9 Marzo 2026

Aiuti alimentari e inclusione sociale

A Roma l'evento in preparazione della prima Presidenza italiana della CoP on Material Support.

Aiuti alimentari e inclusione sociale: il modello italiano” è il titolo dell’evento che si è svolto a Roma giovedì 5 marzo. Un confronto, tra istituzioni ed enti del Terzo Settore, sulla gestione della filiera italiana degli aiuti alimentari promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, in preparazione della prima Presidenza italiana della CoP on Material Support.

Presente alla mattinata di lavori anche Caritas Italiana, impegnata attivamente nella costruzione di percorsi personalizzati di inclusione attraverso misure di accompagnamento sociale. Una strategia nuova e integrata, che mira a costruire una rete di supporto concreta e duratura, fondata sul principio di sussidiarietà.

Le 7 Organizzazioni Partner Nazionali (OPN) intervenute, tra cui Caritas Italiana, hanno condiviso esperienze, progetti e buone pratiche con cui ogni giorno sostengono persone e famiglie indigenti in tutta Italia.

Paolo Valente, vicedirettore di Caritas Italiana, ha sottolineato come la condivisione del cibo rappresenti una delle forme più profonde di relazione e di solidarietà. Non si tratta soltanto di distribuire alimenti, ma di condividere un frammento di vita, alleggerire insieme un peso, accompagnarsi lungo un tratto di strada.

Il cibo è un veicolo, una porta per una relazione che può rafforzarsi per nominare necessità forse in prima battuta innominabili. La distribuzione dell’aiuto alimentare è un’attività in sé facile; quello che è difficile viene prima e dopo: accogliere ogni persona senza alcun giudizio, e offrire uno spazio di libertà e di relazione, che ci aiuta a far emergere la complessità di ogni storia, senza alcuna pretesa di risolvere tutti i problemi. Ma prendendosi carico di facilitare, di indirizzare ai vari attori del territorio che possono accompagnare un tratto di ogni percorso; di coinvolgere le istituzioni che hanno, a nome di tutta la comunità civile, il compito di ascoltare e seguire le fragilità che sempre più numerose, emergono nei nostri territori.
E distribuire il cibo tocca solo un elemento della ‘cura dei poveri’. Il cibo distribuito è un diritto di ogni persona. E per assicurare che questo diritto diventi una realtà praticata, Caritas Italiana sostiene la campagna Good Food 4 all, che è presentata anche nel nostro stand, una Iniziativa dei Cittadini Europei che ha lo scopo di portare sul tavolo della Commissione Europea 16 proposte volte a radicare fermamente il tema del diritto al cibo nella normativa comunitaria. Ognuno di noi con una firma può fare la differenza.
Da sempre nel mandato della Caritas c’è tutto questo, come testimoniano ogni giorno volontari e operatori delle migliaia di centri di ascolto e punti di accoglienza Caritas in tutto il paese“.

 

Massimo Pallottino, Coordinatore dell’Unità Studi e Advocacy di Caritas Italiana.

Attorno alla distribuzione dell’aiuto alimentare, Caritas individua un lavoro ben più ampio e complesso. Non si tratta soltanto di fornire un sostegno materiale, ma di prendere in carico le storie delle persone, orientarle verso i propri diritti, facilitare la costruzione di reti territoriali e favorire una presa in carico più efficace da parte delle istituzioni. Allo stesso tempo significa individuare e affrontare quei “vincoli di sistema” che contribuiscono a diffondere e radicare la povertà alimentare.

In questo percorso l’aiuto alimentare può rappresentare una prima tappa di incontro e di relazione. Un momento che permette non solo di intercettare bisogni, ma anche di far emergere risorse spesso nascoste o negate: capacità, competenze e legami che costituiscono una preziosa riserva di umanità e di coesione sociale.

Troppo spesso, però, le persone in difficoltà vengono guardate con sospetto o giudicate come responsabili della propria condizione. In realtà si tratta frequentemente di persone non molto diverse da ciascuno di noi, che si sono trovate intrappolate in meccanismi economici e sociali più grandi di loro. Per questo, più che giudizio, ciò di cui hanno bisogno è un’occasione concreta per rialzarsi e riprendere il proprio cammino.

 

Francesca Molinini, Coordinatrice dell’Unità Promozione Opere di Caritas Italiana

Di seguito una delle storie che abbiamo scelto di raccontare:

Anna incontra Paola, volontaria del Centro di Ascolto.

Arriva con una richiesta concreta: non riesce a pagare l’affitto, è in arretrato di due mensilità. Chiede un aiuto per le bollette e per la spesa che ogni mese che passa diventa sempre più un problema. Vive con la sua bambina e con il compagno, il padre della piccola. Lavora saltuariamente, facendo qualche ora di pulizie. Mentre parla è agitata, le frasi sono brevi, essenziali, come se volesse dire solo lo stretto necessario.

Paola prova a cambiare passo. Le chiede della bambina: quanti anni ha, cosa le piace fare, se va volentieri a scuola. Qualcosa si scioglie. Anna sorride, racconta, si apre. Poi il discorso si sposta sul compagno. Piano piano emerge altro: problemi di dipendenza, uso di sostanze, tensioni in casa. Con la figlia, dice, lui è presente. Ma quando la bambina non c’è, può diventare aggressivo. E i soldi che Anna guadagna spesso spariscono.

Quella che sembrava solo una difficoltà economica, da risolvere con qualche bolletta pagata e con un aiuto per gli alimenti di tutti i giorni, si rivela una matassa molto più intricata. Non c’è solo l’affitto da pagare: c’è paura, isolamento, fatica educativa, problemi di documenti, questioni di salute della bambina. Il primo impulso sarebbe indirizzarla subito a un centro antiviolenza. Ma accompagnare non significa decidere al posto suo.

Paola ascolta, accoglie, rimanda che si confronterà con le altre volontarie e con la referente; e fissa un nuovo appuntamento. Anche lei ha bisogno di orientamento. In équipe si riflette, si cercano le risorse del territorio, si prova a capire come aiutare Anna a far emergere il bisogno reale, quello che forse ancora non riesce a nominare.

Accompagnare è proprio questo: stare accanto senza sostituirsi. Sbrogliare insieme la matassa, sciogliere i nodi uno alla volta, perché sia Anna — e non qualcun altro — a prendere in mano il filo della sua vita e a seguirlo.

Qualche giorno dopo, in una delle case di accoglienza, un’altra donna, Favour, sta cucinando. Un’educatrice prova a suggerirle qualcosa per non far bruciare il cibo. Favour si ferma, la guarda negli occhi e dice: “Lasciami fare”.

È una lezione semplice e potente. Accompagnare non è fare al posto dell’altro. È restare presenti, in ascolto — delle parole, dei silenzi, dei gesti — e avere la pazienza che sia l’altro a trovare la propria strada. Proprio come Anna, che ha bisogno di sapere che non è sola, ma che la sua vita resta nelle sue mani.

Aggiornato il 9 Marzo 2026