A tre anni dallo scoppio della guerra in Sudan, proseguono nell’impunità e nella complicità apatica del mondo atrocità e crimini di guerra. Fame e stupro utilizzati in modo sistematico come armi di guerra. Città assediate e bersagliate in modo indiscriminato. Esecuzioni di massa di civili, milioni di persone sfollate e affamate senza servizi essenziali, bambini e anziani morti di stenti. Il conflitto tra i due generali a capo delle Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze di Supporto Rapido (RSF) scoppiato nel 2023, ha devastato il Paese e prosegue senza segnali di cessate il fuoco. La guerra estesasi anche nello stato del Kordofan e del Nilo Blu è alimentata da un continuo flusso di armi dall’estero pagate con le ingenti risorse aurifere e sta coinvolgendo altri gruppi armati locali e mercenari stranieri alleati dell’uno o dell’altro.
Oggi oltre 33 milioni di persone dipendono dagli aiuti umanitari, tra cui 17,3 milioni di bambini. Più di 11,8 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case, mentre circa 29 milioni soffrono di grave insicurezza alimentare, con condizioni di carestia in alcune aree. Il sistema sanitario è al collasso, con il 70% delle strutture non operative e la diffusione di epidemie come colera e dengue. Oltre ai bisogni materiali dilagano i traumi come racconta Suor Hannan, direttrice di Caritas Sudan, da Kosti nel Kordofan: “molta della popolazione vive una situazione di trauma. Coloro che hanno subito violenze come le donne ma anche bambini che hanno assistito a brutalità efferate ai loro familiari o li hanno perduti, o le persone che vivono la costante paura di essere uccisi da droni che colpiscono in modo indiscriminato”. La religiosa sottolinea anche il problema dell’interruzione della scuola per molti giovani dall’inizio della guerra e della diffusa cultura di violenza con cui molte persone sono cresciute sin dagli anni della guerra civile passata.
La crisi ha un forte impatto anche a livello regionale: milioni di rifugiati hanno cercato riparo nei Paesi vicini, mettendo sotto pressione comunità già fragili e aggravando l’accesso a cibo, acqua e servizi sanitari. Donne e bambini rappresentano oltre due terzi delle persone in fuga.
Dinnanzi a questi immani bisogni e all’inazione per fermare la guerra, la comunità internazionale non riesce neppure a garantire fondi adeguati per la risposta umanitaria. Al contrario nei tre anni le risorse sono costantemente diminuite lasciando anche la popolazione raggiungibile dagli aiuti in condizioni di stenti, con razionamento dei beni essenziali e il taglio a servizio ritenuti non vitali come il sostegno psicosociale e l’istruzione.
A questa tragedia si contrappone però una tenace testimonianza di pace della Chiesa e della società civile sudanese che da tre anni in modo incessante è attiva nell’aiuto alla popolazione e per la promozione della pace. Testimonianza espressa nel messaggio di speranza diffuso il 6 aprile dal vescovo della diocesi sudanese di El Obeid, Mons. Yunan Tombe Trille Kuku Andali, che nonostante il bombardamento alla sua casa, ha scelto di restare ad El Obeid con la sua gente :
«Eppure, nonostante tutte queste difficoltà, lo spirito sudanese non si è spento. Celebriamo la nuova vita risorta dalla morte. Questa è la nostra Pasqua. In occasione di questo terzo anniversario, siamo chiamati non solo a ricordare le sofferenze, ma anche a rinnovare il nostro impegno morale a difendere i diritti, a promuovere la riconciliazione e a ricostruire. La pace in Sudan non verrà dalle armi o da interessi stranieri, ma da un processo deliberato, inclusivo e giusto, radicato nella dignità di ogni persona sudanese».
Testimonianza incarnata anche dall’impegno della rete Caritas presente in Sudan e nei Paesi ospitanti dei profughi. Caritas fornisce assistenza in denaro alle famiglie sfollate, distribuzione di alimenti per bambini, accesso ad acqua sicura e servizi igienico-sanitari. Sono attivi, inoltre, spazi sicuri per donne e ragazze, con supporto psicosociale e attività di prevenzione della violenza di genere, oltre a interventi sanitari per il trattamento del colera e il supporto alle strutture colpite da epidemie come la dengue. Caritas Italiana grazie alla solidarietà di chi non resta indifferente sostiene questi interventi e si unisce ai ripetuti appelli della Chiesa locale, del Santo Padre e di altre organizzazioni della società civile per un maggiore impegno diplomatico per il cessate il fuoco, l’accesso umanitario, per proteggere i civili, interrompere le forniture di armi, promuovere un dialogo nazionale inclusivo che coinvolga la società civile sudanese, accrescere i fondi per l’aiuto umanitario, garantire giustizia per i crimini commessi.
Caritas Italiana ha aderito e invita alla partecipazione al presidio a tre anni dall’inizio del conflitto in Sudan “Keep Eyes on Sudan” promosso da varie realtà e organizzazioni.

Appuntamento oggi a Roma dalle 17 alle 19 in via San Nicola de’ Cesarini (Largo Torre Argentina).
