Un aumento del 154% dei disturbi depressivi tra le persone accompagnate dalla rete Caritas nell’ultimo decennio. Un disagio mentale che, nell’80% dei casi, si intreccia con condizioni di povertà materiale, relazionale e sociale. E forti disuguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi di salute mentale, aggravate dal definanziamento e dall’indebolimento dei presìdi territoriali.
Sono alcuni dei dati emersi oggi durante la presentazione del Rapporto “Povertà e salute mentale. Relazione circolare e diritti negati”, promosso da Caritas Italiana, in collaborazione con la Conferenza Permanente per la Salute Mentale nel Mondo Franco Basaglia, e discusso in una tavola rotonda pubblica, presso il TH Roma – Carpegna Palace Hotel (via Aurelia, 481 – Roma), in occasione della Giornata mondiale del malato.
Povertà e sofferenza mentale: un circolo che genera esclusione
Il Rapporto restituisce l’immagine di una crisi strutturale, che colpisce in modo particolare giovani, donne e persone con esperienza migratoria, e che non può essere letta solo in chiave sanitaria. I dati mostrano come le condizioni di precarietà lavorativa, insicurezza abitativa, isolamento relazionale e fragilità economica aumentino il rischio di sofferenza mentale e, allo stesso tempo, come il disturbo psichico possa generare nuove forme di impoverimento, perdita di lavoro, di casa e di legami sociali.
Nel suo contributo, il Card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha richiamato la necessità di uno sguardo che tenga insieme cura, diritti e comunità: «La sofferenza mentale non può essere compresa né curata se isolata dalle condizioni materiali e relazionali in cui prende forma. La persona è sempre legata a una comunità e trova sé stessa ricreando la relazione con questa».
Il Presidente della CEI ha ricordato come la povertà sia erosione progressiva di diritti, possibilità e futuro, e come l’incontro tra povertà e sofferenza mentale rischi di trasformare una crisi temporanea in esclusione cronica.
A partire dall’esperienza quotidiana della rete Caritas, Don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, ha sottolineato: «Negli ultimi anni abbiamo osservato da vicino un aumento significativo del disagio psicologico tra le persone in condizione di fragilità socioeconomica. Nell’80% dei casi, il disagio mentale si intreccia con povertà materiale, relazionale e sociale. È un fenomeno sistemico che non può essere affrontato con risposte frammentate».
Don Pagniello ha inoltre ribadito che la salute mentale deve essere davvero riconosciuta come diritto fondamentale e bene comune, affermando che «continuare a sottovalutarne il valore significa indebolire la coesione sociale del Paese.
Dalla cura come diritto alla comunità che si fa responsabile
La salute mentale è una responsabilità trasversale e un investimento strategico, non una questione per pochi addetti ai lavori».
Durante la presentazione, Giovanna Del Giudice, presidente della Conferenza Permanente per la Salute Mentale nel Mondo Franco Basaglia ha evidenziato: «Oggi appare necessario rinnovare l’impegno contro ogni pratica custodialistica e lesiva dei diritti, qualificare e rafforzare i servizi di comunità, prendersi cura della persona nella sua globalità e del suo contesto socio-familiare, con il coinvolgimento delle risorse vive del territorio, per non lasciare indietro nessuno e costruire una città che cura».
Il confronto è stato arricchito anche dalle esperienze delle Caritas diocesane di Perugia e Bergamo, che hanno portato al centro della discussione le fatiche, le domande e le risorse che emergono nei servizi di prossimità, confermando il ruolo della Caritas come osservatorio avanzato delle trasformazioni sociali.
Aggiornato il 11 Febbraio 2026
