Non basta rispondere ai bisogni, occorre interrogare le cause che generano povertà, esclusione e disuguaglianze. È questa la prospettiva al centro del 45° Convegno nazionale di Caritas Italiana, in programma a Sacrofano (Roma) dal 16 al 19 aprile 2026, dal titolo “Imparate a fare il bene, cercate la giustizia” (Is 1,17). Annunciare il Vangelo e promuovere l’umano”.
Un appuntamento che vedrà la partecipazione di circa 600 tra direttori e collaboratori delle Caritas diocesane italiane, a cinquant’anni dal Convegno ecclesiale del 1976 “Evangelizzazione e promozione umana” che ha segnato in modo decisivo il cammino della Chiesa italiana.
Imparare e cercare, due verbi che ci mettono in cammino
Non ci si improvvisa nel bene e non si possiede la giustizia come un patrimonio già acquisito, da custodire senza fatica. Il profeta Isaia ci consegna due verbi che non si lasciano chiudere in una formula e che, proprio per questo, possono diventare il respiro di questo Convegno: “Imparate a fare il bene, cercate la giustizia”. Imparare e cercare, dunque. Due dimensioni che sottraggono a ogni presunzione spirituale e a ogni autocompiacimento pastorale, perché il bene non si eredita una volta per tutte, ma si apprende nell’incontro con la realtà. Allo stesso modo, la giustizia non si amministra dall’alto, ma si cerca nella storia, lasciandosi inquietare dai volti, dalle ferite e dalle domande delle persone.
La scelta, allora, è quella di lasciarsi precedere dalla Parola che ci libera dall’idea riduttiva di una carità intesa come somma di prestazioni, come risposta immediata, come rassicurante azione di solidarietà e ci riporta all’origine evangelica della nostra responsabilità: il Vangelo di Gesù Cristo, quando viene preso sul serio, entra nella carne dell’umano, ne assume il grido, ne attraversa le contraddizioni, ne promuove la dignità.
L’eredità del Convegno del 1976
Questo Convegno raccoglie e rilancia l’eredità di un momento decisivo per la Chiesa italiana: il convegno nazionale “Evangelizzazione e promozione umana” del 1976. In quella sede emerse con chiarezza che la promozione umana è una dimensione costitutiva del messaggio evangelico di salvezza. La Chiesa italiana intendeva infatti approfondire il legame tra l’evangelizzazione e la promozione umana, intesa come sviluppo integrale dell’uomo sia nelle sue dimensioni socio-politiche e culturali, sia nella sua dimensione spirituale e trascendente.
Cinquant’anni dopo, quello sguardo profetico viene riaperto alla luce delle sfide contemporanee, nella convinzione che evangelizzare e promuovere l’umano siano espressione di un’unica missione, da vivere dentro la concretezza della storia, nella vita delle persone, nei processi sociali, nelle contraddizioni del nostro tempo. In altre parole, come ricorda il Concilio Vaticano II, la Chiesa esiste per farsi vicina ad ogni uomo e donna, ponendo la persona al centro: «principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali è e deve essere la persona umana». Promuovere l’uomo è parte integrante dell’annuncio cristiano e condizione perché esso sia credibile.
Il 31 ottobre, Paolo VI accoglie i convegnisti in San Pietro e presiede l’Eucaristia. Nell’omelia, il Santo Padre invita “ad un ripensamento della missione nel mondo contemporaneo, ad una coscienza religiosa autentica e nuova, ad un confronto col vertiginoso mondo moderno, anzi ad un dialogo di salvezza per chi assume la non facile missione di aprirlo, e per chi abbia la felice sorte di accoglierlo”.
Paolo VI individua nel risveglio della vocazione apostolica della Chiesa un “segno maiuscolo del tempo nostro, inebriato per le sue conquiste, ma folle e stanco e miope nel suo rischioso cammino”. Né il progresso sociale, né la decadenza dell’umanità possono però spegnere la rivelazione evangelica e la testimonianza dei credenti “per la gloria di Dio ed anche, con inattesa novità, per la promozione dell’uomo”.
Cinquant’anni dopo, Caritas Italiana intende riaprire quella prospettiva con uno sguardo rinnovato, alla luce delle sfide che oggi interpellano la Chiesa e la società.
L’advocacy come forma matura della carità
Al centro dei lavori, il tema dell’advocacy, intesa come forma matura della carità. Un impegno che, a partire dall’ascolto dei poveri, porta nello spazio pubblico le loro domande e contribuisce a costruire politiche più giuste, capaci di riconoscere e tutelare la dignità di ogni persona.
Caritas è organismo pastorale. È servizio alla Chiesa, perché la testimonianza della carità diventi stile condiviso, coscienza ecclesiale, forma concreta di comunità. La sua prevalente funzione pedagogica le chiede di non sostituirsi alla comunità, ma di lavorare per educarla e aiutare i cristiani, anzitutto, a riconoscere nella carità una dimensione costitutiva del proprio essere.
“Il Vangelo è vita nuova, è vita bella che chiede di prendere forma nella storia” – afferma don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana – “per questo siamo chiamati a educarci ed educare alla pace, dentro la complessità del nostro tempo. La promozione dell’uomo è il principio che orienta tutta la nostra azione. La carità diventa piena quando sa leggere le cause, generare consapevolezza e dare voce a chi rischia di restare invisibile”.
A partire da questa identità si comprende anche il valore dell’advocacy che attraversa l’intero Convegno come filo conduttore. L’advocacy, per Caritas, è una delle forme mature della carità. Nasce dall’osservazione, dall’ascolto, dal discernimento e da quell’accompagnamento che non si accontenta di tamponare gli effetti, ma si interroga sulle cause. Fare advocacy significa portare nello spazio pubblico, culturale, sociale e istituzionale le domande di chi rischia di restare senza voce; significa contribuire a orientare politiche, prassi, scelte legislative e visioni culturali perché la dignità della persona non sia proclamata in astratto, ma difesa davvero e concretamente.
Il programma
Il programma prevede, tra gli interventi, quello di mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, presidente di Caritas Italiana, di mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della CEI, del direttore di Avvenire Marco Girardo e di mons. Fortunatus Nwachukwu, segretario del Dicastero per l’Evangelizzazione.
Ampio spazio sarà dedicato al dialogo con il mondo accademico, istituzionale e culturale, con tavole rotonde su economia, lavoro, politiche sociali e relazioni internazionali. Tra i partecipanti, Elsa Fornero, Marta Cartabia, Gabriele Sepio, Luca Misculin e Romano Prodi.
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I lavori si concluderanno domenica 19 aprile con l’intervento finale di don Marco Pagniello e la celebrazione eucaristica presieduta dal presidente Redaelli.
I momenti assembleari del Convegno saranno trasmessi in diretta web tramite il canale YouTube di Caritas Italiana.
Le richieste di accredito stampa possono essere inviate all’indirizzo comunicazione@caritas.it
Contatto stampa: Rocco Pezzullo – +39 334 58 68 703 – rocco.pezzullo@caritas.it
Aggiornato il 14 Aprile 2026
