Il 6 febbraio 2023, due devastanti terremoti di magnitudo 7,7 e 7,6 hanno cambiato per sempre la vita di milioni di persone al confine tra Turchia e Siria. A tre anni da quella tragedia, le ferite sono ancora aperte, ma accanto al dolore emergono anche storie di resilienza, solidarietà e speranza.
I numeri di una catastrofe
In Turchia, il sisma ha causato oltre 50.000 morti e più di 107.000 feriti, colpendo direttamente 15,7 milioni di persone. Oltre 262.000 edifici sono stati gravemente danneggiati o completamente distrutti. Le province meridionali, già tra le più vulnerabili economicamente, hanno subito un duro colpo da cui la ripresa è lenta e complessa.
A tre anni dal terremoto, nella provincia di Hatay dove Caritas Italiana ha concentrato i propri sforzi, migliaia di persone vivono ancora in campi container sovraffollati, con servizi igienico-sanitari insufficienti e accesso limitato a istruzione e sanità, colpendo in particolare bambini, anziani e persone con disabilità. La ricostruzione procede in modo disomogeneo e la chiusura progressiva dei campi ha generato incertezza e tensioni sociali. La situazione è aggravata dal devastante impatto economico: la disoccupazione ha raggiunto il 46% nel 2024, gli affitti sono aumentati del +1.090% dal 2021 e circa 2.000 imprese locali risultano inutilizzabili, con ingenti danni anche al settore agricolo. Questo quadro locale è ulteriormente peggiorato dal difficile contesto nazionale: l’inflazione, pur in calo, rimane elevata al 30,89% (dicembre 2025), mentre il continuo indebolimento della lira turca e i tassi d’interesse prossimi al 40% limitano ulteriormente il potere d’acquisto e le prospettive di ripresa. I rifugiati siriani, esclusi dalle politiche abitative pubbliche e spesso discriminati nel mercato del lavoro formale, restano tra i gruppi più vulnerabili, mentre il ritiro di molte organizzazioni internazionali riduce ulteriormente le già scarse risorse di assistenza.
In Siria, il terremoto del febbraio 2023, in un Paese già devastato da oltre 14 anni di conflitto, ha causato circa 6.000 morti, colpendo 8,8 milioni di persone e provocando lo sfollamento di circa 350.000 individui, con oltre 28.000 edifici distrutti o gravemente danneggiati. A tre anni dal sisma, la situazione rimane estremamente critica: nel 2024 circa 16,7 milioni di persone necessitavano assistenza umanitaria e nel 2025 oltre 14,5 milioni soffrono insicurezza alimentare (45% sono minori), mentre più di 7 milioni restano sfollati interni. Le infrastrutture civili e i servizi essenziali, già fortemente compromessi dal conflitto, sono stati ulteriormente danneggiati, soprattutto nelle regioni nord-occidentali di Aleppo, Idlib, Latakia e Hama. Il ministro dell’istruzione ha comunicato i risultati di un lavoro di analisi sul campo che segnala 7.849 complessi scolastici distrutti, pari al 40% del totale, rendendo impossibile accedere al sistema scolastico ad oltre 2 milioni di studenti. Anche il sistema sanitario nel paese è in grave difficoltà con il 43% degli ospedali danneggiato o non funzionante. Il contesto socio-economico è segnato da un collasso strutturale, alta disoccupazione, inflazione e forte dipendenza dagli aiuti umanitari, con gravi difficoltà di accesso a cibo, alloggio, sanità, istruzione e acqua. Il cambio di regime nel dicembre 2024 ha aperto una fase di transizione politica incerta, con persistenti tensioni di sicurezza e nuovi movimenti di ritorno e sfollamento. Le conseguenze psicologiche e sociali del sisma, sommate a anni di guerra, hanno acuito vulnerabilità e traumi, soprattutto tra bambini, donne e persone con disabilità
L’intervento della Caritas
Dal primo momento dell’emergenza, Caritas Italiana ha risposto alla chiamata, avviando un percorso di cooperazione fraterna che va ben oltre l’aiuto umanitario immediato: un cammino condiviso verso la ricostruzione, lo sviluppo sociale e il rafforzamento della Chiesa locale
La rete Caritas in Turchia si è mobilitata immediatamente per portare aiuto alla comunità. Nella primissima fase concitata dell’emergenza sono stati distribuiti beni di prima necessità per le persone sfollate. Successivamente, gli interventi si sono articolati in una risposta e in programmi più strutturati, sia di assistenza umanitaria ma anche di supporto della popolazione rifugiata e comunità locali vulnerabili, realizzati in collaborazione con tutta la rete e partner locali, sia della società civile che istituzionali. Con l’ultimo intervento di emergenza nel 2025, sostenuto da un investimento di 2,6 milioni di euro, Caritas Turchia ha raggiunto 26.656 beneficiari diretti, garantendo assistenza economica con voucher, servizi igienico-sanitari, protezione tramite case management personalizzato, supporto psicosociale ed educazione. Parallelamente, ha compiuto una trasformazione istituzionale, diventando un’organizzazione professionale riconosciuta.
Fin dalle prime ore, Caritas Siria ha mobilitato i suoi team nazionali e regionali, distribuendo aiuti di prima necessità attraverso 71 centri comunitari, soprattutto ad Aleppo e Lattakia. Nonostante la fragilità del contesto nazionale, e l’instabilità dopo la caduta del regime di Assad nel Dicembre 2024, Caritas ha proseguito l’assistenza alle popolazioni colpite dal sisma, estendendo le attività anche ad alcuni villaggi nella zona di Idlib. Superata l’emergenza iniziale, dunque l’intervento si è focalizzato sul supporto alla ricostruzione, raggiungendo solo nel 2025 oltre 50.000 beneficiari. Gli interventi hanno incluso: supporto economico per oltre 3.000 famiglie, riabilitazione di 21 scuole, distribuzione di kit scolastici a 13.370 studenti, copertura dei costi sanitari e sostegno alla formazione professionale per l’avvio di attività generatrici di reddito.
*Foto Ansa/EPA ERDEM SAHIM
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È ancora possibile sostenere gli interventi di Caritas Italiana per questa emergenza, utilizzando il conto corrente postale n. 347013, o donazione on-line, o bonifico bancario specificando nella causale “Terremoto Turchia-Siria 2023” tramite:
- Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT24 C050 1803 2000 0001 3331 111
- Banca Intesa Sanpaolo, Fil. Accentrata Ter S, Roma – Iban: IT66 W030 6909 6061 0000 0012 474
- Banco Posta, viale Europa 175, Roma – Iban: IT91 P076 0103 2000 0000 0347 013
- UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U020 0805 2060 0001 1063 119
Aggiornato il 6 Febbraio 2026
