La devastante alluvione che il 26 agosto ha colpito il distretto di Rasuwa, nel nord del Nepal, lungo il sistema fluviale Bhote Koshi–Trishuli–Narayani, si è ormai trasformata in una grave emergenza umanitaria. Le operazioni di ricerca, soccorso e assistenza continuano in condizioni estremamente difficili, mentre il bilancio delle vittime e dei dispersi cresce di ora in ora.
Secondo gli ultimi dati ufficiali, 626 corpi sono stati recuperati e 2.426 persone risultano ancora disperse. Oltre 2.500 persone, tra cui 163 cittadini stranieri, sono state evacuate dalle aree più colpite. L’esercito nepalese ha dispiegato oltre 6.700 militari, affiancati da altre forze di sicurezza, per le operazioni di salvataggio e distribuzione degli aiuti. Molte zone restano tuttavia inaccessibili, con telecomunicazioni interrotte e strade distrutte.
Le comunità colpite vivono in condizioni di grande precarietà: mancano cibo, ripari, cure mediche e beni essenziali. Molti sopravvissuti, in particolare bambini, sono profondamente traumatizzati. Le autorità hanno dovuto sospendere temporaneamente le operazioni di soccorso a causa del maltempo e hanno richiesto assistenza tecnica internazionale per interventi specialistici, come il recupero di persone intrappolate nei tunnel idroelettrici e l’identificazione dei corpi gravemente danneggiati.
La risposta di Caritas Nepal
Caritas Nepal ha già tre squadre operative sul terreno, coordinate con le autorità locali e con il supporto di Catholic Relief Services (CRS).
Le attività immediate prevedono:
- l’attivazione di 50–60 cucine comunitarie per circa 2.000 famiglie per dieci giorni;
- la distribuzione di beni non alimentari, materiali sanitari e WASH a 1.000 famiglie;
- la fornitura di medicine ai presidi sanitari e vestiario;
- il ripristino dei servizi igienici scolastici danneggiati;
- l’avvio di attività “cash-for-work” per la rimozione dei detriti e la prima fase di ricostruzione.
Caritas Nepal sta inoltre pianificando un appello internazionale e una teleconferenza con Caritas Internationalis per coordinare la risposta e valutare interventi di medio e lungo periodo su ripari e mezzi di sussistenza.
Parallelamente, uno dei partner locali è attivo nelle aree più isolate, raggiunte con moto e sentieri di montagna. Il team sta contattando comunità finora non raggiunte, gestendo una cucina comunitaria per sfollati, fornendo lampade solari e power bank e preparando interventi di supporto psicosociale per bambini e famiglie colpite.
Bisogni e sfide
Le priorità immediate restano ripari di emergenza, cibo e acqua sicura, assistenza sanitaria e psicologica, protezione per donne, bambini e anziani, e materiali per l’istruzione: almeno 18 scuole sono state distrutte e altre 20 danneggiate, con 10.000 studenti che necessitano di spazi e materiali per continuare a studiare.
Il governo ha adottato una politica di coordinamento unico (“one-door policy”) per la distribuzione degli aiuti e ha mobilitato risorse nazionali e internazionali. Tuttavia, le difficoltà di accesso, le piogge e la distruzione delle infrastrutture continuano a ostacolare la consegna degli aiuti.
La situazione rimane critica e in evoluzione. Caritas Nepal, insieme alla rete Caritas e ai partner locali, prosegue il proprio impegno per garantire assistenza immediata e pianificare la ricostruzione, con particolare attenzione alle persone più vulnerabili e alle comunità isolate.
Caritas Italiana è in costante contatto con Caritas Nepal, i rappresentati della Chiesa cattolica in Nepal e ribadisce l’indicazione di non inviare materiali, medicine, vestiti o cibo ma, nel caso si voglia contribuire, di inviare donazioni in denaro.
Aggiornato il 29 Agosto 2026
