Cos’è un confine e cosa una frontiera? Sono sinonimi? Alla tensione semantica tra confini e frontiere è dedicata l’edizione 2026, la 35esima, del “Rapporto Immigrazione” di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes: 35 anni di testimonianza, analisi e proposte, guardando al presente per immaginare insieme un futuro condiviso.
Il Rapporto (Tau editrice), curato da Manuela De Marco e Simone Varisco, con i disegni di Francesco Piobbichi, che raccoglie in 360 pagine il contributo di 32 autrici e autori, è stato presentato oggi a Roma, presso l’Auditorium San Giovanni Paolo II della Pontificia Università Urbaniana.
Perché questo tema? I due organismi della Chiesa italiana spiegano che «viviamo in una stagione storica nella quale si moltiplicano i confini e si riducono le frontiere. Crescono le linee di separazione, mentre si restringono gli spazi dell’incontro. Aumentano i dispositivi di controllo, mentre si indebolisce la capacità di riconoscere l’altro come fratello e sorella».
L’immigrazione in Italia in breve
Al 1° gennaio 2026 gli stranieri residenti sono quasi 5,6 milioni (9,4% della popolazione). In un solo anno sono aumentati di circa 188 mila persone (+3,5%), contribuendo in maniera determinante a mitigare il calo demografico in corso in Italia.
Barriere fisiche e confini sociali
-
inefficienza e opacità dei canali regolari di ingresso dai Paesi di origine;
-
mancanza di misure che garantiscano l’opportunità di ottenere o conservare un permesso soggiorno regolare in Italia, riconoscendo i percorsi positivi di integrazione in atto;
-
nel 2025 i 2,6 milioni di occupati stranieri hanno generato 196 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 9,7% del PIL italiano (più dell’incidenza sulla popolazione), e versato 12,6 miliardi di IRPEF, ma il reddito medio dei contribuenti stranieri è intorno ai 17.000 euro annui, contro i quasi 27.000 dei nati in Italia;
-
i lavoratori stranieri sono il 10,7% degli occupati in Italia, ma sono confinati nelle professioni non qualificate e a basso salario (29% contro 8% degli italiani), con pesanti divari retributivi e sovra-qualificazione rispetto ai titoli di studio conseguiti;
-
il 60% del bilancio delle famiglie straniere serve a coprire i bisogni essenziali; al risparmio è destinato solo il 13%; pesano anche le rimesse (17%);
-
persistono preoccupanti sacche di lavoro nero, sfruttamento lavorativo e gravi irregolarità contrattuali, a danno di lavorati e dell’intero sistema-Italia. Il lavoro su piattaforma si attesta sempre più come nuova frontiera dello sfruttamento;
-
nella scuola, persistono divari negli apprendimenti e un maggiore rischio di abbandono per gli studenti con background migratorio; il fenomeno dei NEET è più diffuso tra i giovani con background migratorio (30% contro 17%);
-
la frontiera accentua i problemi: nelle diocesi di frontiera, i problemi occupazionali riguardano il 61,5% degli stranieri (è il 44,7% nelle altre diocesi) e la grave esclusione abitativa il 34,5% (contro il 27,8% nelle altre diocesi).
Focus e contributi originali
-
un’indagine ha coinvolto i circa 400 uffici Caritas e Migrantes sul territorio sui fattori che determinano la propensione a restare in Italia dei cittadini immigrati (desiderio espresso dal 67,4% degli intervistati); a influire positivamente sono l’aver trovato nella società e nell’associazionismo civile ed ecclesiale supporto, vicinanza e amicizia;
-
un’indagine promossa da Caritas Italiana sull’opacità delle procedure di ingresso connesse al “Decreto flussi”, che possono nascondere indebitamento, dipendenza e irregolarità;
-
una ricerca promossa da Fondazione Migrantes sulle pratiche partecipative e di cittadinanza dei giovani di origine straniera; un’indagine promossa da Fondazione Migrantes sulle comunità degli immigrati cattolici e, per la prima volta, un censimento ragionato di sacerdoti, religiosi e religiose con cittadinanza non italiana che vivono e supportano le comunità di fede e i processi di partecipazione in Italia.
Le priorità politiche alla luce del “Rapporto Immigrazione” 2026
Aggiornato il 19 Ottobre 2026
