27 Maggio 2026

Repubblica Democratica del Congo, cresce l’emergenza ebola

L’epidemia si estende nelle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo, aggravando una crisi umanitaria già segnata da conflitti e sfollamenti.

L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continua a destare forte preoccupazione, mostrando segnali di espansione geografica e complessità crescente nella gestione sanitaria. Secondo l’OMS, al 25 maggio, i casi sospetti sono oltre 900 e 220 i decessi. Ma il numero dei casi potrebbe essere molto più elevato. A partire dalla regione dell’Ituri (diocesi di Bunia), il contagio si è progressivamente esteso ad altre aree delle regioni orientali del Nord e Sud Kivu, tra cui Mahagi-Nioka, Butembo-Beni, Goma e Bukavu. Questa diffusione territoriale conferma quanto il virus resti difficile da contenere, soprattutto in contesti caratterizzati da mobilità elevata delle popolazioni e fragilità delle strutture sanitarie. L’epidemia colpisce un’area già duramente provata da decenni di tensioni, conflitti armati e sfollamenti massicci aggravando la severa crisi umanitaria già presente. Da oltre un anno le due città più importanti del Kivu, Goma e Bukavu, sono controllate dal gruppo ribelle M23. Da allora il sistema bancario è bloccato e l’aeroporto di Goma non è operativo. La chiusura delle frontiere da parte del Rwanda, avvenuta a seguito dello scoppio dell’epidemia, rende la situazione umanitaria nel Nord e Sud Kivu ancor più precaria essendo questa la via di approvvigionamento principale per queste regioni. Un elemento che desta allarme riguarda il monitoraggio delle persone che hanno avuto contatti con soggetti infetti o deceduti, la cui localizzazione non è sempre nota. Questo rende estremamente complesso organizzare un sistema efficace di tracciamento e sorveglianza, aumentando il rischio di nuove catene di trasmissione.

Una particolare preoccupazione proviene dai campi per sfollati dove l’arrivo dell’epidemia rischierebbe di farne perdere totalmente il controllo. Secondo il monitoraggio condotto da Caritas Bunia, finora i due siti principali dell’Ituri – che ospitano oltre 35.000 persone – non hanno registrato casi confermati. Questo dato rappresenta un elemento positivo, considerando l’elevato rischio sanitario tipico di tali contesti.

In prima linea nella risposta comunitaria vi è anche la rete Caritas, attiva nelle diverse diocesi colpite (Bunia, Goma, Bukavu). La Caritas sta promuovendo campagne di sensibilizzazione nelle chiese, nelle scuole e tra il personale ecclesiastico, con l’obiettivo di informare la popolazione sui comportamenti preventivi. Caritas Bunia, attraverso il proprio ufficio sanitario, ha inoltre presentato un progetto per la distribuzione di postazioni per il lavaggio delle mani nei luoghi pubblici e nei campi per sfollati, mentre prosegue la collaborazione con partner internazionali per rafforzare gli interventi. Proseguono inoltre gli sforzi della Caritas nell’aiuto alle popolazioni sfollate e più vulnerabili, vittime delle tensioni e dei conflitti armati. Interventi resi sempre più difficili dai tagli agli aiuti internazionali da parte degli USA e di molti paesi europei che hanno colpito anche i programmi per la salute e la stessa Organizzazione Mondiale per la Sanità.  Tagli spesso collegati all’aumento della spesa per armamenti.

Caritas Italiana, collabora da tempo con la Caritas congolese nel sostegno alle popolazioni già colpite dalla crisi umanitaria nelle regioni orientali. A seguito di questa nuova emergenza è in costante contatto con le Caritas sul territorio ed è pronta a sostenere gli interventi di contenimento e prevenzione in corso grazie alle solidarietà che singoli e comunità vorranno esprimere e di cui vi è grande bisogno anche come stimolo ai governi per un rinnovato impegno di promozione della salute nel mondo.

 

 

Aggiornato il 27 Maggio 2026