14 Aprile 2026

Pakistan-Afghanistan: una guerra fuori dai riflettori

Ci sono conflitti che continuano a bruciare lontani dai riflettori mediatici, ma che ogni giorno mietono vittime innocenti e costringono intere comunità a fuggire. L’escalation tra Pakistan e Afghanistan, esplosa a febbraio 2026, è uno di questi: bombardamenti, attacchi transfrontalieri e operazioni militari hanno già provocato decine di morti, centinaia di feriti e oltre 115.000 sfollati.

Il conflitto affonda le sue radici in una storia lunga e complessa. La controversia sulla Durand Line, tracciata nel 1893 come confine tra l’Afghanistan e l’allora India britannica (oggi Pakistan), non è mai stata formalmente riconosciuta da Kabul. Questa linea di confine attraversa aree abitate da popolazioni con legami etnici e culturali comuni e ha alimentato per oltre un secolo tensioni politiche e di sicurezza, rendendo le regioni di frontiera tra le più instabili dell’area.

In questo contesto, le relazioni tra Pakistan e Afghanistan restano segnate da un equilibrio fragile. Da un lato, esistono profondi legami storici, culturali ed economici, soprattutto nelle aree di confine, dove comunità locali condividono da generazioni rapporti familiari e commerciali. Dall’altro, queste stesse regioni sono spesso teatro di tensioni ricorrenti che si riaccendono ciclicamente, con ricadute dirette sulla popolazione civile.

In parallelo, il Pakistan sta cercando di rafforzare il proprio ruolo diplomatico a livello regionale, proponendosi come attore di mediazione anche nei delicati , in un contesto segnato da forti tensioni militari e da un fragile cessate il fuoco. Islamabad ha infatti ospitato recenti colloqui diretti tra le due parti, senza però riuscire finora a raggiungere un accordo duraturo, confermando al tempo stesso la propria centralità nei tentativi di de-escalation regionale

Il direttore di Caritas Pakistan, Amkjad Gulzar, in visita presso la sede di Caritas Italiana a Roma

Come sottolinea il direttore di Caritas Pakistan, Amjad Gulzar, si tratta di una dinamica stratificata nel tempo: la presenza di milioni di rifugiati afghani nel Paese, iniziata con la guerra sovietica e proseguita dopo l’11 settembre fino agli sviluppi più recenti, ha contribuito a modellare profondamente questi rapporti. Oggi circa 3,5 milioni di rifugiati afghani vivono in Pakistan da decenni, spesso in condizioni di forte vulnerabilità, soprattutto nelle province di Khyber Pakhtunkhwa e Balochistan, con difficoltà nell’accesso a servizi essenziali come salute, istruzione, acqua e mezzi di sostentamento.

Questa realtà ha generato nel tempo una doppia dinamica: da un lato l’integrazione delle comunità afghane nel tessuto sociale ed economico pakistano, dall’altro una crescente pressione su servizi e risorse che, in contesti già fragili, può alimentare tensioni sociali locali. In questo quadro, le recenti escalation lungo la Durand Line rischiano di aggravare ulteriormente la situazione, colpendo soprattutto le fasce più vulnerabili della popolazione.

L’ultimo aumento della violenza è iniziato a febbraio 2026, dopo una serie di attacchi contro le forze pakistane, tra cui quello del 16 febbraio nel distretto di Bajaur. In risposta, il Pakistan ha condotto raid aerei su Nangarhar, Khost e Paktika, innescando ritorsioni afghane e una rapida escalation lungo il confine.

Secondo le Nazioni Unite, almeno 42 civili sono morti nella prima settimana di scontri, mentre oltre 115.000 persone sono state sfollate dalle aree di frontiera, tra cui Kurram, Tirah, Bajaur e Chitral. Le comunità colpite affrontano perdita di reddito, interruzioni delle attività agricole e commerciali, aumento della povertà e rischio alimentare, oltre a un accesso sempre più limitato a servizi essenziali come sanità e istruzione.

Bambini e donne risultano tra i più vulnerabili: nei campi temporanei come quello di RITE–Drosh, i minori rappresentano circa il 63% degli sfollati, con livelli crescenti di insicurezza e stress psicologico.

Caritas Pakistan, attraverso le unità di Rawalpindi, Quetta e Peshawar, monitora la situazione e si prepara a fornire assistenza immediata in coordinamento con le autorità locali. Gli interventi includono rifugi temporanei, distribuzione di cibo e beni essenziali, supporto medico e psicologico, acqua potabile e servizi igienico-sanitari, oltre a sostegno al reddito per le famiglie colpite.

*Foto Ansa - EPA 12573986/QUDRATULLAH RAZWAN

Aggiornato il 14 Aprile 2026