in cui la programmazione sanitaria è già molto frammentata. Occorre allora concentrare gli investimenti su poche priorità chiare, a partire dal personale sanitario, evitando di disperdere ulteriormente le risorse. Il rischio, altrimenti, è che questa frammentazione finisca di fatto per spingere verso la sanità privata, rendendo sempre più difficile garantire a tutti l’accesso alle cure”.
Aggiornato il 31 Ottobre 2026
