16 Febbraio 2026

I giovani di “Quasi casa”

Redazione

“Quasi Casa” è uno spazio giovanile di comunità della CARITAS DIOCESANA DI GENOVA per intercettare solitudini e fragilità, ma anche un centro di incontro, accoglienza e ristoro. Il progetto, curato e realizzato da YOUng Caritas, intende rispondere alle solitudini visibili e invisibili, attraverso presenze giovanili e servizi accessibili per persone in situazioni di fragilità e vuole essere uno spazio aperto alla città con attività culturali e sociali costruite insieme al territorio.

«Come Chiesa diocesana siamo contenti di inaugurare questo luogo completamente restaurato, nel quale potremo aprirci al territorio, dare spazio ai giovani che, con capacità di innovare, gestiranno i locali, l’accoglienza e le attività che qui verranno via via proposte» – racconta Pippo Armas, Direttore di Caritas Genova. «Tutti potranno entrare, a prescindere dalla fascia di età; nelle scorse settimane abbiamo già visto la partecipazione degli abitanti e degli esercenti di questa porzione di centro Storico: ci hanno dato una mano a pulire, a organizzare gli spazi, facendosi partecipi di una iniziativa che sarà viva grazie alla presenza di tutti».

Quasi casa , inaugurato venerdì 16 febbraio, è uno dei segni concreti lasciati dal cammino sinodale della Chiesa genovese, contrassegnato da anni di ascolto del territorio e delle comunità, ecclesiali e non. La Diocesi, attraverso la Caritas, ha valorizzato uno spazio prezioso e storico della città affinché potesse essere messo nuovamente a disposizione di tutti, soprattutto dei giovani, come risposta tangibile della comunità cristiana alle solitudini e al loro bisogno di aggregazione. Sarà anche uno luogo di formazione, ospiterà eventi culturali e incontri di crescita spirituale.

Quasi Casa dimostra come, quando alle nuove generazioni viene data fiducia e responsabilità, nascono luoghi capaci di trasformare il territorio. Significa prevenire l’isolamento prima che diventi disagio, costruire reti di prossimità, offrire spazi dove ciascuno possa sentirsi accolto senza dover dimostrare nulla. È in esperienze come questa che una città diventa davvero inclusiva, perché mette al centro le relazioni e riconosce dignità anche alle fragilità più silenziose.

Aggiornato il 16 Febbraio 2026