Caritas Sardegna in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti della Sardegna propone, per il 23 giugno 2026 a Cagliari, nella Sala Benedetto XVI, della Curia Arcivescovile, in via Mons. Cogoni, 9, un incontro per giornalisti, comunicatori e operatori Caritas, dal titolo Comunicare il disagio mentale. Saranno presenti all’incontro: don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana di Cagliari, Roberto Comparetti, delegato regionale Fisc, Maria Luisa Secchi, presidente Ucsi Sardegna, Giuseppe Meloni, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Sardegna, Stefano Arduini, direttore della rivista nazionale Vita, Raffaele Callia, responsabile Servizio Studi e Ricerche Caritas Sardegna, Alessandro Coni, psichiatra direttore del Centro di Salute Mentale Cagliari 1. Coordinerà i lavori il delegato regionale di Caritas Sardegna, don Marco Statzu
Accanto all’analisi di un corretto linguaggio in riferimento al tema della salute mentale, con esempi pratici di espressioni da evitare e alternative corrette, e con casi reali di buona e cattiva informazione si intende proporre anche una riflessione sull’uso responsabile delle immagini, sul rispetto della privacy e sulle buone prassi nella raccolta di dati e di interviste.
La domanda che ci poniamo è: come raccontare il disagio mentale e come dare voce ai protagonisti per restituire dignità alla persona, facendo leva sulla responsabilità sociale dell’informazione? Attraverso l’esperienza del giornalista direttore della rivista nazionale Vita, la stesura di report per i mass-media sul tema del disagio mentale, il racconto quotidiano di storie di fragilità da parte delle Caritas sarde (con la frequente correlazione tra fragilità di salute mentale e deprivazione economica) e le esperienze dello psichiatra che ha proposto numerosi progetti per raccontare sul campo le esperienze di socializzazione e di crescita di persone seguite dal Centro di igiene Mentale, ci si soffermerà sul potere del linguaggio, che può alimentare il pregiudizio e lo stigma, ma anche raccontare il dolore con correttezza, serietà e responsabilità, aprendo spazi di comprensione e intravedendo anche nel buio spiragli di luce e storie di speranza.
Si vuole offrire una formazione specifica sul tema della salute mentale e su come raccontare nel modo migliore la sofferenza psichica, senza cadere in sensazionalismi, stereotipi o semplificazioni dannose. In un contesto in cui il disagio mentale continua a essere accompagnato da pregiudizi e rappresentazioni distorte, il ruolo dell’informazione assume una particolare rilevanza. Da qui l’importanza di promuovere un appuntamento formativo per coloro che sono chiamati a raccontare ogni giorno temi complessi che richiedono competenza, sensibilità e consapevolezza.
Il tema, infatti, richiede il massimo impegno dei giornalisti per adottare la dovuta delicatezza e attenzione, perché dietro ogni storia raccontata ci sono persone fragili che possono essere ulteriormente ferite da parole usate con superficialità. Le parole non sono mai neutrali: possono contribuire a rafforzare etichette e discriminazioni oppure favorire una narrazione più corretta e rispettosa delle persone. Un linguaggio appropriato, libero da semplificazioni e definizioni stigmatizzanti, rappresenta uno strumento fondamentale per promuovere una cultura dell’inclusione e del rispetto della dignità umana. La formazione su questi temi non riguarda soltanto gli aspetti pratici della professione del giornalista, ma richiama una più ampia responsabilità etica e sociale dell’informazione. Raccontare il disagio mentale con accuratezza significa contribuire a una maggiore comprensione del fenomeno e favorire una società più attenta alle fragilità e ai percorsi di cura.
Ai giornalisti saranno assegnati 5 crediti deontologici
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Aggiornato il 22 Giugno 2026
