29 Marzo 2026

Gerusalemme, impedita la Messa delle Palme al Santo Sepolcro. Lo “sdegno” della CEI

Fermati il cardinale Pierbattista Pizzaballa e padre Francesco Ielpo. Il cardinale Matteo Maria Zuppi: “Misura grave e irragionevole”. Caritas Italiana: “Ferita alla speranza e alla libertà religiosa”

Questa mattina, a Gerusalemme, la polizia israeliana ha impedito l’accesso alla Chiesa del Santo Sepolcro al Patriarca latino, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, e al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, mentre si recavano a celebrare la Messa della Domenica delle Palme.

I due sono stati fermati lungo il percorso, pur muovendosi in forma privata e senza alcuna dimensione pubblica o processionale, e costretti a tornare indietro. Un fatto senza precedenti nella storia recente, che ha impedito ai responsabili della Chiesa cattolica nei Luoghi Santi di presiedere una delle liturgie più significative dell’anno.

 

Il comunicato della CEI: “Misura grave e irragionevole”

Immediata la reazione della Conferenza Episcopale Italiana. Il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, ha espresso “rammarico per quanto avvenuto e piena solidarietà alle comunità cristiane della Terra Santa”, contattando personalmente il cardinale Pizzaballa.

“A nome dei Vescovi italiani – ha dichiarato – manifesto lo sdegno per una misura grave e irragionevole, condividendo quanto affermato dal Patriarcato e dalla Custodia. Si è trattato di un fatto doloroso per i tanti cristiani che vivono in quelle terre e rappresentano una testimonianza essenziale di speranza nei contesti di divisione e conflitto”.

Il presidente della CEI ha inoltre richiamato la responsabilità delle autorità locali e della comunità internazionale nel garantire la libertà religiosa, “condizione imprescindibile per qualsiasi processo di pace autentico”, auspicando un chiarimento immediato dell’accaduto e l’apertura di spazi di dialogo.

Nel suo intervento, il cardinale Zuppi ha fatto riferimento anche alle parole di Papa Leone XIV, che ha ricordato in occasione dell’Angelus di questa domenica come, nel contemplare la Passione del Signore, non si possano dimenticare quanti oggi partecipano concretamente alla sua sofferenza.

 

Una ferita che interpella tutti

Caritas Italiana esprime profonda preoccupazione per quanto accaduto, leggendo l’episodio non solo come un fatto contingente, ma come un segnale che interpella la comunità internazionale e la coscienza collettiva.

“Quello che è accaduto a Gerusalemme in questa Domenica delle Palme è un segno che ci inquieta. Limitando l’accesso al Santo Sepolcro, si è ferito un luogo che custodisce la memoria viva della speranza per milioni di persone”, afferma don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana. “All’inizio di questa Settimana Santa”, sottolinea, “negare la possibilità della preghiera significa restringere uno spazio essenziale di umanità e di riconciliazione. Gerusalemme è un simbolo universale, è il luogo in cui le fedi si incontrano e dove la pace dovrebbe essere custodita come bene  prezioso e necessario”.

 

Custodire la speranza, generare pace

Dentro questa ferita, Caritas Italiana riconosce ancora una la chiamata ad abitare questa storia con responsabilità, accanto alle comunità cristiane, in Terra Santa e in ogni parte del mondo, che continuano a essere presenza, relazione, segno concreto di speranza in contesti segnati da divisione e conflitto.

Gerusalemme ci chiede di non abituarci a ciò che limita la dignità e la libertà religiosa. Quando viene meno questo spazio, si restringe l’orizzonte dell’umano e si indebolisce la possibilità stessa di convivere.

È da qui che si sceglie di ripartire, dalla prossimità che si fa presenza, dall’ascolto che diventa relazione, dalla scelta di custodire legami anche quando tutto sembra spezzarli. In questo Tempo Forte per la Chiesa, in cammino verso la Santa Pasqua, continuiamo a credere che la pace si costruisce, giorno dopo giorno, a partire dagli ultimi. Perché è sempre da lì, dai margini della storia, che può rinascere un futuro diverso per tutti.

Aggiornato il 29 Marzo 2026