22 Luglio 2025

Terra Santa. Nuovi progetti con Caritas Italiana

Sostegno al lavoro, aiuti alla parrocchia di Gaza, promozione del dialogo

(Foto Vatican Media)

La “barbarie della guerra” in Medio Oriente non cessa e le cronache quotidiane da Gaza e dalla Cisgiordania parlano di stragi e violenze, le cui vittime sono soprattutto civili innocenti. A monte dei vari appelli lanciati in questi giorni da papa Leone, dalle Chiese di Terra Santa, da Caritas Internationalis e da Caritas Italiana, non si ferma l’azione umanitaria in tutta la regione (malgrado la necessità, per Caritas Gerusalemme, di evacuare, per ordine delle autorità, il punto medico e il magazzino di medicinali situato nell’area di Al-Bourka a Deir al-Balah, a Gaza).

Un nuovo programma di interventi è stato definito da Caritas Italiana, con tre importanti obiettivi:

  1. fornire un aiuto umanitario immediato ai più vulnerabili, a Gaza e in Cisgiordania;
  2. avviare un percorso di riabilitazione socioeconomica per i tanti che hanno perso il lavoro in Cisgiordania;
  3. continuare il fragile percorso di costruzione di un dialogo tra israeliani e palestinesi, per una pace duratura.

Questo programma di interventi, per un valore totale di oltre 260.000 euro, avrà un’attenzione particolare, ma non esclusiva, per la comunità cristiana della Terra Santa, che proprio nei giorni scorsi ha subito gravi attacchi. Queste piccole comunità continuano ad annunciare, pur nella distruzione, la “buona notizia” e sono chiamate a “cucire trame di pace”.

Il programma si struttura in tre progetti specifici:

  1. Empowerment socio-economico per famiglie e individui vulnerabili in Cisgiordania

Si tratta di tirocini di re-inserimento lavorativo per 30 disoccupati, per sei mesi. Assistenza con generi di prima necessità per almeno 140 famiglie, sostegno psico-sociale per bambini e genitori (help line e centro di ascolto), assistenza medica (copertura spese per prestazioni) e sociale per almeno 80 anziani.

  1. Sostegno ai bisogni urgenti della comunità parrocchiale di Gaza

Distribuzione di generi per l’igiene personale a Gaza, presso la parrocchia della Sacra Famiglia, per circa 500 persone.

  1. Impegno per il dialogo con i giovani nelle università

Prosecuzione del progetto di educazione alla pace e al dialogo israelo-palestinese, iniziato circa 30 anni fa dall’ong israeliana Friendship Village e portato avanti ora da School for Peace di Neve Shalom Wahat al-Salam. Si organizzeranno corsi semestrali, a partire da agosto 2025 fino a giugno 2026, in otto college e università israeliane, con formazione teorica e momenti esperienziali che favoriscano una conoscenza approfondita della storia e della cultura dei due popoli, i nodi politici e i punti per un possibile di dialogo.

Questi tre progetti sono interamente finanziati da Caritas Italiana, con il contributo di Caritas Ambrosiana e del CSI.

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“Sulla guerra a Gaza e sulla responsabilità comune per la pace”

Significativa la dichiarazione dell’arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI card. Matteo Zuppi e del Presidente della Comunità ebraica di Bologna Daniele De Paz.

“Di fronte alla devastazione della guerra nella Striscia di Gaza diciamo con una sola voce: fermi tutti. Tacciano le armi, le operazioni militari in Gaza e il lancio di missili verso Israele. Siano liberati gli ostaggi e restituiti i corpi. Si sfamino gli affamati e siano garantite cure ai feriti. Si permettano corridoi umanitari. Si cessi l’occupazione di terre destinate ad altri. Si torni alla via del dialogo, unica alternativa alla distruzione. Si condanni la violenza”.

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I progetti umanitari si accompagnano con le azioni di advocacy volte alla tutela dei diritti umani, del diritto internazionale e del diritto alla pace.

“Mentre la fame di massa si diffonde a Gaza, i nostri colleghi e coloro che assistiamo stanno morendo”

23 luglio 2025.  Questo appello urgente, firmato da oltre 100 organizzazioni umanitarie, religiose e per i diritti umani – tra cui Caritas Gerusalemme – affronta la catastrofica crisi di fame che si sta verificando a Gaza. Civili e operatori umanitari stanno morendo di fame sotto assedio, con aiuti salvavita deliberatamente bloccati.

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Dopo la visita a Gaza assieme al patriarca Teofilo III, il patriarca Pizzaballa ha detto tra l’altro:

“È importante sottolineare e ripetere che la nostra missione non è rivolta a un gruppo specifico, ma a tutti. I nostri ospedali, rifugi, scuole, parrocchie – San Porfirio, la Sacra Famiglia, l’ospedale arabo Al-Ahli, la Caritas – sono luoghi di incontro e condivisione per tutti: cristiani, musulmani, credenti, scettici, rifugiati, bambini”.

Gli aiuti umanitari non sono solo necessari, sono una questione di vita o di morte. Rifiutarli non è un ritardo, ma una condanna. Ogni ora senza cibo, acqua, medicine e riparo provoca un danno profondo”.

“Sosteniamo quindi l’opera di tutti gli attori umanitari – locali e internazionali, cristiani e musulmani, religiosi e laici – che stanno rischiando tutto per portare la vita in questo mare di devastazione umana”.

“Quando questa guerra sarà finita, avremo un lungo viaggio davanti a noi per iniziare il processo di guarigione e riconciliazione tra il popolo palestinese e il popolo israeliano, dalle troppe ferite che questa guerra ha causato nella vita di troppi: una riconciliazione autentica, dolorosa e coraggiosa. Non dimenticare, ma perdonare. Non cancellare le ferite, ma trasformarle in saggezza. Solo un percorso di questo tipo può rendere possibile la pace, non solo politicamente, ma anche umanamente.

Come pastori della Chiesa in Terra Santa, rinnoviamo il nostro impegno per una pace giusta, per la dignità incondizionata e per un amore che trascende tutti i confini. Non trasformiamo la pace in uno slogan, mentre la guerra rimane il pane quotidiano dei poveri”.

Aggiornato il 5 Agosto 2025