9 Ottobre 2026

Migramed 2026, a Cipro per guardare oltre i confini e ripensare le migrazioni

Oltre 35 diocesi italiane a Nicosia per l'incontro promosso da Caritas Italiana, in collaborazione con Caritas Cipro.

Un’isola attraversata da una linea di separazione, una capitale ancora divisa e un Mediterraneo nel quale le rotte migratorie si intrecciano con conflitti, crisi umanitarie e trasformazioni geopolitiche. È da Cipro, crocevia tra Europa e Medio Oriente, che Migramed 2026 ha scelto di interrogarsi sulle sfide della mobilità umana e sul futuro delle politiche migratorie europee. Sono oltre 35 le diocesi italiane che, dal 6 al 10 ottobre, partecipano a Nicosia all’incontro promosso da Caritas Italiana, in collaborazione con Caritas Cipro, per condividere esperienze, approfondire le dinamiche che attraversano il Mediterraneo e rafforzare il lavoro comune delle Chiese e delle comunità impegnate nell’accoglienza, nella protezione e nell’integrazione di migranti e rifugiati.

Un appuntamento che, dal 2010, rappresenta uno spazio di confronto e conoscenza per la rete Caritas e che quest’anno assume un significato particolare proprio per la scelta del luogo. La storia di Cipro, segnata dalla divisione del 1974, rende infatti visibile la complessità dei confini contemporanei, che non sono soltanto linee geografiche, ma incidono concretamente sulla vita delle persone, sull’accesso ai diritti e sulle possibilità di costruire relazioni tra comunità diverse.

Le persone prima delle frontiere

“Per Caritas Italiana, rispondere a queste sfide significa mettere le persone, la loro dignità e i loro diritti al centro della nostra azione”. È il richiamo del vicedirettore di Caritas Italiana, Paolo Valente, intervenuto in apertura dei lavori, sottolineando la necessità di accompagnare le politiche migratorie con percorsi sicuri e legali e con sistemi efficaci di accoglienza e integrazione.

Una prospettiva che trova un riferimento nel messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, richiamato da Valente in particolare per la tutela dei bambini, da riconoscere “nella sua dignità, prima ancora della sua condizione di “migrante”, garantendo il diritto alla vita, all’educazione e a uno sviluppo umano integrale.

Il Mediterraneo orientale, attraversato dalle conseguenze delle crisi del Medio Oriente e dalle trasformazioni delle rotte migratorie, rende ancora più evidente l’urgenza di una risposta capace di tenere insieme protezione, responsabilità e cooperazione. In questa direzione si è sviluppato il confronto tra le Caritas, le istituzioni cipriote e italiane, le organizzazioni internazionali e le realtà della società civile.

 

Cipro, laboratorio delle sfide europee

Ad aprire i lavori, insieme alla direttrice di Caritas Cipro Elizabeth Kassinis e al vicedirettore Paolo Valente, sono intervenuti l’ambasciatrice d’Italia a Cipro Antonella Cavallari, il sindaco di Nicosia Charalambos Prountzos e il viceministro cipriota per la Migrazione e la Protezione internazionale Nicholas Ioannides.

Il confronto ha restituito la complessità della situazione cipriota, dove la necessità di garantire protezione internazionale si accompagna alle sfide dell’integrazione sociale e lavorativa e alle esigenze di gestione delle frontiere. Particolarmente significativo il richiamo dell’ambasciatrice Cavallari a non dimenticare che dietro ogni numero si trovano una persona, una famiglia, una storia. Anche il sindaco di Nicosia ha invitato a superare una lettura esclusivamente emergenziale del fenomeno, ricordando il contributo dei lavoratori migranti alla vita economica e sociale dell’isola e la necessità di contrastare le condizioni di sfruttamento e precarietà abitativa.

Gli interventi dei rappresentanti di UNHCR, Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) e Agenzia dell’Unione europea per l’asilo (EUAA) hanno consentito di approfondire le caratteristiche delle rotte migratorie e del sistema di protezione cipriota. Nel 2025, a Cipro, sono state presentate 2.835 nuove domande di asilo, in diminuzione rispetto alle 6.777 del 2024, mentre alla fine dell’anno risultavano ancora 15.777 domande pendenti presso il Servizio Asilo. Numeri che, rapportati alla popolazione dell’isola, confermano la particolare rilevanza della questione migratoria per il Paese.

In questo quadro, uno dei principali temi di approfondimento è stato il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, con un confronto sulle conseguenze della sua attuazione, sull’accesso alla protezione internazionale e sulla capacità dei diversi sistemi nazionali di garantire risposte rispettose dei diritti fondamentali.

 

Dove i confini diventano luoghi di incontro

Tra i momenti più significativi di Migramed, la visita studio alla Green Line, la linea di separazione che attraversa Nicosia, e al complesso di Ledra Palace, all’interno della zona cuscinetto controllata dalle Nazioni Unite. Qui i rappresentanti della missione UNFICYP hanno illustrato il lavoro quotidiano svolto per mantenere la stabilità dell’isola e favorire il dialogo tra le comunità greco-cipriota e turco-cipriota.

La visita ha offerto ai partecipanti la possibilità di conoscere una realtà nella quale la pace continua a richiedere un paziente lavoro di mediazione, ascolto e costruzione della fiducia. Un’esperienza che ha reso ancora più concreta la riflessione sul significato delle frontiere e sulla possibilità di trasformare luoghi di separazione in spazi di relazione e convivenza.

In questa prospettiva si inserisce anche il lavoro di Caritas Cipro, impegnata quotidianamente nell’accompagnamento delle persone migranti e rifugiate attraverso servizi di assistenza, orientamento, sostegno all’integrazione e iniziative che favoriscono l’incontro con le comunità locali.

 

La tutela dei minori e la responsabilità delle comunità

Particolare attenzione è stata dedicata ai minori migranti e rifugiati, con una sessione che ha coinvolto Caritas Internationalis, organizzazioni cipriote impegnate nella protezione dell’infanzia e padre Paolo Parise, del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

Il confronto ha permesso di approfondire le vulnerabilità che accompagnano i percorsi migratori dei bambini e dei giovani, le difficoltà nell’accesso ai diritti e le sfide della transizione verso l’autonomia. Un’attenzione che richiama la responsabilità delle comunità ecclesiali e delle istituzioni nel costruire condizioni di protezione e opportunità di futuro, riconoscendo nei minori non soltanto persone da assistere, ma soggetti portatori di diritti, aspirazioni e possibilità.

La giornata di oggi, venerdì 9 ottobre, è dedicata alla visita a Larnaca e alla commemorazione delle vittime delle migrazioni, un momento di raccoglimento per ricordare quanti hanno perso la vita attraversando il Mediterraneo alla ricerca di sicurezza e di un futuro migliore.

 

Una responsabilità da costruire insieme

Il confronto sviluppato in questi giorni a Nicosia richiama la necessità di superare letture semplificate delle migrazioni, riconoscendo le connessioni tra conflitti, disuguaglianze, mobilità, lavoro, politiche di frontiera e possibilità di integrazione. Una complessità che richiede strumenti adeguati, ma soprattutto la capacità di costruire alleanze tra istituzioni, organizzazioni internazionali, società civile e comunità locali.

È in questa direzione che continua a svilupparsi l’impegno della rete Caritas, attraverso la condivisione delle esperienze territoriali, la cooperazione internazionale e la promozione di politiche capaci di garantire protezione, accoglienza e reali opportunità di integrazione.

Cipro, con i suoi confini e la sua storia, ricorda quanto le divisioni possano incidere sulla vita delle persone, ma anche come sia possibile continuare a costruire spazi di incontro. È questa la prospettiva che Migramed consegna alle Caritas: abitare la complessità del presente senza perdere di vista il volto delle persone, facendo della prossimità, del dialogo e della responsabilità condivisa le condizioni per immaginare un Mediterraneo più umano.

Aggiornato il 9 Ottobre 2026